
Ci risiamo con il pesce sciabola o spatola. Ne avevo già parlato qui. Ma del resto è così buono e pure a buon mercato che quando lo trovo lo prendo sempre, qualcosa di buono ci esce sempre fuori.
L’ho sfilettato velocemente (ha praticamente solo la spina centrale) e c’ho fatto una pasta semplice ma saporita, ecco come :

Ingredienti per 2 :
una ventina di pomodorini
due spicchi d’aglio (ma quanto mi piacerà l’aglio ???)
extravergine di oliva (ognuno si regola come vuole, chi ci mette solo due cucchiai, io abbondo un po’…)
qualche fogliolina di origano
500 g. di sciabola spinata (perchè questo per me è un piatto unico!)
Sbollentato i pomodorini in acqua bollente per 20 secondi poi tuffati nell’acqua fredda per spellarli meglio. Tagliati in quattro e messi in padella dove c’era già evo caldo e uno spicchio d’aglio intero. Poco sale. L’ho lasciati sfrigolare circa dieci minuti, ho tolto l’aglio e poi ho calato il pesce a tocchetti, ho coperto e lasciato andare a fuoco basso per altri due minuti. C’ho ripassato i fusilli lunghi trafilati al bronzo Faraci, una gran bella pasta che non manca mai nella mia dispensa, consistente, direi quasi carnosa, nonchè porosa : trattiene il sugo in un abbraccio stretto stretto.
Foglioline di origano fresco qua e là e via.
L’ho sistemata in un coppapasta per darle una forma più aggraziata e composta e scattare qualche foto ma poi… mi sono data ampiamente da fare per distruggere il tutto con le mie forchettate vigorose ! Come dire, fotografato e mangiato

Che ci bevo su ? Uno chardonnay siciliano che mi ha conquistato al primo bicchiere, parliamo della gamma alta “Mandrarossa” della Cantina Settesoli. Un vino solare, nel colore, nel profumo e nel gusto. Giallo oro con riflessi verdolini, regala profumi incantati di fiori d’arancio, albicocche e agrumi e un gusto pieno e rotondo, con buona spalla acida, persistente, finale lungo e appagante.
Un piatto estivo e un vino solare, da godersi sul tramonto a tinte forti che mi si para davanti…a midsummer night’s dream !
luglio 24th, 2009

Aridanga con l’aglio selvatico !!! Giuro che per quest’anno è l’ultima ricetta, ma a primavera l’aglio ha imperversato nella mia cucina come non mai e quindi ha fatto già capolino un paio di volte nel blog (linguine aglio selvatico, telline e scampetti e spaghetti con aglio selvatico, fave e vitalba croccante). Ora mi sono trovata da parte questa ricettina, che mi era garbata parecchio, e ve la posto al volo.
Ingredienti x 2
200 g. di pasta corta
qualche cucchiaio di extravergine di oliva
pomodorini confit (come farli ? guarda qui)
bottarga di muggine da grattugiare o fare a scagliette (ne basta poca, of course)
qualche filino di buccia d’arancio

In un soffritto di buon extravergine si buttano giù i bulbetti d’aglio selvatico, puliti, lavati e tagliati a metà. Si lascia sfrigolare un po’, poi si aggiungono i pomodorini confit lasciati integri (a me piace così ma si possono anche tagliare a metà o a petali) e qualche strisciolina di buccia d’arancia ritagliata con il rigalimoni. Si lascia andare due minuti e ci si butta la pasta appena lessata e scolata bene. Una bella mescolata e poi nel piatto, per cospargere di lamelle di bottarga di muggine. Giro di extravergine a crudo e vai.
A questo proposito vi segnalo la bottarga sarda di muggine di Stefano Rocca, valutata dal Gambero Rosso tra le migliori d’Italia (secondo posto del podio, mica male!). Una prelibatezza che abbiamo talmente apprezzato in una fiera alimentare da decidere seduta stante – dopo una bella chiacchierata con Stefano – di non farcela scappare e inserirla quindi nei prodotti del nostro Gustoshop.
La consistenza è perfetta, asciutta ma pastosa, sapida al punto giusto, delicata e certamente equilibrata.
Ce l’abbiamo in baffe da 100/120 g. oppure già grattugiata in barattolo da 70 g. o 100 g. . Naturalmente non ci manca neanche la bottarga di tonno, per un sapore più deciso, anche questa in baffe da 100/120 g., barattolo da 70 g. e 100 g..
Siamo andati a trovarli una volta che giravamo per la Sardegna (a caccia di nuovi talenti…) ed è stato un piacere visitare il loro laboratorio pulito, ben organizzato e anche rivedere Stefano e il suo staff, così cordiali, gentili, disponibili (fu un’improvvisata!). Ne parlai in passato nel blog, qui e qui, per chi ha voglia di respirare un po’ di aria di mare.

luglio 12th, 2009

Ho già parlato dell’aglio selvatico (qui), che con il suo tocco delicatamente erbaceo mi intriga tantissimo e allora eccolo qua questa volta utilizzato per un primo di mare.

Ora gli ingredienti x 4 :
300 g. di pasta (noi 3 etti ce li mangiamo in 3 ma convenzionalmente la porzione pro capite dovrebbe essere 70/80 g. giusto ?)
qualche bulbo di aglio selvatico
1 sacchetto di telline
una ventina di scampetti
una ventina di pomodorini
Un po’ di extravergine in padella a scaldare, un po’ di aglio selvatico pulito lavato e tagliato a pezzetti, poi i pomodorini precedentemente sbucciati (immersi in acqua in ebollizione per 20 sec, scolati e gettati nell’acqua con ghiaccio), tagliati in quattro e scossi nello scolapasta per fargli perdere acqua e semi.

Quando sono quasi pronti butto giù anche le telline e le faccio aprire, poi un attimo prima di aggiungere le linguine già lessate in acqua salata, metto dentro al sugo con le telline anche gli scampetti, che cuociono in 1 minuto. Ripasso la pasta sul fuoco basso, per asciugare debitamente il sugo e renderla cremosa. Eccola qua :

Che ci si beve su ? L’Adelaide di Strade Vigne del Sole, un uvaggio di quattro vitigni autoctoni dei colli romani : trebbiano giallo, trebbiano verde, pecorino, chiapparone. Questi vitigni hanno dei nomi incredibili, che solo qua, in questa parte d’Italia, potevano nascere. E questa originalità si rispecchia anche nei vini, cha hanno un timbro tutto loro. Il prezzo è incredibile rispetto alla qualità del vino (Euro 6,72 incl IVA presso GustoShop.eu) ma questo fa parte della politica “moderna” di questa antica cantina : qualità a buon prezzo. Da applauso.
Parliamo di un vino di struttura e buon corpo dal colore giallo carico e i profumi ammalianti di banana e ginestra, persistente in bocca. Quando arriva sulla lingua avverti un friccichio appena percettibile, un fremito sottile. Non c’è niente da fare, i vini di Strade Vigne del Sole sono una voce fuori dal coro. Non trovo mai il tempo per scriverne per bene. Ma rimedierò presto, intanto … alla salute !

giugno 25th, 2009

Girare per campi in cerca di erbe e piante selvatiche è qualcosa che mi entusiasma fortemente. Quando torno a casa con un mazzetto di aglio selvatico, un po’ di vitalba, i rafani o gli asparagi selvatici, una busta di cicoria, qualche fiore di ginestra o di tarassaco, sono la persona più felice del mondo ! Deve essere proprio una spinta ancestrale che urge in me perchè dopo mi sento così realizzata, è una soddisfazione profonda, quasi “primitiva”, appunto.
L’aglio selvatico impeversa nei nostri campi in questo periodo, con il suo fiorellino delicato, bianco o rosa, è anche delizioso a vedersi.

Invece la vitalba è una pianta rampicante infestante, la si trova avviluppata a rovi e alberi e la si riconosce anche con grande facilità grazie alla prova inconfutabile : la sezione dello stelo a stella. Si colgono i virgulti con le vicine foglioline tenere.

Allora ecco qua come ti sistemo aglio selvatico e vitalba :

I pomodorini calati nell’acqua in ebollizione, 20 secondi e poi un bel tuffo in acque gelide, per spellarli meglio. Tagliati in quattro e poi a sgrondare nello scolapasta acqua e semi con qualche rude scossa.
I germogli e foglioline tenere di vitalba a friggere in evo a fuoco allegro.
Le fave ricavate dai baccelli, in pentola apressione per 10 minuti scarsi dal fischio e poi sbucciate.

Un soffritto in evo dei bulbetti di aglio selvatico affettati, i petali di pomodorini, lascio andare un po’ senza assillarli. Poi aggiungo le fave spellate. In ultimo la pasta lessata a ripassare. Fuori dal fuoco una macinata di pecorino di Pienza e poi in ultimo, nel piatto la vitalba croccante.

AND…ENJOY !
maggio 31st, 2009

Una bella passeggiata al solicello di primavera e me ne sono tornata casa con un mazzetto di questo bendidio. Un vortice di pensieri in testa. Cosa farci ? Sì sì, la frittata è buona ma… a me va qualcosa di più sfiziosetto… semplice : una buona pasta, della bottarga di muggine (ce l’ho sempre pronta in barattolo dalla Sardegna…) e il gioco è fatto.
Ho tuffato nell’acqua salata in ebollizione i mitici fusilli artigianali lunghi trafilati al bronzo del pastificio siculo “Faraci”, 10 min di cottura, il tempo di far scaldare moderatamente l’extravergine in padella per rosolare dolcemente gli asparagi selvatici lavati e spezzettati e lasciare andare qualche minuto ed è praticamente pronto. Scolare e passare in padella con gli asparagi, impiattare e cospargere di bottarga di muggine.
Un piatto essenziale che racconta l’incontro di due sapori unici, inconfondibili, note amaragnole e dolci a braccetto, senza soffritti, sale o erbe aromatiche a distogliere l’attenzione da questo connubio armonioso. C’è terra e mare che amoreggiano onda contro sponda e vien voglia di distendersi in un pezzetto di cielo a gustarsi il tutto a piccoli sorsi d’estasi.
Help yourself !




maggio 5th, 2009

Uno stracchinato di capra da urlo mi è arrivato in casa da una scorribanda nel Viterbese e allora, oltre a mangiarmelo seduta stante “nature” su crostinetti caldi con una spolverata di erba cipollina (e quanto era buono non te lo puozzo di’!!!) , the day after ho pensato di inserirlo in una ricettina più corposa, farci una pasta, ad esempio, ma il sapore così intenso con quelle note ircine un po’ acute mi ha stimolato a cercare un accoppiamento e così dopo averlo provato con le noci (non mi ha fatto impazzire), ho pensato a qualcosa di più erbaceo e aromatico…mumble mumble… ma il PESTO, certo !
E così nascono queste trofie fresche al pesto con il tocco di personalità dello stracchinato di capra.

Come farle ? Elementare Watson, metti il pesto (asso nella manica : quello pronto de La Gallinara, yeppy-ye-ye) nella cuccuma, lessi la pasta e nel frattempo prelevi con il cucchiao la schiumetta “amidosa” che si forma a pelo d’acqua e la mischi al pesto, poi prendi due bei tocchetti di stracchinato di capra, li metti nel pesto e ci butti sopra la pasta appena scolata, amalgami e porti in tavola mentre ti tremano le gambe per il profumo inebriante !!!

Siccome già varie amiche mi hanno chiesto dove lo trovo perchè dalle loro parti si fa difficoltà a reperirlo, sto pensando “gira che ti rigira mi toccasse metterlo sul sito” superando così le varie problematiche relative al “fresco”, che ancora non abbiamo definitivamente affrontato. Forse sarà una spinta in più, vedremo.
In the meantime, buona scampagnata a tutti !
aprile 13th, 2009

Avevo visto l’altro giorno sul Gambero Rosso Channel una ricetta intrigante a base di paccheri, ricotta e zafferano così quando mi sono ritrovata a preparare per pranzo i conchiglioni il pensiero è andato immediatamente alla ricotta di capra che avevo in frigo (frutto di una perlustrazione nel Viterbese di cui vi darò dettagli più in là) e a come avrei potuto riadattare i miei ingredienti secondo quel poco che ricordavo della ricetta griffata.
Ecco il risultato.
Ho preparato un sughetto con evo, cipollotto fresco, passata di pomodoro (io uso quella di Orto d’Autore), qualche fogliettina di origano fresco e un pizzico di sale appena.
Ho scongelato un bicchiere di brodo vegetale al microonde, l’ho scaldato e ho lasciato un pizzichino di pistilli di zafferano in infusione per mezzora.
Ho lessato i conchiglioni trafilati al bronzo Faraci per 8 minuti anzichè 10. Li ho scolati e riempiti con questa ricotta di capra che io ho trovato semplicemente strepitosa: cremosa, dal gusto pieno senza essere troppo pungente e perfetta come punto di sapidità. Poi ho calato i conchiglioni ripieni uno per uno in un tegamino facendo attenzione a non capovolgerli. Nel tegamino li aspettava il brodetto di zafferano per sobollire insieme lentamente a fuoco basso per circa 3-4 minuti.
Ho messo un un coppino di sugo di pomodoro nel piatto spandendolo delicatamente. Ci ho adagiato sopra i conchiglioni ripieni di ricotta di capra e insaporiti con lo zafferano. Ho pensato che una grattugiata di ricotta di pecora al forno potesse chiudere il “cerchio gustativo” e delle foglioline di origano fresco dare un tocco di freschezza e anche di dolcezza al piatto. Buono, profumato, armonioso.

marzo 28th, 2009

Una ricettina facile facile, profumata e gustosa, che io e la mia “personal assistant” abbiamo preparato in un battibaleno.
Abbiamo lavato e pulito i peperoni scelti appositamente di vari colori, liberandoli di picciolo, filamenti interni e semi. Li ho tagliati a listarelle larghe circa 1 cm. e li ho messi in padella nell’extravergine caldo. Dopo averli fatti sfrigolare un po’, abbiamo aggiunto degli ottimi pelati . Ho lasciato andare fino a cottura, cercando di mantenere i peperoni abbastanza croccanti. Alla fine abbiamo aggiunto tanto basilico spezzettando con le mani le foglie in più parti. Abbiamo lasciato coperto perchè il profumo del basilico avvolgesse tutto il sugo.
Scolati i pici, li ho ripassati in padella nel sugo di peperoni e poi li ho coperti con la provola dei Nebrodi tagliata a fettine sottili. Ho lasciato il fuoco bassissimo e ho coperto.
2 minuti 2, e la provola fila che è una bellezza e via, si fila anche noi, a tavola come un razzo !!!

marzo 16th, 2009

Non vi fate ingannare, non si tratta di una semplice montagnola di orecchiette ma di una vera e propria torre di Babele ! Se questo piatto potesse parlare sentiremmo un miscuglio di dialetti impressionante, e effettivamente parla, a modo suo, intrecciando profumi e sapori incredibilmente diversi fra loro in un abbraccio armonioso e composito.
L’elenco degli ingredienti (x 4 persone) la dice lunga :
400 g. di orecchiette aromatizzate ai funghi porcini provenienti dal Molise. E’ un’azienda artigianale che si è concentrata sulle specialità dei boschi molisani (funghi e tartufi) coprendo anche il processo di aromatizzazione della pasta.
4 fettine spesse 1 cm di lardo al barolo, naturalmente dal Piemonte, un prodotto di nicchia che i Chiapella producono nelle Langhe da generazioni, facendo “affinare” il lardo già stagionato in barrique colme di barolo, ve lo immaginate il profumo voluttuoso ?
1 ricotta del seirass, anche questa dal Piemonte, una ricotta mista pecora e vacca, lavorata con l’aggiunta di panna, che sa di latte fresco e arriva nel suo bel cono di tela bianca, incantevole nell’aspetto e delicata di gusto
1 ricotta affumicata calabra, gusto inconfondibile (chi l’ha provata non fa altro che richiederla!)
4 belle fettine spesse di pecorino sardo Giglio del Campidano, stagionato ma ancora pastoso, dal sapore intenso
1 bottiglia di passata di pomodoro
8 fettine di cavallo
Prezzemolo / mezza cipolla / 1 carota / 1 costa di sedano / mezzo bicchiere di vino rosso secco

Prima di tutto “batto” al coltello finemente le 4 fettine di cavallo per ottenerne l’effetto “macinato”, le altre 4 fettine le farcisco con tocchetti di lardo, di pecorino e prezzemolo tritato, chiudo con gli stecchini e gli involtini (chiamati “brasciole” nella tradizione pugliese – come da preziosa segnalazione di Elvira) sono pronti.
Cipolla carota e sedano tritati nell’evo caldo a soffriggere, aggiungo gli involtini e la carne batutta al coltello e lascio rosolare un attimo, mezzo bicchiere di vino rosso, lascio evaporare, pizzichino di sale sulla carne, un altro minuto ancora e giù la passata di pomodoro abbondante, altro pizzichino di sale e coperchio, lasciando sobbollire dolcemente per circa 2 ore e mezzo.
Quando è pronto il sugo butto giù le orecchiette nell’acqua salata che bolle. Mescolo un paio di coppini di ragù caldo con una bella cucchiata di ricotta del seirass, e poi amalgamo le orecchiette appena scolate. Servo in una scodella le orecchiette con una bella grattugiata di ricotta affumicata calabra e accanto l’involtino.
Che ci beviamo su ? Una barbera di classe, “La luna e i falò” di Terredavino, color rubino intenso, nel profumo sentori di viola, liquirizia e vaniglia che tornano anche in bocca insieme a note di frutti di bosco. Finale persistente. Un godimento.

Marta si finisce le orecchiette con un ritmo costante, quasi martellante. Poi attacca l’involtino dalla farcitura, mi guarda con occhio supplichevole e mi tende la forchetta. Gli esce addirittura un “fa’ tu mammina” per cercare di velocizzare i miei movimenti da bradipo. Mi adopero. Guarda gioiosa i suoi pezzetti di carne completi di farcitura già pronti per le prossime forchettate e si rituffa nel piatto. Il pomodoro gli arriva fino al naso e sotto il mento, la forchetta va e viene e fra un boccone e l’altro sorride estasiata.
No greater satisfaction for a cooking mum…
marzo 4th, 2009

Si lo so, è una ricetta estiva, ma è sempre buona. Certo le melanzane non sono al meglio, ma il risultato è comunque accattivante. Io la faccio a modo mio, nel senso che cuocio i due ingredienti principali separati, perchè ognuno mantenga intatto il proprio aroma e sapore e li mischio solo alla fine.
Si fanno soffriggere le melanzane tagliate a dadini in padella nell’extravergine caldo. A fine cottura si aggiunge la menta spezzettata e si copre, lasciando infondere l’aroma nelle melanzane.
Alcune piante di menta marocchina ce le diede Jemail, proveniente dal Marocco che abita insieme a sua moglie (corsa) e tre figli nel borgo di Pigna in Corsica, vicino Ile Rousse. Ci conoscemmo per caso, anzi per un caso abbastanza sfortunato, perchè in una bellsisima notte estiva la nostra macchina andò completamente bruciata a causa di un corto circuito occorso alla macchina parcheggiata accanto, che era loro. Da una situazione abbastanza triste nacque poi una conoscenza interessante che fra l’altro ci portò a degustare dei magnifici “Brochette Maroquin” sotto le stelle sul loro suggestivo terrazzo. Comunque la menta marocchina, detta menta dolce, differisce dalla piperita nel gusto, che definirei meno incisivo ma più aromatico, più “verde”.
A parte : evo nella padella, lasciar scaldare un po’ ma non troppo e, giù l’alicetta salata a sciogliere (attenzione alla temperatura dell’olio che non deve essere troppo alta altrimenti l’alice si cuoce, anzichè sciogliersi e il sapore è diverso !!!) poi pomodori ciliegino a metà (d’inverno è preferibile usare dei buoni pomodorini in salsetta conservati in vasetti di vetro con intatta la fragranza dell’estate). Si lascia andare fino a circa metà cottura, poi si aggiunge il pesce spada tagliato a dadotti e lo si lascia cuocere nei pomodori, perchè rimanga tenero. Quando è ormai cotto e poco prima di scolare si uniscono le melanzane al sugo di spada. Una volta scolata la pasta, si ripassa in padella, et voilà !
Buon appetito !

febbraio 16th, 2009
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