
Stasera polpette ! E lui gongola.
Si apre un sorriso radioso sul suo viso, apprecchia con attenta sollecitudine, mi guarda con soddisfazione mentre impasto rozzamente con le mani nella ciotola e intanto… prepara la salsa di pomodoro.
Alla fine ci vuole un attimo. Un attimo di gioia, un attimo di condivisione, di affinità, di complicità. Un attimo di tenerezza, quando arriva lei che con le sue manine ci dà dentro, nella ciotola, con vigore.
Un attimo di felicità, mi verrebbe da dire. Sono le classiche polpette, tutto qua…

300 g. macinato di vitellone e maiale
mollica di 3 fette di pane di Lariano intrisa di latte
un bel ciuffo di prezzemolo
1 uovo intero sbattutto
pecorino grattugiato, a piacere
5 o 6 cucchiai di farina
1 cipolla
olio extravergine di oliva
750 cl passata di pomodoro
Impastare la carne con la mollica, il prezzemolo tritato e il pecorino. Aggiungere l’uovo. Formare le polpette e infarinarle.
Preparare la salsa di pomodoro con un soffritto di cipolla nell’extravergine e poi la passata di pomodoro. Salare e lasciare cuocere a fuoco basso.
Prima che sia ultimata la cottura della salsa, calarci dentro le polpette infarinate. Tempo una ventina di minuti a fuoco basso ed è tutto pronto.
[Quando finisce la nostra scorta di passata casalinga, usiamo quella che abbiamo selezionato per il nostro GustoShop, ossia la passata di pomodoro Orto d'Autore, dal Molise, in cui ritroviamo il sapore semplice del pomodoro, senza trucchi. ]

Mi raccomando assai pane per scarpettare !!!
marzo 25th, 2011

Una ricettina semplice, veloce, gustosa e piccantina il giusto, composta in una domenica uggiosa e senza grandi pretese.
La volete provare ?
Allora lavate le cime di rapa e tuffatele nell’acqua in ebollizione leggermente salata, dopo pochi minuti le tirate su (usate una schiumarola così lascaite l’acqua nella pila, chè vi serve per cuocere la pasta !) e le ripassate nel soffritto di extravergine, spicchio d’aglio, peperoncino.
In una padellina a parte sbriciolate i mazzafegati (salsicce di fegato leggermente speziate con poco finocchietto, peperoncino e buccia di arancia) nell’extravergine caldo facendole rosolare.
Lessate le orecchiette nell’acqua di cottura delle cime di rapa, scolatele e ripassatele con le cime di rapa e i mazzafegati.
Un po’ di zest di arancia ci sta a meraviglia, per chi vuole un po’ più di freschezza.
State già godendovi il piattino ? Ma che bravi… buon appetito !

Anche questa ricetta vale a partecipare al concorso
“Ma sei proprio un broccolo !“
di Eli del blog “Il Gamberetto“

marzo 15th, 2011

Ecco un’altra ricetta da riciclo, quelle in cui sono ormai super-specializzata, sì.
Infatti per prima cosa ho frullato col minipimer gli ottimi broccoletti dell’orto cucinati a crudo in padella con uno spicchio d’aglio e extravergine, avanzati dalla sera precedente. Avevo già in mente una fine degna per loro.
Ho preso le fettine di girello che si aggiravano in frigo dal giorno prima, “in cerca di autore”, ho messo nel mezzo di ognuna un bel mucchietto di broccoletti frullati e qualche dadino di Formai de Mut dell’Alta Val Brembana. E’ un formaggio vaccino d’alpeggio, dalla pasta colore giallo paglierino, caratterizzata da fitta occhiatura e un gusto ricco, con leggere note di pascolo. Davvero particolare e secondo me in grado di reggere il confronto con il sapore deciso dei broccoletti. [E poi era un altro avanzo in frigo!]
Ho poi formato gli involtini legandoli con dello spago da cucina.

Ho messo uno spicchio di aglio in camicia nell’extravergine in una padella antiaderente , insieme a dei rametti di maggiorana.
Ho cotto gli involtini lentamente su fuoco moderato per una cottura uniforme anche nelle pieghe della carne. Li ho scolati e tagliati a fette e disposti nel piatto.

Nella padellina con il sugo di cottura degli involtini ho sciolto un paio di cucchiaini da caffè di Garam Masala, la miscela di spezie, tipica indiana, dal profumo semplicemente inebriante. Ho sistemato questo sughetto speziato in una ciotolina a parte.

A fianco agli involtini ho composto un’insalatina mista con degli spicchi di mandarino interi e altri tagliati a pezzetti, condita con dell’extravergine e del succo di mandarino emulsionati insieme + un pizzichino di sale.
Enjoy !

Nota Benissimo : con questa ricetta partecipo al Contest de Il Gamberetto : Ma sei proprio un broccolo !
marzo 8th, 2011

Una ricetta da wonder woman, una piroetta, un battibaleno e sono pronte.
E riscuotono un gran successo anche con i piccoli !
Ingredienti per circa 30 polpette :
macinato di vitellone (ma si può fare misto con il maiale o con delle salsicce)
2 cucchiaini da tè di galangal macinato
la mollica di 4 fette spesse di pane casareccio ammollata nel latte
fili di erba cipollina a piacere
2 uova intere
1 cipollotto di Tropea
sale
pangrattato
rucola
1 pomelo (basta e avanza !!!)
una ventina di pistacchi
olio extravergine di oliva

Allora è facile :
1. al macinato si aggiungono i vari ingredienti : la mollica strizzata dal latte, il galangal, l’erba cipollina a pezzetti, il sale e 2 uova sbattute precedentemente. Si amalgama il tutto con le mani (nel caso mio c’hanno pensato vigorosamente due manine piccine) direttamente nella ciotola.
2. si formano tante palline della dimensione desiderata (a me piacevano piccole, a bocconcino) e si passano nel pangrattato per poi metterle in padella dove aspettava l’extravergine di oliva ben caldo dove soffrigge dolcemente la cipolla di Tropea a rondelle. Si rosolano per bene le polpette da tutti i “lati” e si mettono ad asciugare sulla carta da cucina. Una “zestatina” di pomelo e vai.
3. nel frattempo si lava e asciuga la rucola, si ricava dal pomelo un po’ di succo che mischieremo a dell’extravergine per condire l’insalata e anche dei cubetti di polpa (ma che profumo!) che mescoleremo insieme alla rucola e ai pistacchi. Un pizzichino di sale.

Pronto !!!
P.S. il galangal è una radice dal gusto simile allo zenzero, ma con sfumature agrumate e muschiate.
P.S. 2 : mi sono imbattuta nel pomelo solo qualche settimana fa e l’ho trovato stupefacente. E’ una pianta antichissima della famiglia del cedro, non è un inbrido o un incrocio recente. Il gusto del frutto (grande quasi come un melone) non è aspro, anzi, ha un sentore dolce e profumato, davvero notevole.

febbraio 21st, 2011

1 sella di lepre
5 prugne secche
1 rametto di rosmarino
8/10 baccelli di cardamomo
3/4 fiori di ibiscus secchi
10 cucchiai di olio extravergine di oliva
7/8 funghi porcini dell’Amiata
Quando i miei amici mi portarono una lepre intera, un sussulto di gioia mi scosse. Sì certo, le zampe e i vari ritagli sarebbero stati dedicati al ragù, ma sicuramente la sella (cioà la parte del dorso che va dalle prime costole all’anca) meritava “a recipe of one’s own”, tutta da inventare, coinvolgendo diversi ingredienti per creare contrappunti di gusto.
Ho pensato alle prugne per il loro sentore dolce e la loro freschezza di frutto, ma sentivo anche che quest’ultima doveva essere mitigata e arricchita da striature speziate. Ecco allora il cardamomo con il suo aroma unico dolcemente speziato. E infine… sì, era arrivato il tempo per provare i fiori di ibiscus secchi dal profumo acuto, un po’ acidulo, che ricorda il carcadè e quel colore violaceo davvero bellissimo quindi… procediamo, senza por tempo in mezzo …
Ho lasciato rinvenire in un po’ d’acqua le prugne secche. Nel frattempo ho lavorato sulla lepre per isolare la sella. Poi ho messo la carne a marinare con le prugne, i baccelli di cardamomo un po’ schiacciati per lasciare fuoriuscire tutto il loro prezioso aroma, i fiori secchi di ibscus e un rametto di rosmarino. L’ho rigirata dopo due ore e l’ho lasciata ancora un’ora per complessive 3 ore.
Ho calato i pezzi di carne in un tegame con dell’extravergine caldo e l’ho fatti rosolare per bene da tutti i lati a fuoco allegro per fargli fare la crosticina che preserverà tutti i succhi della carne all’interno. Poi a rosolatura ultimata ho aggiunto la marinata così come era, con tutti i suoi ingredienti e ho fatto cuocere a lungo, a fuoco lento, in modo da far intenerire la carne. Quando la marinata si asciugava troppo aggiungevo un pochino di acqua calda, solo per non fare attaccare. Diciamo che nel giro di un paio d’ore era pronta. Ho pulito bene con un pennello di setola e poi con il canovaccio umido i funghi porcini dell’Amiata, li ho tagliati a fette spesse 1 cm circa e li ho spadellati velocemente in poco extravergine.
Ho servito la lepre così come era, rimuovendo solo quel che rimaneva dei baccelli di cardamomo [mmmh, sentite il profumino ?
] disponendo accanto, a ventaglio, i funghi porcini trifolati.

Ho stappato una bottiglia di Barbaresco DOCG 2006 della Cantina Giribaldi, una new entry a Gustoshop.biz, il nostro portale di vendita online di prodotti tipici Italiani. Il colore è rosso rubino con riflessi granati, il profumo ricorda la rosa, il lampone e la cannella.In bocca emergono sentori di vaniglia, tabacco e cuoio. Tannini vellutati. Ci piace assai. La famiglia Giribaldi, a Rodello, nella Bassa Langa in Piemonte, produce vini di grande eleganza, che collezionano da anni riconoscimenti internazionali fra cui quelli dello Statunitense “Wine Spectator” e degli Inglesi “International Wine Challange”, “International Wine and Spirit Competition”, “Decanter World Wine Awards”, per citare solo i più importanti.
Ora dico io, cosa ci può aspettare di spendere per un barbaresco di tale classe ? Su GustoShop.biz lo trovate a Euro 19,87 inclusa IVA. Un prezzo davvero speciale, visto il prodotto.
I nostri complimenti alla famiglia Giribaldi, che speriamo di andare a trovare presto, magari appena sboccia la primavera, naturalmente con relativo reportage…

gennaio 10th, 2011

Mi sono trovata un bellissimo spezzato di coniglio allevato in casa e volevo sfruttarlo degnamente ma in modo semplice, così l’ho messo a marinare con il timo per un’oretta, poi l’ho messo in tegame con un paio di spicchi d’aglio in camicia e timo fresco. Quando si è rosolato bene bene in tutte le sue parti, l’ho innaffiato con un bel boccale di birra “oOps” della Turan, ho coperto e ho portato a cottura a fuoco moderato.

Mai assaggiato una birra Turan ? Posso crederci perchè loro sono partiti da poco ma con tale determinazione e bravura (partendo da un’esperienza tutta casalinga) che faranno parlare di loro, that’s for sure. La oOps è una ale ambrata con cardamomo, gran bella stoffa… Ma torneremo a parlare di loro e delle loro grandi birre. Molto presto.
Per accompagnare questo coniglio ubriaco ho preparato un’insalatina di quell’erba selvatica che dalle nostre parti chiamamo rafano (ma che non ha nulla a che fare con la radice assai conosciuta) e si coglie per farci solitamente una saporitissima zuppetta, ma che in questo caso ho servito cruda con un giro di extravergine godendo della vena squisitamente piccante di questa pianta che adoro e di cui vado a fare incetta per i boschi di Tolfa.



Il pranzo è pronto ! E da bere ? oOps !

maggio 8th, 2010

Proprio così l’ha battezzato la mia amica Norby, di ascendenze Maceratesi, quando ha visto arrivare a tavola questo piccioncino nel tegame di coccio.
Cucinato in modo semplice, con le sue interiora, il piccione è risultato morbido, per niente stoppaccioso nè amarosco, quindi direi ben riuscito, anche a giudicare dal tegame che ha lasciato la tavola splendido splendente perchè spazzolato da moltepolici scarpette !!!
Ingredienti
1 piccione intero
qualche cucchiaio di evo
2 foglie di alloro
1 rametto di rosmarino
2 spicchi d’aglio in camicia
1 scalogno
10 bacche di ginepro
sale
Il piccione selvatico era arrivato nel nostro freezer per mano di un cacciatore di famiglia che lo aveva anche gentilmente spennato. Quindi, dopo aver frollato ben benino in freezer per una settimana, l’ho scongelato gradualmente in frigo, poi l’ho spezzato in quattro parti, ho lavato bene le interiora e le ho tritate al coltello. Ho preparato un bel soffritto con evo, aglio in camicia e lo scalogno affettato sottilmente. Poi ho aggiunto le erbe aromatiche e le bacche di ginepro appena pestate per far loro rilasciare il profumato olio essenziale.
Ho calato giù lo spezzato di piccione e l’ho fatto dorare a fuoco vivo. Poi è stata la volta delle interiora. Ho bagnato con abbondante vino bianco secco, lasciato evaporare un po’ e poi coperto perchè cuocesse ben umido senza asciugare. Quando aveva esaurito la sua scorta di liquido ho aggiunto qualche cucchiaio di acqua caldissima. Infine ho regolato di sale.
A tavola l’ho servito con il Magone 2007 di Sergio Mottura, un produttore laziale di vino biologico, con le sue belle vigne che si distendono in un lembo settentrionale del Lazio, ai confini con l’Umbria. Il Gambero Rosso lo ha definito “il più grande interprete al mondo del grechetto“, un vitigno bianco umbro-laziale, ma diciamo la verità : anche con i rossi non scherza! Il Magone è un pinot nero in purezza, un vino che conquista per eleganza e finezza. Nulla da invidiare ai neri di Borgogna…
Et voilà, bon appetit !

marzo 21st, 2010

Sono giornate pesanti quelle che sto vivendo in queste ultime settimane, che mi tolgono tempo e fiato, spegnendo gli sprazzi di estro e i voli di fantasia. Se però mi levo anche la gioia di preparare un bel pranzetto domenicale, allora…sarebbe proprio troppo grave !
Ecco che fine ha fatto il sughetto avanzato nel tegame della coda alla vaccinara : avviluppato alle fettuccine impastate con le foglie di timo, che avevo già fatto qualche tempo fa, qua.
Diciamo non esattamente stile Weight Watchers…


dicembre 7th, 2009

La coda alla vaccinara : un mito.
Un piatto che nell’inverno di casa mia fa capolino più volte, così corroborante, che regala soddisfazioni profonde e un senso dolce di casa e di cose buone mentre i vapori e i profumi della lunga cottura intridono lenti pomeriggi domenicali. Certo bisogna trovare una bella coda, fresca e polputa e poi avere una vagonata di “sellaro” o “zellaro” (come viene chiamato in dialetto il sedano dalle nostre parti) e della buona passata di pomodoro, se home-made naturalmente meglio
. Le versioni poi sono tante, questa è la mia :
Dosi x 3 :
- circa 12 pezzi di coda
- le coste di sedano di una pianta intera
-1 grossa cipolla
-1,5 l. di passata di pomodoro
-un paio di coppini di acqua calda
- extravergine
- 1 bicchiere di vino bianco secco
- sale

Soffriggere la carne nell’extravergine in una casseruola, aggiungere la cipolla tritata finemente, lasciare andare un 10 minuti, poi versare il vino, far evaporare a fuoco vivace, un pizzico di sale sulla carne, poi giù la passata, un pizzichino di sale grosso e lasciare andare coperto così a fuoco lento per un’oretta.
Allo scadere dell’ora aggiungere la dadolata di sedano, una bella mescolata e rimettere su il coperchio. Da qui lasciar cuocere a fuoco basso un altro paio d’ore. L’accortezza è quella di controllare che non si asciughi e, nel caso, aggiungere dell’acqua calda. A fine cottura il sugo deve essere cremoso e la carne morbidissma.

Nel bicchiere panciuto il Varrone 2007 di Strade Vigne al Sole scalda i muscoli per entrare in campo. Rubino intenso, cristallino. Metto il naso nel bicchiere e sono invasa da una complessità di profumi e di sentori che mi lasciano quasi ubriaca : liquirizia, sentori balsamici, erbe aromatiche (timo sopra tutte), viola, ciliege e amarene sotto spirito, spezie (anice). In bocca è morbido, tannini setosi, e tornano in bocca le erbe aromatiche, le spezie, il retrogusto di amarene sotto spirito. Profondo, persistente e complesso. Perfetto.
La coda si spolpa facilmente e la sequenza in quattro tempi 1.boccone di carne 2.sorso di vino 3.pane pucciato nel sugo 4.nuovo sorso di vino si ripete all’infinito, o quasi. A concludere una “scarpetta” meticolosa e insistente, inesorabile, di quelle che non lasciano scampo…

Se invece nel tegame un po’ di sugo avanza, allora è assicurato un primo da fantascienza per l’indomani, i classici rigatoni ? Vedremo…
ma questo è un altro post…
novembre 22nd, 2009

Ingredienti x 3 mangioni :
- sugo di carne di Nonnanna
- 300 g. di ricotta fresca di capra
- 300 g. di malloreddus
- foglioline di maggiorna fresca
- pepe nero fresco di mulinello

Il sugo di carne è quello di Nonnanna. E va bene. I malloreddus li ho trovati in un super e mi sono sembrati buoni. Effettivamente lo erano. La ricotta fresca di capra e quella salata da grattugia sono entrambe dell’amico Pitzalis detto anche (Pizzaz). Naturalmente con questi ingredienti già pronti, non c’è stato molto da fare se non : lessare in acqua salata i malloreddus, scolarli, amalgamarli con un po’di ricotta di capra e due cucchiai di acqua di cottura, poi buttarci abbondante sugo da diventar cremoso con la ricotta, impiattare e, last but not least, una grattugiata di ricotta salata, una macinata di pepe e qualche fogliolina di maggiorna fresca.
Lo sentite il “gong” ? Pronto a tavola !

novembre 18th, 2009
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