
Vado sempre di corsa, così di corsa da far fatica anche a trovare il tempo di fare i miei giretti sui tanti blog vere fonti di gioia, idee e divertimento. Ma mi rifarò, promesso !
Intanto a chi va sempre di fretta come me dedico questa ricetta da 5 min., veloce veloce, ma esplosiva di gusto, ve la racconto in due righe :
Lessate le ottime fettuccine di farro di Campofilone in abbondante acqua salata, nel frattempo spadellate i funghi ferlenghi a pezzettoni con uno spicchio d’aglio in camicia. In una padellina con un filo di extravergine mettete le striscioline di prosciutto di cervo (prelibatezza Altoatesina), finchè non saranno croccanti.

Spadellate le fettuccine ben scolate insieme ai funghi e poi al momento di fare le porzioni aggiungete il prosciutto di cervo croccante, qualche fogliolina di origano fresco e qualche grano di pepe.
A tavola !

aprile 19th, 2011

Da quell’Aprile 2009 a L’Aquila alcune cose sono cambiate ma la rabbia è ancora tanta. Forte è ancora la desolazione, la tristezza, l’impotenza per le tante promesse non mantenute, per la difficoltà a ricostruirsi un futuro.
Anche quest’anno abbiamo scelto Sorelle Nurzia, un piccolo segno di vicinanza e di solidarietà. Abbiamo applicato un ridottissimo margine che forse non coprirà neanche le spese di trasporto ma ci sembra giusto così.
Allora che fate, scegliete la colomba classica con la glassa alle mandorle che racchiude una pasta soffice con uvetta e scorza d’arancia candita ?

Oppure andate per la colomba al cioccolato, con la glassa alle nocciole e golosissime gocce di cioccolato nell’impasto, tanto apprezzata dai bambini ?


Ah dimenticavo ! Da noi, a Gustoshop.biz fino al 30 Aprile la spedizione è GRATUITA!
aprile 15th, 2011

Sì d’accordo la primavera è entrata fragorosamente, portando un tepore insperato e un bel sole splendente. Però la sera a casa mia si gustano ancora con piacere minestre e zuppe, a mo’ di saluto a quest’inverno assai patito, da parte mia.
La “Moliternese” è una zuppa gustosa, piena di brio, perchè include cereali e legumi, anzi, per essere precisi, cicerchie, farro e i fagioli biologici di Sarconi : cannellini, tabacchini e borlotti. E’ un prodotto di Per Boschi e Contrade, una ditta Lucana che nel parco dellla Val d’Agri coltiva ancora antiche varietà di fagioli, come una volta.
Va lasciata a bagno una notte. Poi si prepara il soffritto direttamente nella pentola a pressione con l’extravergine, un po’ di carota, delle coste di sedano e 1 cipolla, tutto tritato. Aggiungerei anche delle foglioline di salvia, che bel profumo !
Una volta rosolato il soffritto, si sciacqua la zuppa pronta e si cala nella pentola. Si mescola, sala e si lascia andare 5 min. Poi si copre d’acqua, quattro dita sopra ai legumi, 1 cucchiaino di sale grosso e si chiude la pentola a pressione, lasciando cuocere per 45 min, dopo che si è alzata la valvola.
A crudo un filo di extravergine buono ci vuole, sì.
Ecco allora che fa il suo ingresso l’olio extravergine pugliese “Spontaneo” DOP Terra d’Otranto, ottenuto per affiormaento dalle cultivar tipiche pugliesi Cellina di Nardò e Ogliarola. Un sapore pulito, inizialmente dolce, con il gusto tipico e fresco di oliva spremuta cui fa seguito un finale di carciofo. Lo trovo davvero indicato per la zuppa Lucana dal sapore pieno e corposo.
E così sia…

aprile 7th, 2011

Quando al mercato del pesce trovo un musetto nuovo rimango sempre incuriosita. Non conoscevo questo pesce dalla personalità decisa, con il suo manto color madreperla e la bellissima coda falcata. Ho poi appreso che appartiene alla famiglia dei carangidi, ossia della ricciola, del pesce pilota e del sugarello.
Le ho riservato una marinatura “spezio-agrumata” che ha bisogno del suo tempo (3-4 ore) per cuocere con delicatezza le carni di questo bel pesciolino (questo era un esemplare piccolo ma arrivano anche a 1 mt !). Nel frattempo profumi dolci e aromatici si sono sparsi per la cucina e già solo questo è un godimento…

Per marinare una leccia stella di 30 cm di lunghezza ci vogliono :
il succo di 1/2 lime
zest di 1 lime
5/6 baccelli di cardamomo schiacciati
5/6 bacche di ginepro schiacciate
sale marino integrale
olio extravergine di oliva
Per l’insalata di accompagnamento :
foglioline di spinaci freschi
mirtilli e lamponi
olio extravergine di oliva
aceto di lamponi

Sfilettare il pesciolino, porre un filetto su un piatto appoggiandolo dalla parte della pelle. Cospargerlo uniformemente con gli ingredienti della marinata, appoggiare sopra l’altro filetto in modo che siano a contatto carne e carne, quasi a ricostituire il pesce intero. Dopo 1 ora e mezzo circa, girarlo e tenerlo in marinata per altrettanto tempo.

Affettare la carne con un coltello da salmone e servire con un’insalatina di spinaci, mirtilli e lamponi, condita con un’emulsione di extravergine e aceto di lamponi.
Eccoci !!!
aprile 3rd, 2011

Se state pensando che il titolo è un po’ pomposo c’avete proprio “raggione” (la mia pronuncia laziale, haimè). Il guaio è che a me piacciono assai i titoli che recitano gli ingredienti fondamentali, ho quasi l’idea che si possa cominciare a sentire il profumo, come quando entri in casa, sei all’ingresso che ti sfili il giaccone ma riesci già a farti un’idea di cosa bolle in pentola.
Si tratta ancora una volta di una ricetta che parte dalla necessità di riciclare un avanzo, ossia la bietola cotta in padella del giorno precedente (calata appena lavata nel soffritto di extravergine e aglio dove già sfrigolavano da qualche minuto i pomodorini tagliati a metà).
Ma vogliamo cominciare ? Partiamo dagli ingredienti, appunto :
Gli ingredienti :
- un mucchietto di bietola cotta in padella con aglio e pomodorini
- 2 uova
- farina zero q.b.
- 1 pizzichino di sale marino integrale fino
- extravergine q.b.
- 1 pizzico di sale marino grosso integrale
- 1 sedano rapa
- 1 patata
Ho preparato la pasta all’uovo utilizzando 1 uovo intero + 1 tuorlo codice zero, un pizzichino di sale e tanta farina zero quanto basta per ottenere un impasto morbido. In pratica metto un po’ di farina a fontana con le uova e il sale al centro e poi tiro dentro la farina pian piano facendo attenzione a non esagerare, chè poi l’impasto diventa troppo duro per essere lavorato con agio e senza troppa fatica. Ho lasciato riposare la pasta 1 ora in frigo avvolta nella pellicola.

Ho frullato la bietola (mi raccomando quando è fredda eh? Io non avevo problemi perchè era nella sua padellina da almeno 12 ore…).
Ho tagliato due fettine sottili di Pecorino delle Crete Senesi (bel formaggio, di gusto deciso e gran bei profumi) e poi ho ricavato delle piccole losanghe. [Se vi può interessare date un’occhiata all’offerta dei nostri formaggi artigianali, qui)
Ho stirato la pasta sottile e poi ho cominciato a disporre i mucchietti di bietola a intervalli regolari, adagiando su ogni mucchietto una losanga di Pecorino delle Crete Senesi. Ho piegato la pasta su se stessa fino a coprire per bene i mucchietti di ripieno. Ho poi pressato attentamente la sfoglia per incollarla a quella di sotto senza creare bolle d’aria fra le sfoglie e vicino al ripieno.
Nel frattempo ho cotto nella pentola a pressione metà sedano rapa e 1 patata, ridotti entrambi a cubetti coperti da acqua fredda con un pizzico di sale grosso, 10 min. dal fischio della valvola. Poi li ho frullati col minipimer aggiungendo extravergine e 1 cucchiaio di parmigiano.
Ho lessato i ravioli in acqua salata e li ho adagiati sulla salsa di sedano rapa ben calda, a specchio nel piatto. Un filo di extravergine, qualche fogliolina di timo e direi che siamo pronti !!! Anzi no, anche qualche pezzetto di peperoncino sott’olio, in particolari quelli arancioni- chiamati “aji amarillo” – di origine Peruviana e comprati nella mitica Boqueria di Barcelona, e… ora sì che siamo pronti sul serio !


Buon appetito a tutti !
marzo 29th, 2011

Quando ho letto del contest di Tatina sull’ “oro verde”, ho pensato che non potevo sottrarmi ! Mi piacciono molto i pistacchi, il loro sapore pastoso e caldo. Pensa che ti ripensa è venuto fuori uno sformatino di cous cous al pistacchio in foglia di bietola, perchè mi stuzzicava l’idea di valorizzare le bellissime venature delle sue foglie.
Ingredienti x 4 sformatini
8 foglie di bietola
50 pistacchi di Bronte
olio extravergine di oliva q.b.
3 carote
3 bicchieri colmi di cous cous
Lessare le foglie di bietola per 5 min e poi gettarle in acqua fredda con ghiaccio. Asciugarle delicatamente.
Non avevo la semola che i miei amici mi portano direttamente da Favignana, così ho usato un cous cous commerciale, che però sarebbe bene incocciare ugualmente (vedi qui), come si fa con la semola, in modo da idratarlo e lasciarlo gonfiare un po’. Ci guadagna la consistenza e il sapore.
Cuocere a vapore le carote e ridurne una a cubettini. Frullare le altre due al minipimer ottenendo una purea.
Buttare giù il cous cous nell’acqua appena salata in ebollizione e spegnere. Aggiungere 2 cucchiai di olio extravergine di oliva, il pesto di pistacchi e le carote a dadini. Mescolare delicatamente.
Foderare uno stampino o una ciotolina con le foglie di bietola, mettere il cous cous pressando un po’ perchè si compatti per bene.
Capovolgere lo stampino direttamente sulla salsina di carote disposta a specchio nel piatto.
Servire con qualche pistacchio sulla salsa e della julienne di carota sullo sformatino.
Bon Appetit !

Con questa ricetta partecipo al contest di Tatina : Oro verde di Sicilia !

marzo 27th, 2011

Stasera polpette ! E lui gongola.
Si apre un sorriso radioso sul suo viso, apprecchia con attenta sollecitudine, mi guarda con soddisfazione mentre impasto rozzamente con le mani nella ciotola e intanto… prepara la salsa di pomodoro.
Alla fine ci vuole un attimo. Un attimo di gioia, un attimo di condivisione, di affinità, di complicità. Un attimo di tenerezza, quando arriva lei che con le sue manine ci dà dentro, nella ciotola, con vigore.
Un attimo di felicità, mi verrebbe da dire. Sono le classiche polpette, tutto qua…

300 g. macinato di vitellone e maiale
mollica di 3 fette di pane di Lariano intrisa di latte
un bel ciuffo di prezzemolo
1 uovo intero sbattutto
pecorino grattugiato, a piacere
5 o 6 cucchiai di farina
1 cipolla
olio extravergine di oliva
750 cl passata di pomodoro
Impastare la carne con la mollica, il prezzemolo tritato e il pecorino. Aggiungere l’uovo. Formare le polpette e infarinarle.
Preparare la salsa di pomodoro con un soffritto di cipolla nell’extravergine e poi la passata di pomodoro. Salare e lasciare cuocere a fuoco basso.
Prima che sia ultimata la cottura della salsa, calarci dentro le polpette infarinate. Tempo una ventina di minuti a fuoco basso ed è tutto pronto.
[Quando finisce la nostra scorta di passata casalinga, usiamo quella che abbiamo selezionato per il nostro GustoShop, ossia la passata di pomodoro Orto d'Autore, dal Molise, in cui ritroviamo il sapore semplice del pomodoro, senza trucchi. ]

Mi raccomando assai pane per scarpettare !!!
marzo 25th, 2011

Si vede che non sono brava con la decorazione delle torte vero ?
Però vi assicuro che mi sono fatta perdonare con la sostanza, chè su quella erano tutti d’accordo a tavola.
Perchè “my way” ? Be’ innanzi tutto perchè la ricetta non è quella della Sacher, che, provata più volte in diverse varianti non ha mai dato (a me) i risultati sperati, cioè quelli conosciuti nei magnificenti caffè austriaci.
Allora ho pensato semplicemente di utilizzare la collaudatissima ricetta del “gateau au chocolat“, raddoppiando le dosi e cuocendo la torta più a lungo e a temperatura più bassa per asciugarla meglio internamente onde poi procedere con la farcitura di confettura di albicocca e la glassa di cioccolato. Io ho tagliato il fondant a mano, ma per un’esecuzione perfetta guarda qua, il tagliatorte !
Sulla qualità della confettura, come su quella del cioccolato, non si può transigere. Una confettura che non sia all’altezza può rovinare tutto. E io sulla confettura extra di albicocche di Per Boschi e Contrade (Basilicata) potrei scrivere un trattatello. Le ho assaggiate tutte, prima di selezionarle, come faccio sempre per tutti i prodotti del nostro GustoShop, ma in generale la confettura che assaggio in prima battuta è quella di albicocche, perchè secondo me dà il tono di tutta la produzione.
70g. di albicocche su 100 g. di confettura, un po’ di zucchero e… fine, niente pectina (nè tanto meno conservanti, coloranti o stabilizzanti).
Una confettura dalla consistenza sempre sperata. Non è gelatinosa, non è scivolosa, non è densa, non è caramellosa. Non è troppo dolce nè acidula, nè asprigna come a volte capita. Insomma come è ? Perfetta. No, non lesino complimenti, perchè se li merita tutti. Quando la propongo nei dolci o in accompagnamento ai formaggi, mi chiedono sempre da dove viene questa squisitezza qui. E ci scappa un risolino d’orgoglio, manco l’avessi fatta io !
Il cioccolato utilizzato invece è il Sambirano Madagascar 64%, ottenuto da cacao Trinitario varietà Sambirano, con leggere sfumature agrumate. Targato Silvio Bessone, of course…
Ah dimenticavo, per la glassa ho messo 100 g. del cioccolato di cui sopra a sciogliersi a bagnomaria insieme a 3 cucchiai di zucchero a velo, 3 cucchiai d’acqua e 1 cucchiaio di burro. Poi ho versato tutto al centro della torta lasciando colare la glassa senza ritoccarla con la spatola perchè venisse il più liscia possibile (alla fine ho ritoccato e come, però è venuta carina lo stesso…).
Non ci crederete ma somiglia molto più questa a una vera Sacher (morbida, cedevole, suadente e di gusto intenso di cioccolata e albicocca stop) che le 7 o 8 Sacher che negli anni ho preparato di tanto in tanto seguendo pedissequamente ricette lunghe almeno 1 pagina A4 con accortezze, trucchetti e segreti per una Sacher perfetta.
Quindi gli esperti non me ne vorranno, ma a me è piaciuta così.
Assaggiate ?
marzo 22nd, 2011

Qualche giorno fa mi apprestavo ad entrare all’INPS e allora d’istinto sono passata in edicola per prendere qualcosa che allietasse l’infinita attesa che mi aspettava. Erano anni che non compravo una rivista di cucina, così dopo 10 min. mi sono ritrovata seduta in mezzo a una cinquantina di persone a sfogliare qua e là (piuttosto impazientemente) fra sformatini, concassee, risotti, e quant’altro, in cerca di qualcosa che attirasse la mia attenzione.
Ho notato una ricetta che mi ispirava come aspetto ma non del tutto come ingredienti e sapori accostati insieme. Qualche giorno dopo in cucina ho combinato qualcosa del genere ma decisamente a modo mio.
Una terrina fredda con formaggi freschi, con l’apporto gustoso e coreografico del cavolo cappuccio rosso. Un passaggio di testimone che proprio oggi giorno dell’equinozio (grazie per avermelo ricordato, Wenny !) esprime la transizione dall’inverno alla primavera ascia (finalmente, un inverno così pernicioso non me lo ricordavo da tempo, sono stata più a letto che in piedi!) anche perchè si avverte prepotente la voglia di alleggerirsi, di metter via piumini e cappelli e cominciare a sentirsi addosso un sole più caldo.
Passiamo agli ingredienti necessari per una “rotolo” da cui potete ricavare 15/18 fette, quindi adatto a circa 6 persone
1 cavolo cappuccio rosso
20 pomodori secchi
200 g. di ricotta di pecora
100 g. di robiola
50 g. di pistacchi pelati
3 cucchiani da tè di curcuma
2 cucchiai di olio di noce
1 bel mazzetto di rughetta
- Lasciamo insaporire i pomodori secchi con extravergine, origano e capperi.
- Lessiamo le foglie di cavolo cappuccio per 5 minuti e poi, le mettiamo nell’acqua ghiacciata e dopo qualche minuto le asciughiamo.
- Mischiamo la ricotta con la robiola, la curcuma, l’ olio di noce, metà dei pistacchi e 10 pomodori secchi tritati
- Stendiamo le foglie di cavolo sulla pellicola cercando di non lasciare spazi, sovrapponendole un po’.
- Poniamo il composto di ricotta e robiola al centro delle foglie e chiudiamo delicatamente le foglie aiutandoci con la pelliccola e cercando di compattare il composto al centro, dando la forma del rotolo.
Lasciamo in frigo per almeno 3 ore ma va benissimo anche consumare nei due giorni successivi.
Prepariamo anche due cremine di accompagnamento, una frullando al minipimer la rughetta con extravergine e qualche pistacchietto, e l’altra frullando i restanti pomodori secchi con extravergine.
Al momento di servire togliamo la pellicola, adagiamo il rotolo nel piatto da portata e cospargiamo con i restanti pistacchi tritati grossolanamente.
Voilà pronto da affettare !

P.S. Nella rivista la terrina era di sola ricotta, all’interno aveva dei peperoni (peperoni in inverno? ma non dovrebbero educare il pubblico alla stagionalità ?). La curcuma non era contempleta, così come le due salsine
E con questo chiudo la mia serie di ricette a base di cavoli e broccoli aderendo inviando la terza ricetta al concorso
“Ma sei proprio un broccolo !” di Eli del blog “Il Gamberetto”

marzo 21st, 2011

Una ricettina semplice, veloce, gustosa e piccantina il giusto, composta in una domenica uggiosa e senza grandi pretese.
La volete provare ?
Allora lavate le cime di rapa e tuffatele nell’acqua in ebollizione leggermente salata, dopo pochi minuti le tirate su (usate una schiumarola così lascaite l’acqua nella pila, chè vi serve per cuocere la pasta !) e le ripassate nel soffritto di extravergine, spicchio d’aglio, peperoncino.
In una padellina a parte sbriciolate i mazzafegati (salsicce di fegato leggermente speziate con poco finocchietto, peperoncino e buccia di arancia) nell’extravergine caldo facendole rosolare.
Lessate le orecchiette nell’acqua di cottura delle cime di rapa, scolatele e ripassatele con le cime di rapa e i mazzafegati.
Un po’ di zest di arancia ci sta a meraviglia, per chi vuole un po’ più di freschezza.
State già godendovi il piattino ? Ma che bravi… buon appetito !

Anche questa ricetta vale a partecipare al concorso
“Ma sei proprio un broccolo !“
di Eli del blog “Il Gamberetto“

marzo 15th, 2011
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