L’extravergine - occhio all’etichetta !

capalbio-nov-07-34

E’ tempo di raccolta delle olive e quindi fra poco esce l’olio nuovo, il 2009. E allora “lo sapevete che” …

Dal 1° Luglio di quest’anno, l’etichetta dell’olio extravergine di oliva (e dell’olio vergine di oliva) deve indicare la provenienza delle olive utilizzate, quindi deve essere indicato il Paese, o i Paesi dove le olive sono state coltivate. [Alleluia - ndr]

Questo è quanto sancito dal Regolamento Europeo n.182 del 6 Marzo 2009.

Quindi se vogliamo essere sicuri di acquistare olio italiano da olive italiane dobbiamo cercare in etichetta le diciture : “prodotto italiano”, “100% olive italiane”, “ottenuto da olive coltivate in Italia”, “olio estratto in Italia da olive coltivate in Italia”e così via.

Altrimenti troveremo scritto “prodotto nell’Unione Europea” o ancora “miscele di oli comunitari” se la provenienza rimane limitata a Stati Comunitari oppure “prodotto non comunitario” oppure “miscele di oli non comunitari” se sono coinvolti Paesi Terzi.

Personalmente preferisco l’olio extravergine italiano ottenuto da olive coltivate in Italia perchè è noto che in molti paesi del Mediterraneo vigono usanze e abitudini diverse riguardo la “raccolta” delle olive, che a volte viene praticata dal terreno, prelevando olive cadute dall’albero già da qualche giorno, quindi con proprietà oganolettiche decisamente più scadenti. Per non parlare poi dei tempi di frangitura che con un viaggio (aereo/camion/treno che sia) di mezzo si allungano ulteriormente, traendone un olio di qualità indubbiamente inferiore rispetto a quello ottenuto dalla raccolta diretta dall’albero (a mano o con l’ausilio di macchine) e frangitura entro 24 ore, come praticano moltissimi produttori italiani di qualità. Poi comunque in generale mi fido di più della filiera “in-house” che di quella spezzettata tra diversi operatori, perchè in questo secondo caso è più difficile controllare gli standard qualitativi delle varie fasi. E, infine vuoi mettere l’approccio psicologico e quindi poi anche procedurale/operativo di chi si coltiva e si cura il suo bell’oliveto da decenni producendo il suo extravergine, rispetto a chi importa, trasforma e vende ?
[Queste considerazioni sono mie personali e non vogliono certo assurgere a vademecum/guida per chi compra l'olio, ci mancherebbe, eh ? So che si può trovare dell'ottimo extravergine anche oltre i nostri confini, ma siccome mi sembra che in questo campo noi Italiani siamo piazzati davvero bene, perchè non approfittarne ? :-) ]

Va segnalato anche l’Art.6, Par. 1, comma 3 del Regolamento dedicato alla miscela di oli:

«Gli Stati membri possono vietare la produzione, sul loro
territorio, delle miscele di oli di oliva e di altri oli vegetali
di cui al primo comma per il consumo interno. Tuttavia
essi non possono vietare la commercializzazione, sul loro
territorio, delle suddette miscele di oli provenienti da altri
paesi, né vietare la produzione, sul loro territorio, di dette
miscele ai fini della commercializzazione in un altro Stato
membro o dell’esportazione.»;

Insomma una gran confusione per noi poveri consumatori, che a questo punto potremmo anche aspettarci qualche trabocchetto in etichetta, del tipo “selezione dei migliori oli…” o cose di questo genere, che potrebbero nascondere una miscela di olio di oliva e altri oli vegetali. Quindi se vogliamo il nostro bell’extravergine di qualità a tavola e non miscele di dubbia provenienza, bisognerà prestare attenzione a quest’aspetto. Se poi si vuol stare ulteriormente tranquilli si può ricorrere a una DOP, regolata da un proprio disciplinare e certamente soggetta a controlli più mirati.

Noi, fra l’altro, stiamo valutando i nuovi extravergine da prendere per la nostra creaturina GustoShop, quindi se avete consigli e recensioni, non avete che da commentare o scrivere (info@gustoshop.eu) !

8 comments novembre 9th, 2009

Perchè al Panama Cafè

panama-cafe

Luce e spazio. Aria. Bianco e wengè. Linee pulite, essenziali. Macchie di colore qua e là, fiori. Tocchi di dolcezza inafferrabile, intangibile, eppure pronta ad accarezzarti quando ti siedi per il tuo aperitivo o per un bel piatto di pasta dai sapori netti e schietti, ma anche un buon secondo, tanto per rimanere leggeri…

E’ il Panama Cafè .

Impresa di amici che hanno lo sguardo piantato sul futuro.

Una volta che li conosci ti vien voglia di andare a farci colazione per gustarti le torte fatte in casa, oppure di farci una scappatina veloce appena esci dal lavoro, approfittando di un glorioso Happy Hour ricco di sfiziose proposte. In cucina c’è la grande Chiara, sì sì, avete capito bene, proprio lei, l’inquilina del frizzante Monolocale in Centro, insomma la “monolocalaia”…colei che armeggia con sifoni e mille altri aggeggi, tutti al servizio di una cucina leggera, estrosa e decisamente glamour.
Ma a dirla tutta qui non si tratta solo di mangiare e bere. Il Panama Cafè ti conquista anche con altri piccoli grandi dettagli : le facce sorridenti di chi serve con dedizione, l’atmosfera leggera e rilassante, gli incontri giusti, le novità proposte con entusiasmo.

Devo dire altro ? I don’t think so… just pop in !

panama-primo-2panama-piattipanama-primo

panama-panoramica-2panama-da-fuori-2panama-bar

Panama Cafè
Via della Polveriera (stazione di servizio ERG della mediana nuova) - Civitavecchia
Telefono 0766.503012
Aperto dal lunedì al sabato dalle 06.00 am alle 09.00 pm

4 comments aprile 25th, 2009

Salumi e Formaggi ? Che pizza !

GustoShop e “Mastro Titta” di Civitavecchia (powered da Slow Food Civitavecchia), un sodalizio fondato sull’amore per la qualità e la passione per le cose fatte bene.

Fabio alias Mastro Titta è un ricercatore spinto di prodotti di altissima qualità utilizzati per vestire degnamente le sue auperbe pizze e la sera lo trovi lì nel suo locale a disporre gli ingredienti sulla “tela grezza” di pasta lievitata per 36 lunghe ore a creare un “quadro” dal profumo inebriante, una tavolozza intrisa di colori, dove le forme e le consistenze si mescolano e si fondono sulla pasta morbida e fragrante allo stesso tempo. Un’opera d’arte dalle caratteristiche organolettiche impressionanti e caratterizzata dall’alta digeribilità, che non è proprio l’ultima cosa, a pensarci bene.

Ne parlavamo oggi con i miei colleghi di ufficio : se la pizza è buona puoi mangiarla anche fredda, se invece da fredda “la devi tirare in faccia al muro” allora vuol dire che nello stomaco l’effetto è lo stesso e se la conosci la eviti. Be’ la pizza di Mastro Titta, in quei rarissimi casi in cui ne avanza qualche pezzetto, il giorno dopo ci faccio pranzo, senza neanche scaldarla, a seconda del tipo. Non aggiungo altro.

Ma veniamo alla cena, che propone un percorso gastronomico variegato e stimolante che si snoda in varie tappe.

Si parte con un piatto di degustazione di Grandi Salumi e qui entrano in scena prodotti di nicchia, provenienti dalle mani sapienti di veri e propri artigiani del gusto con produzioni caratterizzate da numeri bassi e qualità decisamente alta. Parliamo di culatello di Zibello, prosciutto di Desulo, schiacciata di cinghiale, capocollo di centa senese e salame di bue di Carrù. Portiamo dunque in tavola frammenti di storia e cultura gastronomica del Piemonte, della Toscana, del Lazio, della Sardegna e dell’Emilia Romagna. Completano il piatto dei finger food a sorpresa firmati Mastro Titta.

Segue un trittico di pizze di autore in cui Fabio scatena il suo genio interpretativo. Ma non vuole anticipare nulla, chi verrà vedrà.

Poi è la volta dei Grandi Formaggi. Una degustazione che snocciola uno dopo l’altro alcuni tra i più grandi formaggi italiani, vere e proprie opere d’arte di Mastri Casari che lavorano ancora oggi come si faceva centinaia di anni fa. Si tratta di piacentinu ennese, castelmagno, montasio, pecorino dei Monti Sibillini, pecorino di Pienza accmpagnati da pere martinsec in agrodolce, miele di macchia mediterranea, confettura di melone cantalupo. Il latte è quello crudo (non soggetto a pastorizzazione) e a Km 0, ossia porveniente da pecore o vacche di quel territorio, che viene lavorato in modo artigianale per ottenere formaggi che saranno uno diverso dall’altro, ogni forma con una sua caratteristica sfumatura di sapore, a seconda della grandezza, dei pascoli utilizzati dalle mandrie, della stagione e di tante variabili che la produzione industriale non contempla e, anzi, evita come la peste regalandoci prodotti di fabbrica, dalle proprietà organolettiche quasi azzerate e un sapore spesso scialbo e identico per tutte le forme di quel formaggio. Anche in questo caso completerà il piatto degustazione delle delikatessen al formaggio di Mastro Titta.

Si conclude con un dessert a base di crema impreziosito dalle pesche di Leonforte (presidio Slow Food), dolci e succose peschette di una varietà Siciliana ormai in via di estinzione, che vengono insacchettate a mano una a una ancora acerbe sull’albero per proteggerle dagli insetti.  Una chicca da non perdere.

La cena è accompagnata da birre artigianali di gran calibro, tanto per tenere la nota.

Il tutto al prezzo buono giusto e pulito di Euro 25,00.

Prenoto anche per voi ? Be’ se volete fare da soli, affrettatevi : tel 076632336 opp.  info@gustoshop.eu

9 comments marzo 20th, 2009

Si (ri)parte … FOOD&BOOK !

 

Parte la rassegna enogastroletteraria “Food&Book” organizzata da Slow Food Civitavecchia con il primo incontro curioso-goloso “Lungo il Po” : quattro chiacchiere con lo scrittore Michele Marziani, una delle penne enogastronomiche più accattivanti e sapienti, autore del libro

“Lungo il Po. Viaggio controcorrente alla scoperta di sapori, genti e leggende del Grande Fiume”

accompagnato per l’occasione da Mirco Mariotti dell’Azienda Vitivinicola “Fondo Luogaccio”, produttore di vini DOC del Bosco Eliceo.

Intervengono Andrea Giannasi, giornalista ed editore (Prospettiva Editrice), e Fabrizio Gabrielli (il co-autore del raffinato blog Monolocale in Centro, e autore letterario di belle promesse), fiduciario della condotta Slow Food di Civitavecchia.

A seguire, degustazione di Zuppa d’Anguilla alla Comacchiese e Filetti di Pesce Gatto Fritti preparati degli alunni dell’I.I.S. Viale Adige di Civitavecchia secondo le indicazioni di Michele Marziani, salami ferraresi e pampepati al cioccolato accompagnati dal Fortana rifermentato in bottiglia.

N.B. :  PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA - scrivi a  slowfoodcivitavecchia@yahoo.it ENTRO E NON OLTRE IL 20 MARZO.

Ci vediamo lì ?

Add comment marzo 13th, 2009

Il Gusto del Salone è anche nella critica !!!

Come già scritto qualche decina di volte, il Salone del Gusto è stata una bella esperienza, che per noi ha valenza sia personale che professionale (ma tanto nel nostro caso è tutto sempre mischiato : passione, lavoro, famiglia, hobby ecc ecc).  Cioè l’entusiasmo di venire a contatto  con tanti produttori, tante realtà diverse, tante facce e tante mani, tante suggestioni e tanto ma tanto casino (diciamolo pure) c’è stato anche questa volta, ma come potrebbe essere diversamente ? Stiamo parlando di una delle nostre passioni più importanti, che guida la nostra vita e tante nostre scelte quotidiane, insomma c’è la cucina, gli ingredienti particolari, i prodotti tipici, i presidi, la biodiversità, il confronto con tante culture diverse e sottesa a tutto, la filosofia Slow.


p e r ò

ci sono poi delle considerazioni di diverso ordine che vanno fatte.

Partendo dalle cose più banali, direi che  l’organizzazione ha lasciato largamente a desiderare. Mi rendo perfettamente conto che non è facile metter su una manifestazione di queste dimensioni, però mi chiedo :

1.ma deve essere per forza di queste dimensioni ? Voglio dire, ci si fermerà prima o poi o si deve allargare sempre più fino a raggiungere una dimensione in/dis-umana, fuori dalla portata, in cui ti senti sovrastato dall’impotenza perchè sai che non la vedrai mai tutta per bene, non basterebbero neanche 10 giorni, manco fosse una capitale eruopea.

2.ma il lingotto non si sta dimostrando sempre più una sede inadatta a ricevere migliaia di persone ? I motivi sono tanti : perchè la struttura è vecchia, perchè ci sono barriere architettoniche, perchè gli ascensori non funzionano, le scale mobili neanche e i tapis roulant meno che meno.  Perchè i bagni sono vecchi, pochi, inadeguati (pure mal puliti, ma questo è un altro aspetto). Già questo mi sembra che potrebbe bastare…

Poi il primo punto porta direttamente a un altro ordine di domande :

- ma perchè non si effettua una selezione più stringente in modo da portare alla ribaltà solo realtà davvero in sintonia con la filosofia di Slow Food e Terra Madre. Mi chiedo infatti cosa c’entri Loacker (con tutto il rispetto per dei wafer industriali peraltro decenti), cosa c’entri la Coop o Lavazza, insomma io non mi aspetto esattamente questo nel tempio di Slow Foof, votata alla strenua difesa della biodiversità contro la globalizzazione in ambito alimentare perpretata dal sistema dei supermercati, ad esempio. E mi trovo invece la Coop con uno stand megagalattico che ospita sessioni di approfondimento varie proprio al centro del padiglione 1. Mi fa riflettere e non mi vengono in mente belle cose, sinceramente (non voglio demonizzare niente e nessuno, io stessa spesso vado alla coop a fare la spesa ma qui si parla di Altro… o no ?).

- ma forse alla base del meccanismo c’è il solito sistema, che più siamo e meglio è, anzi, che più siete e meglio è per me…Insomma fare i soldi sarà necessario per finanziare progetti importanti ma necessariamente ci vuole anche un po’ di coerenza se si vuole dare il buon esempio.

- e poi, nel tempio del “buono, pulito e giusto” pochi eroici sfornavano scontrini e tutti gli altri ? Lo potete immaginare…

Insomma questo Salone del Gusto mi ha suscitato più di qualche perplessità.

L’amico Fabrizio mi scriveva in un suo commento :

“…Insomma, che slow si stia fastizzando?”

Be’ a me sembra che si sia instaurato un processo che sicuramente ci potrà portare lontano…ma da un’altra parte !!! (rispetto alle pr-e/o-messe)

2 comments ottobre 29th, 2008


 

settembre 2010
L M M G V S D
« ago    
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930  

Shop

Archivio

Post recenti

Argomenti

Ultimi commenti

Login

Tag