
Negli ultimi tempi ho riservato i miei sprazzi di fantasia culinaria alle cene con gli amici, e lì sì,mi sono sbizzarrita con gioia e entusiasmo. Ma il problema è sempre lo stesso. Piatti espressi, fatti sul momento, momento però che inesorabilmente arriva sempre ben dopo il tramonto. Il primo welcome non è mai comparso prima delle 9 di sera, quando ormai gli ultimi raggi di sole, dopo qualche ultima girandola nel cielo, andavano a spegnersi nell’orizzonte placido di mare.
In più mettici la giostra roteante di tutti i giorni e il tempo che manca sempre di più e il risultato è fatale : blog ammutolito.
Allora ecco una ricettina di qualche tempo fa, per tornare a esserci, per voi, ma anche per me stessa…
Quando l’acqua arriva a bollore, salo e butto giù gli asparagi già mondati, lascio 5 minuti e poi li scolo senza buttare l’acqua di cottura. Le punte le metto da parte e taglio i gambi a metà. La metà più tenera la taglio a pezzetti e l’altra più vicina alla radice la frullo con l’acqua di cottura per ottenere una purea morbida.
Poi faccio un soffritto con evo e scalgono, lascio andare un po’, calo il riso, faccio tostare, bagno con del vino bianco, lascio evaporare e poi butto giù i gambi degli asparagi tagliati a pezzetti. Lascio che il riso assorba pian piano l’acqua di cottura degli asparagi, che calo con il coppino di tanto in tanto, poi aggiungo la purea di asparagi e infine le punte, perchè si mantengano intere e sode.
Servo con una generosa spolverata di bottarga di muggine.
Arriva subito la dolcezza degli asparagi, che si lega a quella della bottarga ma dura un attimo, si impone poi la nota sapida della bottarga, un tocco iodato che ripulisce la bocca.Del resto parliamo della bottarga sarda di Stefano Rocca, che si è guadagnata il secondo podio nell’ampio panorama italiano secondo la degustazione effettuata dal Gambero Rosso, una bottarga giudicata fra le più buone d’Italia!!!

luglio 29th, 2010

Spesso mi capita di buttar giù gli spaghetti e non sapere ancora come li mangerò, sarà sicuramente una cosa rapida : ajo & ojo oppure con extravergine a crudo e bottarga di tonno o di muggine, oppure “alla checca” ossia con olio pomodorini aglio mozzarella e basilico, tutto a crudo; o ancora burro e parmigiano, oppure al pesto alla Genovese - il barbatrucco targato La Gallinara ;-).

Be’ l’altro ieri dopo aver buttato giù la pasta ho sbucciato al volo una patata, l’ho tagliata a dadini e buttata giù appresso agli spaghetti, pregustando già il mio pesto pronto preferito. Poi mentre scolavo, mi balena un’ideuccia e poi un’altra ancora : e se ci “zestassi” anche un po’ di bottarga di tonno, oh yea… e se coinvolgessi anche quelle belle alicette home-made marinate con coriandolo e lime, sììì, ci sta, ci sta, sono sicura che ci sta, gli agrumi con la bottarga vanno a braccetto che è una meraviglia ! E perchè l’alice che t’ha fatto ? Col pesto ci sta un bijoux !
Dosi x 3 :
300 g. spaghetti
1 barattolino di pesto alla Genovese la Gallinara
1 patata bella grossa
qualche alicetta sott’olio con lime e coriandolo
bottarga di tonno

Ecco il piatto che a me è parso decisamente buono e profumato, ma…
siete voi a dover giudicare !!! Provatelo e fatemi sapere !
ottobre 22nd, 2009

Aridanga con l’aglio selvatico !!! Giuro che per quest’anno è l’ultima ricetta, ma a primavera l’aglio ha imperversato nella mia cucina come non mai e quindi ha fatto già capolino un paio di volte nel blog (linguine aglio selvatico, telline e scampetti e spaghetti con aglio selvatico, fave e vitalba croccante). Ora mi sono trovata da parte questa ricettina, che mi era garbata parecchio, e ve la posto al volo.
Ingredienti x 2
200 g. di pasta corta
qualche cucchiaio di extravergine di oliva
pomodorini confit (come farli ? guarda qui)
bottarga di muggine da grattugiare o fare a scagliette (ne basta poca, of course)
qualche filino di buccia d’arancio

In un soffritto di buon extravergine si buttano giù i bulbetti d’aglio selvatico, puliti, lavati e tagliati a metà. Si lascia sfrigolare un po’, poi si aggiungono i pomodorini confit lasciati integri (a me piace così ma si possono anche tagliare a metà o a petali) e qualche strisciolina di buccia d’arancia ritagliata con il rigalimoni. Si lascia andare due minuti e ci si butta la pasta appena lessata e scolata bene. Una bella mescolata e poi nel piatto, per cospargere di lamelle di bottarga di muggine. Giro di extravergine a crudo e vai.
A questo proposito vi segnalo la bottarga sarda di muggine di Stefano Rocca, valutata dal Gambero Rosso tra le migliori d’Italia (secondo posto del podio, mica male!). Una prelibatezza che abbiamo talmente apprezzato in una fiera alimentare da decidere seduta stante - dopo una bella chiacchierata con Stefano - di non farcela scappare e inserirla quindi nei prodotti del nostro Gustoshop.
La consistenza è perfetta, asciutta ma pastosa, sapida al punto giusto, delicata e certamente equilibrata.
Ce l’abbiamo in baffe da 100/120 g. oppure già grattugiata in barattolo da 70 g. o 100 g. . Naturalmente non ci manca neanche la bottarga di tonno, per un sapore più deciso, anche questa in baffe da 100/120 g., barattolo da 70 g. e 100 g..
Siamo andati a trovarli una volta che giravamo per la Sardegna (a caccia di nuovi talenti…) ed è stato un piacere visitare il loro laboratorio pulito, ben organizzato e anche rivedere Stefano e il suo staff, così cordiali, gentili, disponibili (fu un’improvvisata!). Ne parlai in passato nel blog, qui e qui, per chi ha voglia di respirare un po’ di aria di mare.

luglio 12th, 2009

Quando prepariamo una cena per i nostri ospiti mormalmente cerchiamo di concentrare la nostra attenzione e il nostro tempo su un paio di piatti cercando di alleggerire il resto. Ecco che un paio di antipasti già belli pronti, con un dispendio di energie e tempo davvero minimo a volte possono far grandemente comodo.
Si tratta di due tipi di crostini ispirati alla “reginetta di San Daniele”, ossia la trota allevata nel Tagliamento da Giuseppe Pighin, allevatore e affumicatore dall’esperienza decennale, il quale profonde impegno e energia per valorizzare questa tradizionale risorsa del Friuli nel rispetto dei tempi e dei ritmi naturali, senza forzature e, soprattutto, con il costante impegno di lavorare il prodotto appena pescato.
I guizzi di trota vengono ottenuti dalla polpa di trota affumicata, ridotta in piccoli pezzi e conservata sott’olio. Il sapore è delicato e originale.
Il caviale di trota è invece una prelibatezza, con quella nota sapida che viene ben bilanciata da un ricciolo di burro non salato sul pane (è ottimo anche sulla pasta, ma questa è ancora un’altra storia…).
Basterà dunque affettare una baguette e passare il pane al grill. E il gioco è fatto. Comodo, no-o ?

In English, please !
When you prepare a dinner for your guests you usually focus your attention and your time on a couple of dishes in particular way so it’s good for you if you have a couple of starters ready in five minutes !
These two types of “crostini” are made with the “Reginetta di San Daniele”, the pink trout bred in the clear waters of Tagliamento river, in Friuli. In 1984 Giuseppe Pighin, experienced fish farmer and smoker, set up his company, Friultrota, committed to enhancing the value of one of the traditional local products, while keeping to the time and rhythms of nature. Over the years the company has expanded its range of products beyond trout to include new fish-based specialities, working with the same attention to detail, quality and using only the freshest products.
The “guizzi di trota” is a sort of patè made with smoked trout, the taste is delicate and original.
The “trout roe” is salted in a unique process that “Friultrota” keeps as a closely guarded secret. With its intense yet delicate flavour this “caviar” is perfect in tasty canapés with a curl of non-salted butter (and delicious with pasta as well, but this is another story…).
So Just slice a baguette and grill the bread, that’s it. It’s easy and tasty, isn’t it ?
dicembre 5th, 2008

C’è poco da fare, ogni tanto ho il bisogno fisico di rifare queste fettuccine con la farina di castagne.
Le dosi sono state tarate nel tempo, dopo vari tentativi e il risultato ormai è garantito. Le ho accompagnate con un condimento di mare, che secondo me esalta la castagna, ma anche un buon pesto fa la sua buona figura.
Ma ora bando alle ciance…
Per la pasta ho due dosi, testate entrambe, a seconda delle persone, ma prima di passarvi queste ho da raccomandarmi una sola cosa : che la farina di castagne sia buona !!! Altrimenti non sanno di niente. Io quando posso uso una farina macinata a pietra in un piccolo mulino della Garfagnana, che ci porta il nostro amico Phrank, davvero superlativa, altrimenti cerco qualcosa di simile nelle botteghe o al supermercato.
Per 8 persone :300 g. farina bianca, 100 g. farina di castagne, 5 uova, un pizzico di sale
Per 2 persone :100 g. farina bianca, 30 g. farina di castagne, 2 uova, un pizzico di sale
Per il sugo invece procedete così :
Sgusciate i gamberoni e liberateli dell’intestino. Le teste invece fatele dolcemente sobbollite in un po’ d’acqua. Soffriggete due spicchi d’aglio nell’olio, aggiungete i pomodorini tagliati a metà e lasciate andare per un po’. Poi irrorate abbondantemente con il brodetto ottenuto dalle teste dei gamberoni. Quando la pasta è scolata, prima di ripassarla, mettete nel sugo qualche gamberone intero e dopo un attimo il resto dei gamberi invece tagliati al coltello tipò ragù, in modo che rimangano morbidi e gustosi [Slurp!].
Fate saltare la pasta in padella per un minuto e servitela con qualche fogliolina di origano fresco spezzettata e qualche lamella di bottarga di muggine qua e là.
Enjoy !

agosto 18th, 2008

E qui il salto… dai Fenici a Stefano Rocca, da Tharros a Cagliari, dal 1000 a.C. al 2008 d.C..
Sembra infatti che i primi a sperimentare il processo di salagione e conservazione delle sacche ovariche dei pesci inventando così la celeberrima bottarga siano stati proprio i Fenici, che passarono poi questa ed altre conoscenza ai Cartaginesi, che a loro volta la passarono agli Egiziani e così facendo arrivò ai Romani e ai nostri tempi. E’ quindi una pratica antichissima, che vede protagonisti assoluti i popoli del Mediterraneo.
Stefano Rocca è un ragazzo sardo [mi rifiuto categoricamente di definire altrimenti un quarantenne n.d.r.] il quale, coadiuvato da un ottimo staff di collaboratori e supportato da una buona dose di tecnologia produce la bottarga di muggine in baffe e quella già macinata, la bottarga di tonno in baffe e quella macinata, il mosciame di tonno rosso, la polpa di riccio del mediterraneo e il patè di mare (ottenuto dalla carne affumicata del tonno rosso e del pescespada).
Quando siamo arrivati a Cagliari siamo andati volentieri a trovarlo e abbiamo visitato il suo stabilimento lindo, più che pulito, dove il personale lavorava ben equipaggiato e con strumenti avanzati per eseguire un trattamento che pur rimanendo artigianale (il pesce viene trattato manualmente come tremila anni fa e i tempi di stagionatura sono quelli che vuole la tradizione), viene eseguito all’insegna della pulizia più rigorosa.



Comunque i prodotti di Stefano ci hanno conquistato all’istante, appena li assaggiammo a una delle varie ferie che frequentiamo alla ricerca assidua del meglio da tutta Italia. E ancora oggi il nostro frigo è sempre ben rifornito delle sue varie leccornie, perchè il mosciame è gustosissimo ma non troppo salato, la bottarga è intensa e morbida, il patè di mare con il suo gusto “fumè” è davvero ammaliante e la polpa di ricci è una vera e propria goduria. E poi vogliamo parlare della quantità smisurata di ricette che si possono realizzare con questa bontà di cose ???? (No, non adesso, magari più in là…)
E quindi ci piace fargli pubblicità perchè se la merita.
Si dice che quando commercializzi i prodotti alimentari, finisci per stufartene.
Be’ a noi questo non succede.
E continuiamo a comprare e mangiare le delizie che propone Stefano, ben felici e contenti.
luglio 22nd, 2008

A me i Fenici sono sempre piaciuti sin dalle elementari, quando la maestra Mariangela ci spiegò che erano un popolo di navigatori e ottenevano il colore porpora da un mollusco marino con una lunga lavorazione, che valse loro il nome che in Greco è phoìnikes, da phoìnix, che significa appunto rosso. Quindi “I rossi” sono sempre stati uno dei miei popoli antichi preferiti (insieme agli Etruschi) e così quando ho letto del sito fenicio di Tharros all’estremità della penisola del Sinis, sapevo già che sarei stata lì nel giro di poche ore, il tempo di arrivare in macchina lungo una superstrada piena di lavori in corso e deviazioni e… pluf, sono atterrata nel mezzo di uno di quei posti che emanano qualcosa di magico. Il silenzio era rotto solo dal sottofondo musicale di mare e vento e mentre scendevamo lungo la strada di accesso verso i resti archeologici mi si è aperto davanti questo spettacolo :



E’ stato un colpo. Non sono riuscita a proferire parola per non so quanto tempo, mentre Marta non smetteva un minuto di correre, guardare e ancora correre e guardare e poi guardarmi, un po’ impensierita… Chi sa cosa le è successo, mumble mumble
Una vera e propria città di origine Fenicia (700 a.C.) poi diventata Cartaginese (500 a.C.), poi Romana (200 a.C.) e infine abbandonata a causa delle scorrerie Saracene.
I Fenici fondarono il santuario detto TOPHET, dove venivano cremati e deposti in urne i bambini morti in tenera età, come per tutte le più importanti città fenicie, sulla collina di Muru Mannu, sfruttando i resti murari delle capanne del presistente villaggio nuragico.
Il “Tempio delle semicolonne doriche” è invece Cartaginese e si erge proprio al centro del sito, come piazzato tramite un fotomontaggio nel mezzo di un un quadro di Monet, in un campo fiorito di papaveri, contro un mare appena increspato. Toglie il respiro.


Le strade, i resti dei negozi e dei locali artigianali e le terme risalgono al periodo Romano e donano quel tocco imponente e trionfante che tanto sa di “impero” a un posto che altrimenti evoca lontane presenze, più silenziose e composte.
Dopo circa due ore di esplorazione ci accingiamo a lasciare Tharros, mentre Marta scova una piccola tartaruga …

Un ultimo sguardo alla torre di avvistamento e poi saliamo in macchina diretti verso sud dove, a proposito di Fenici, ci aspetta Stefano Rocca…

Ora però è tardi per raccontarvi di Rocca e come c’entra coi Fenici… facciamo domani ?
luglio 14th, 2008