Posts filed under 'ricette facili'

Minestra di patate con mentuccia e berberè

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Very comfort food, praticamente tante coccole calde, morbide e profumate sotto forma di minestra speziata !

Ingredienti x 3 :
1/2 bicchiere d’extravergine
2 spicchi d’aglio
1 cipolla piccola
2 foglie di alloro
6 patate medie
15 pomodorini
1 bicchiere di passata di pomodoro
una manciata di foglie di mentuccia
1 cucchiaino di berberè
sale

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Due spicchi d’aglio interi abbracciati a mezza cipolla affettata finemente e due foglie di alloro, tutto a sfrigolare nell’extravergine; poi i pomodorini sbucciati tagliati a metà e dopo un po’ un bicchiere di passata di pomodoro per amagamare il tutto, e giù le patate a tocchettoni, un giro di sale e un po’ di pazienza, che vada tranquilla per una ventina di minuti con l’aggiunta iniziale di acqua bollente,  tante foglioline di mentuccia e una generosa manciata di berberè.

Che sia ancora brodosa quando accoglierà la pasta e… via in tavola, a coccolarsi !


5 comments aprile 6th, 2010

Lemonsoft

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Così l’ho ribattezzato per via della pasta morbida e soffice aromatizzata dal gusto fresco e ben distinguibile del limone. Facile e veloce da fare, ha conquistato tutti in famiglia, piccoletta in primis. Ecco la ricettina.

- 200 g. di farina 00
- 50 g. di fecola
- 1 bustina di lievito
- 250 g. zucchero
- 4 uova
- scorza di 1 limone
- succo di 1/2 limone
- 100 g. di olio di semi
- 100 g. di burro
N.B. io ho usato doppia dose (limitando però il lievito a una bustina e mezzo) per riempire lo stampo di silicone di 22cm di diametro ma molto alto

Montare le uova con lo zucchero finchè non diventano spumose di un bel giallo chiaro. Poi aggiungere l’olio, il burro sciolto, il succo e la scorza di limone. Lavorare ancora per amalgamare tutto alla perfezione. Aggiungere la farina + fecola + lievito, il tutto setacciato per un paio di volte. L’impasto sarà discretamente fluido, liscio e omogeneo.

Versare nello stampo tradizionale imburrato e infarinato oppure semplicemente nello stampo di silicone e via in forno a 170° x 45 min. (con la doppia dose ci vuole quasi un’ora e mezza). Prova dello stecchino e poi… lasciarlo freddare in pace fuori dal forno… sempre se non c’è una ranocchietta che gira lì intorno senza posa implorando un assaggio brucia-gola !

Ne è avanzata giusto qualche fetta dopo il primo assalto, please help yourself…

2 comments marzo 31st, 2010

Biscottini di frolla al cioccolato Scavina e sale affumicato

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Vi presento gli eroi di un pomeriggio bellissimo passato a impastare, infornare e mangiare con la mia piccola “assistente creativa” : Dumbo, il pesciolino Flounder, Bianconiglio e l’Oca faccibianca del popolo migratore. Le favole e le storie si sono intrecciate in acrobazie rocambolesche fino a creare un nuovo unico incredibile racconto, con la partecipazione di altri personaggi nati lì per lì, come la coccinella curiosa, i fiori senza radici, ecc ecc . Magari un giorno di questi lo metto giù su carta…

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I protagonisti della ricetta invece son osolo tre: la pasta frolla (qui la ricetta), il  cioccolato Scavina (60%) del “cioccolataio magico” Bessone, ottenuto da un cacao trinitario che arriva da Bahia, con il suo gusto aromatico, e il suo affascinante carattere ribelle. E, infine, il sale affumicato Danese che ha dato un tocco originale e sferzante ai biscotti. Quelli più piccoli li ho accoppiati con un velo di confettura di mele allo zenzero nel mezzo e poi li ho intinti nel cioccolato lasciato fondere nella cioccolatiera (oppure a bagnomaria) con un goccino di latte. Tutto qua. Basta poco per avere uno spuntino, una colazione o una merenda sana, nutriente e golosa…altro che “merendini” !!!

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8 comments febbraio 21st, 2010

Amuse bouche con bufalina e salmone marinato alla svedese, aneto, cedrina e geranio

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Un bocconcino sfizioso che potrebbe essere parte di un buffet oppure la minuscola ma preziosa portata di apertura di un pranzo, per dare il benvenuto ai vostri ospiti.

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Gli ingredienti x farci due bocconcini :
1 ovolina di bufala
1 fettina di salmone marinato alla svedese
foglioline di aneto
1 fiore di geranio
2 foglie di cedrina
pepe bianco al mulinello

Si taglia a metà l’ovolina di bufolina per ottenere le basi dei due finger food. Sopra ci si mette una strisciolina di salmone ripiegata su se stessa, una fogliolina di cedrina e un petalo di geranio. Filino di extravergine delicato e spolverata di pepe a mulinello, per chi lo gradisce.

Pronto. E voi siete pronti ad aprire le danze ?

cielo

14 comments novembre 5th, 2009

Mentucciata : minestra contadina

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E’ un piatto tipico dei Monti di Tolfa, una minestra (o una zuppa se si serve con del pane casareccio raffermo tagliato a fettine sottili e posto nella scodella prima di versare la minestra), a base di mentuccia selvatica. Quindi è d’obbligo una bella passeggiatina in campagna in cerca di quei profumatissimi cespuglioni di mentuccia, prima che il gelo li bruci. Se ne deve prendere una bella quantità, prima di potersi permettere la ritirata. E così abbiamo fatto. L’abbiamo colta in compagnia di qualche cavallo allo stato brado che ci controllava con gran cipiglio.

La preparazione è una stupidaggine.

In un tegame capiente qualche spicchio d’aglio a rosolare nell’extravergine, poi esaurito il suo compito lo si toglie. Giù il pomodoro fresco a pezzi e lasciare andare per un po’. Aggiungere le patate anche queste tagliate a pezzettoni e si sala un po’. Si fa cuocere coperto per un’oretta e mezzo. Nel frattempo si lava la mentuccia, si mettono da parte solo le foglie e si asciugano.

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Poi si aggiungono alla minestra e si lascia sul fornello a fuoco moderato almeno un’altra ora. La presenza o meno del coperchio si regolerà a seconda della brodosità della minestra e il risultato a cui vogliamo arrivare (che dipende anche dalla decisione di mangiarla a minestra o a zuppa). Aggiustiamo di sale nell’ultima fase di cottura, quando si è già ristretta. Una volta nella scodella, un giro di extravergine e una macinata di pepe al mulinello ed è pronto.

Ci vuole tempo, perchè la cottura super anche le due ore, ma per il resto è semplice e gustosissima. La mentuccia pervade ogni recesso lasciando però emergere anche gli altri sapori. I nostri amici sono rimasti deliziati e hanno svuotato il “callaro” senza troppi complimenti. Ma quanto mi piace così !!!

13 comments ottobre 21st, 2009

Amuse bouche con bufala, salsa di ciliegino e berberè

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Prendi la bufalina e la tagli a metà per farci la base, bianca come latte. Aggiungi il rosso intenso della salsa di ciliegino siciliana e il rosso mattone del berberè macinato, un mix di spezie a base di peperoncino essiccato abissino, molto aromatico e piccante tipico dei paesi del Corno d’Africa. Per me è un dolcissimo ricordo di Asmara, in Eritrea. Il verde brillante di una fogliolina di basilico, superstite sul balcone. Goccia di extravergine coloro oro. Una tavolozza di gusto, vero ?

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Due parole per la salsa di ciliegino Faraci, le spendo, sì. Non ho mai amato le salse e i sughi comprati, ma ci sono delle eccezioni. Ci sono casi in cui non potresti mai dire che è qualcosa di pronto: niente saporini strani, di conservante, di stantio, di poco fresco. Anzi, una bella fragranza. I Faraci sono in Sicilia, a Floridia, vicino Siracusa. Fanno la pasta in primis, perchè nonno Antonino faceva il lavorante presso un mulino e poi decise di metter su un pastificio artigianale che produce ormai dal 1930 dell’ottima pasta trafilata al bronzo (eliconi, conchiglioni, paccheri, fusilli lunghi), ricavata da grano rigorosamente siciliano (vi pare poco mettersi a riparo da grani esteri con alto rischio di OGM?). Poi negli ultimi anni hanno cominciato a fare dei sugo (ragù di tonno, sugo di ricciola, sugo pescespada e gamberetti), il pesto di pistacchi di Bronte, i ciliegini “semidry”, una caponata da urlo e, appunto, la salsa di ciliegino, che quando i pomodorini freschi non ci sono più è decisamente una buona alternativa, chè è meglio un buon pomodoro conservato che un pessimo pomodoro fresco fuori stagione !

sopra

cielo

16 comments ottobre 15th, 2009

Salmone marinato alla svedese con cetriolo e papaya : welcome food !

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Ogni tanto mi diverto a fare il salmone marinato alla Svedese, perchè è facile, dura in frigo tranquillamente qualche giorno e ti trovi il pranzo pronto, bello fresco, senza muovere un dito ! In questo caso ci ho preparato dei “welcome food” carini e gustosi, con quello che avevo in casa : un cetriolo, una papaya, un po’ di salsa rosa home-made.

Quindi ho posto sui cucchiai monoporzione un pochino di salsa rosa, un tocchetto di cetriolo, uno di papaya ripassata nel succo di pompelmo e infine un piccola fettina di salmone marinato.

Che ci beviamo su ? Bollicine, of course ! Lo spumante Piemonte Chardonnay Vallerenza di Terredavino, delicatamente fruttato, equilibrato, con perlage fine e persistente.

Help yourself !


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5 comments settembre 9th, 2009

Costata di maremmana con tortino di melanzane alla menta e patate novelle con monteveronese d’allevo e erba cipollina

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Se capita a tiro della buona carne di vacca maremmana allevata come si deve, be’ non mi tiro certo indietro ! E’ capitato qualche mese fa e oggi ho realizzato che la testimonianza di quella bella cenetta è rimasta in archivio ignorata per troppo tempo. E allora eccola qua !

La carne è della fattoria Pierangelini a San Giuliano (vicino Bracciano) dove fanno le cose per bene. Il grasso della carne è saporitissimo, non si disfa completamente con il calore della brace ma rimane sostanzioso in bocca e rilascia mille sapori fragranti. E’ un grasso che il cliente medio (oggi ridotto a mero consumatore) non gradisce più : la carne la vuole tenera che si rompe con un grissino, magra e dal sapore “delicato”, ossia inesistente. Poi se la fettina si ritira in padella come un panno di lana lavato a 100°, pazienza!

E così in questa società malata, in questo mercato dopato, va a finire che le realtà virtuose muoiono di stenti, perchè c’è poco spazio per le cose fatte bene.  Quindi se trovo un produttore serio che va avanti nonostante tutto, sopravvivendo e aspettando (finchè ce la fa) tempi migliori, allora gli faccio una gran pubblicità. Perchè se la merita.

Alla fattoria Pierangelini hanno anche il loro orto. Tutto a Euro 1.00 al chilo. Vai e ti prendi quello che vuoi direttamente dalla pianta, poi si fanno i conti, con calma. Il sor Pierangelini cura il suo allevamento di maremmane, la moglie tira avanti la macelleria della fattoria insieme alla suocera, il bambino gioca in bicicletta nello spiazzo davanti casa e tutti insieme mandavano avanti l’orto.

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Per tornare a noi, ho accompagnato la costata con uno sformatino di melanzane ridotte a tocchetti, messi in una teglia con un po’ d’olio e cotte al forno a 180°. Poi le ho cosparse di menta spezzettata, lasciate riposare per dieci minuti e infine stipate e pressate in una formina unta d’extravergine perchè tengano la forma una volta rovesciata lo stampino. Due patatine novelle cotte al forno con tutta la buccia e poi sul finire spaccate a metà e lasciate ancora un minuto sotto al grill con una fettina di Monteveronese a sciogliere sopra. Un po’ d’erba cipollina, una spolverata di pepe nero al mulinello e si porta a tavola.


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Va da sè che qui ci vuole un rosso davvero serio. Come per esempio il Lafòa 2004 della Cantina Produttori di Colterenzio, un cabernet sauvignon in purezza premiato dal Gambero Rosso (edizione 2009) con i 3 bicchieri, il massimo, insomma. Un bel vino, corposo, intenso, tipico (il classico aroma erbaceo del cabernet sauvignon è in bella evidenza), complesso, tannini morbidi e eleganti. Stiamo parlando di una cantina d’eccellenza, che conferma un livello qualitativo nel tempo davvero strabiliante, sia con i rossi che con i bianchi. Un vino importante, il Lafòa,  da annusare, osservare, guardare, girare e rigirare nel bicchiere ampio e panciuto e soprattutto da godersi, in bella compagnia, con un buon piatto rustico e dal gusto potente, come questo !

7 comments settembre 7th, 2009

Tagliatelle di Campofilone al coccio profumato di maggiorana e santoreggia e innaffiato dal Preziosa di Strade Vigne del Sole

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L’unione di queste due erbe aromatiche mi gusta particolarmente perchè i loro aromi legano alla perfezione seppure diametralmente opposti : acuto quello della santoreggia (ricorda l’origano secco e il timo), aromatico e dolce quello della maggiorana, con un profumo saturo che colpisce i sensi.

tagliatelle-campofiloneMa veniamo alle tagliatelle. Adoro fare la pasta all’uovo in casa, ma quando non posso sfodero la mia arma letale : la pasta di Campofilone de “L’Antica Pasta”. Cosa hanno di speciale queste tagliatelle? Sono buone, porose e trattengono il condimento alla meraviglia. Del resto i pastai artigiani de “L’Antica Pasta” preparano la pasta all’uovo come si fa a Campofilone da tempi immemorabili: incorporando, cioè, alla semola di grano duro 10 uova (di galline alimentate NO OGM in allevamenti non intensivi) per 1 kg di farina, senza aggiunta di acqua, coloranti o conservanti. La tradizione di Campofilone vuole che la sfoglia venga tirata sottilissima e tagliata in fettucce che vengono separate e disposte a treccia su fogli di carta per alimenti. Procedura più unica che rara dal momento che le paste all’uovo sono normalmente disposte a nido. Il processo di essiccazione a bassa temperatura dura dalle 24 alle 36 ore, così da eliminare tutta l’umidità contenuta nell’impasto.Anche la tradizione di Campofilone si perde nella notte dei tempi, ma i primi documenti con riferimenti certi a questa pasta risalgono al Concilio di Trento del 1560, dove se ne parla come di una pasta “così sottile da sciogliersi in bocca”. Attestazioni successive si trovano menzionate nei quaderni di cucina di alcune casate nobiliari del XVIII e del XIX secolo, come i conti Stelluti-Scala e i conti Vinci. Anche il poeta Giacomo Leopardi, in una specie di promemoria di cucine e vivande indirizzato all’attenzione del cuoco di casa, elenca tre modi diversi in cui preferisce che vengano cucinati i prodotti pastai di Campofilone.

Tornando a noi, comincio sfilettando il coccio e tagliando i filetti succulenti a quadrotti . Li metto a marinare mezzoretta con un goccio d’olio extravergine, dei rametti di santoreggia e di maggiorana.

Metto dell’extravergine a scaldare su una padella già calda, poi calo giù i pomodorini sbucciati (tuffo nell’acqua in bollore – 20 secondi dentro – scola e tuffo in acqua e ghiaccio), e tagliati in quattro. Salo un minimo. Lascio sobbolire i pomodorini dolcemente, con il coperchio, quasi all’ultimo aggiungo il coccio con tutte le erbette della marinata, coperchio di nuovo e lascio andare due minuti, il tempo che il pesce perda la sua trasparenza e si colori appena di bianco.

Butto giù le tagliatelle nell’acqua salata in ebollizione e le lascio finchè non vengono su, poi un minuto e scolo. Le ripasso nel sugo di pomodorini, a fuoco bassissimo lasciando il sughetto morbido e avvolgente. Un tocco di sale aromatizzato alle alghe, prima di portare in tavola.

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Ora si va di forchetta !!!

vicino

Ah già, e di bicchiere ? Come andiamo ? Bene, ci stappiamo un Preziosa di Strade Vigne del Sole. Si tratta di un uvaggio dei colli romani con malvasia rossa al 50% e il restante 50% trebbiano giallo, trebbiano verde e  bombino. Al naso sentori floreali di gelsomino e poi fruttati, mela golden e pera. Gradevolissimo in bocca, dove si nota una giusta acidità che gli dà sostegno, e sapidità. Un bianco ben equilibrato, che sgrassa la bocca ad ogni boccone lasciando un bel finale ammandorlato.

(Un vino così a Euro 5,00 incl IVA? Yes, su GustoShop.eu !)

Prima o poi mi deciderò a dedicare un post tutto a loro, alla famiglia Cugini che gestisce l’azienda agricola da 8 generazioni con attenzione, cura e passione, facendo della riscoperta di antichi vitigni ormai scomparsi (autoctoni dei colli romani), la loro missione. Cin cin anche a loro!

preziosa-200

AGGIORNAMENTO

P.S. Wenny mi ha coinvolto in un giochino : devo riportare qui il 5° rigo della pagina n. 161 del libro che sto leggendo attualmente, e allora eccolo qua :

“…fin troppo solerte, e dopo un po’ mio marito chiese loro di…”

Un tantino difficile indovinare, quindi svelo l’arcano, si tratta di “Una ragazza comune” di J.B.Schwarts. Bello, coinvolgente, un po’ doloroso e con un serpeggiante senso di claustrofobia che dalla seconda metà del libro prende direttamente alla gola. Non deve finire un gran bene, secondo me… vedremo !

Giro il giochino a Onde99 !

12 comments settembre 3rd, 2009

Carpaccio di pesce sciabola su pomodorino confit

profilo

Mai parlato del pesce sciabola? Mi sa di no. Eppure è uno dei pesci che preferisco. Conosciuto anche come spatola, pesce bandiera, argentin, appartiene alla categoria del pesce azzurro, quindi particolarmente salutare (anche per il portafoglio), ha un sapore delicato e poche spine. Ha anche un aspetto curioso : il corpo lungo nastriforme è senza squame e schiacciato ai lati, il colore è argento chiaro. E’ molto versatile e si presta praticamente a tutti i tipi di preparazione : fritto, col sugo, marinato, al forno, ecc ecc.

Dal momento che può avere dei parassiti nascosti nella carne se si deve mangiarlo crudo o marinato, è sempre bene congelarlo, mentre con la cottura tradizionale non ci sono problemi.

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Gli ingredienti ? Eccoli :

300 g. di pesce sciabola sfilettato
evo buono e delicato
succo e zest di 1 lime
2 cucchiai di aceto di lamponi
fleur de sal

Dunque, dopo averlo scongelato lentamente nel frigo, l’ho sfilettato velocemente (ha praticamente solo la pina centrale) e ho ricavato dal filetto delle fettine sottili con il coltello da salmone. La carne è bianca, soda, compatta, una meraviglia.

L’ho messo a marinare per 1 oretta con l’emulsione di evo, succo di lime, zest di lime e aceto di lamponi. Prima di servire una spolverata di fleur de sal.

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Per il procedimento relativo ai pomodorini confit, invece, guarda qui, nella ricetta dei tagliolini al tè Bancha.

Poi per ogni persona ho messo in un cucchiaio da antipasto mezzo pomodorino confit e una strisciolina di carpaccio arrotolata con delle scorzette di lime.

E’ tutto pronto da gustare !

frontale

Che ci beviamo su ? Un vino dei castelli romani, quindi un vino leggerino, beverino, come da clichè ormai consumato… niente affatto ! Qui si parla di Optimo, un vino bianco di struttura e di notevole carica alcolica (13°), ottenuto da vitigni autoctoni dei colli (malvasia, bellone, bombino) salvati dal mitico vignaiolo Antonio Cugini dell’azienda agricola Strade di Vigne del Sole. Al naso arivano subito sentori di frutta matura : mela golden e pera. Poi arrivano le note floreali di ginestra e gelsomino. In bocca risulta intenso, fine e persistente. Buona sapidità e acidità che regala freschezza. Morbido e equilibrato. Adatto ai piatti di pesce, anche quelli di sapore intenso. Il prezzo ? Decisamente ridicolo confronto alla qualità del vino. Hanno deciso di risparmiare sulla bottiglia (ora più leggera) e sull’etichetta (meno plastificata ma comunque molto carina) per offrire un prodotto davvero notevole a un prezzo ottimo, come il vino, appunto. Da noi lo trovate a Euro 4,50 IVA inclusa.

optimo-200

Sicuramente il lavoro di Antonio e Alessandro Cugini (padre e figlio) che sono rispettivamente alla 7° e 8° generazione nella conduzione dell’azienda di famiglia, merita davvero un post a parte, tutto per loro, perchè sono un esempio di produzione virtuosa e impegnata, attenta a tanti aspetti. Gente seria, ma sempre con il sorriso sulle labbra.

15 comments giugno 6th, 2009

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