Posts filed under 'ricette facili'

Orecchiette alle cime di rapa con mazzafegati e arancio

Una ricettina semplice, veloce, gustosa e piccantina il giusto, composta in una domenica uggiosa e senza grandi pretese.
La volete provare ?

Allora lavate le cime di rapa e tuffatele nell’acqua in ebollizione leggermente salata, dopo pochi minuti le tirate su (usate una schiumarola così lascaite l’acqua nella pila, chè vi serve per cuocere la pasta !) e le ripassate nel soffritto di extravergine, spicchio d’aglio, peperoncino.

In una padellina a parte sbriciolate i mazzafegati (salsicce di fegato leggermente speziate con poco finocchietto, peperoncino e buccia di arancia) nell’extravergine caldo facendole rosolare.

Lessate le orecchiette nell’acqua di cottura delle cime di rapa, scolatele e ripassatele con le cime di rapa e i mazzafegati.

Un po’ di zest di arancia ci sta a meraviglia, per chi vuole un po’ più di freschezza.

State già godendovi il piattino ? Ma che bravi… buon appetito !

Anche questa ricetta vale a partecipare al concorso

Ma sei proprio un broccolo !

di Eli del blog “Il Gamberetto

9 comments marzo 15th, 2011

Crema di cavolo romanesco con cedrina e busicchio

Ho ribeccato l’influenza. Sono proprio da Guinness dei primati. Magari la categoria non è propriamente edificante, ma ha una sua dignità. Sempre meglio di quelli che si fanno crescere le unghie di 53 cm.

Di buono c’è che ultimamente reggo meglio la febbre, infatti per tre giorni sono andata a lavoro ugualmente. Ora però ho avuto l’intuizione geniale che forse centinaia d’anni di letteratura medica potrebbero avere una qualche ragione nel consigliare di riposare durante l’influenza per poter regire al meglio. Così ho cambiato tattica. Rimango a casa.

Questo però causa qualche altro problemuccio :

1. la mattina convincere la piccola “assitente creativa” ad andare a scuola è un vero e proprio lavoro.

2. rimanere a casa mi far venir voglia di frullare le mani in cucina e poi mi ritrovo spossata all’inverosimile.

3. se il tempo è brutto sopravviene una qual certa malinconia  che stagna come nebbia nel mio emisfero destro peraltro già discretamente intaccato da autostima a singhiozzo.

Allora partendo dal fatto che stamattina il cielo color lavagna gettava secchiate d’acqua sulle finestre, ho pensato di reagire, chiudermi in cucina per non più di mezzora e provare a cucinare qualcosa di sano e di gustoso per pranzo onde poi franare in una pausa post prandiale di circa sei o sette ore.

Nasce così una crema di cavolo romanesco in 10 min.
Le dosi ? be’ ci provo…

1 cavolo romanesco di medie dimensioni
1 cipolla rossa di medie dimensioni
alcuni cucchiai di extravergine di oliva
qualche fogliolina di cedrina
sale nero delle Hawaii
pepe verde
1 busicchio

Cos’ è quella faccia interdetta, non sapete cos’è il busicchio? Un concentrato incredibile di sapori, innanzi tutto.

Tecnicamente è la parte esterna dell’intestino del maiale, che viene posta in un bagno di aceto, sale, peperoncino e finocchio selvatico e poi  lasciata asciugare.  Parliamo di una produzione famigliare, tipica della Maremma. Noi li troviamo dal mitico Nardi, un allevatore-macellatore a pochi chilometri da Capalbio che vanta produzioni ridottissime di piccole chicche della tradizione locale.

Va be’ passiamo alla crema che si sta facendo notte:
Dividere il cavolo a cimette, lavarle e asciugarle. Mettere a scaldare nella pentola a pressione l’olio extravergine di oliva, la cipolla rossa affettata, qualche foglia di cedrina spezzettata e le cimette di cavolfiore, aggiungere acqua fino a coprire a metà le cimette. Cuocere 5 min dal fischio.

Frullare il tutto ed è pronto per servire.

Ho aggiunto qualche fogliolina fresca di cedrina, del pepe verde appena pestato, il sale nero delle Hawaii con il suo sapore amarognolo e leggermente affumicato.

Kaspiterina, mi sono dimenticata proprio il busicchio! Poverino era lì in dispensa da qualche giorno in attesa della sua grande occasione. Ne ho tagliuzzato uno, l’ho lasciato sfrigolare solo nella padellina antiaderente e via, sulla crema. Ora sì!

Bon appetit !

11 comments febbraio 17th, 2011

Ciambellone al double chocolate (Ecuador Calceta Quinche 70%)

La piccoletta va matta per questo ciambellone e quindi lo faccio spesso e volentieri. Utilizzo un cioccolato particolarmente aromatico come quello ottenuto dal cacao Ecuadoregno del cru Calceta Quinche della varietà Forastero aromatico “National Arriba”, le cui fave vengono utilizzate con maestria dal cioccolataio magico Silvio Bessone.

Quando lo facevo solo con il cacao (la ricetta l’avevo presa in rete diverso tempo fa segnandomela a mano ma haimè senza scrivere la fonte :-( ) mi sembrava un po’ spento, al che ho pensato che rafforzarne l’intensità con un buon cioccolato lo avrebbe sicuramente reso più ingordo ;-) e allora, che te lo dico affa’…

Gli ingredienti :

350 g farina 00
200 g. di zucchero
100 g. di burro
3 uova
2 bicchieri di latte
1 bustina di lievito
80 g. di cacao
1 tavoletta fondente Calceta Quinche 70% (100 g)

In una ciotola lavorare allegramente con la frusta lo zucchero e i tuorli, poi aggiungere il burro morbido e quando è tutto amalgamato la farina con il lievito mischiato insieme, aiutandosi con 1 bicchiere di latte.

Diluire nell’altro bicchiere di latte il cacao e aggiungere all’impasto la crema ottenuta. Tagliuzzare il cioccolato fondente a piccoli cubettini e mischiarlo nell’impasto e, infine, montare i bianchi a neve e mescolarli delicatamente al tutto.

Poi giù nello stampo di silicone, che, beata comodità, non si unge e non si infarina.

Cuocere in forno a 180° cottura tradizionale, ma come sempre controllare dopo la prima mezzora con uno stecchino perchè ogni forno è fatto a modo suo e, si sa, può combinar guai !!!

L’ho accompagnato con una confettura di mirtilli rossi acquistata a Perouge in Francia lo scorso anno. Semplicemente deliziosa. Per nulla aspra, i chicchi sono ancora indentificabili, ma morbidi, quasi languidi, direi. Una meraviglia col cioccolato.

Suvvia, un fettina di lunedì mattina è quello che ci vuole per mettere il turbo… just help yourself !

10 comments febbraio 14th, 2011

Fettuccine di Campofilone al limone con spatola e pepe di Tasmania – in 5 mosse

Vi ho già parlato della pasta all’uovo di Campofilone, quella fatta con 10 uova di galline allevate a terra (senza OGM) per 1 Kg di farina?

Io la reputo una delle migliori paste all’uovo in circolazione e quindi a casa nostra non manca mai. Poi questa al limone ha un profumo e un gusto sottile, per niente invadente, che mi ha conquistata al primo colpo.

La trovo perfetta per i sughi di pesce e di crostacei e così, con un filetto di spatola in a disposizione, viene fuori questo piatto, pieno di profumi, grazie alla menta e al pepe di Tasmania, e di sapori delicati che si amalgamano con naturale semplicità valorizzandosi a vicenda.

E poi si prepara agevolmente mentre aspettate che bolla l’acqua e che si cuocia la pasta, insomma 15-20 minuti.
Anche questo non guasta, no-o ?  ;-)

Dosi x 4 persone :

1 conf. fettuccine di Campofilone al limone (250 g.)
1 trancio di spatola di circa 20 cm.
qualche pomodorino
4 zucchine
1 ciuffetto di menta
qualche bacca di pepe di Tasmania

1.Ho cotto a vapore le zucchine (6-7 min.) lasciandole “al dente”e poi le ho frullate al minipimer privilegiando la parte verde, insieme alla menta e naturalmente a dell’olio extravergine di oliva e poco sale.

2.I pomodorini li ho taglaiti a metà e sofffritti a fuoco vivace per 5 min. in una padella con dell’extravergine.

3.Il fileto di spatola, già spinato, l’ho ridotto in cubetti, che ho velocemente spadellato in extravergine per qualche minuto. Toglo i cubetti dalla padella e tengo da parte.

4.Scolo le fettuccine al limone (ksapita che profumino…) le ripasso nella padella in cui ho cotto il pesce e poi aggiungo la spatola e i pomodorini.

5.Servo disponendo le fettuccine sulla salsa di zucchine e menta già predisposta a specchio sul piatto. Il profumatissimo pepe di Tasmania (in grani ma anche un po’ pestato al momento), due foglioline di menta  e…

SI PARTE !!!!!!!!!!!

14 comments febbraio 7th, 2011

Lost in a Med garden

Persi. O meglio spersi.
In un profumato giardino Mediterraneo.
Girovagano due canocchie, 1 ferlengo, una manciata di fagioli di Onano.

La bouganville – quella pazzarella che sul mio balcone concede la sua fioritura esclusivamente ai venti gelidi di Gennaio – getta loro sguardi assenti seppure accesi di fucsia.
Il mirto e la lavanda sono troppo assorti nei loro profumi che si schiudono sotto il sole.
Il timo invece emana la sua essenza di primavera, ammiccando con foglioline nuove di zecca.

Le canocchie sono cotte a vapore e sgusciate con pazienza certosina.
Il ferlengo (wild) è semplicemente “pettinato e spazzolato” e poi passato alla griglia, dopodichè unto con il buon extravergine “Olio del Ministro” di Capalbio e cosparso di sale di Trapani.
I fagioli sono stati tenuti a bagno 12 ore, poi lessati con uno spicchio d’aglio, qualche fogliolina di salvia, una presa di sale, infine conditi con l’olio extravergine di cui sopra e del timo.

Quasi quasi mi ci perdo anch’io nel Med garden, così approfitto…

P.S. L’Olio del Ministro è un monocultivar (Caninese) denocciolato, ossia prodotto dalla spremitura a freddo di olive sottoposte a un processo di denocciolatura che eviterà il confluire delle componenti acide tipiche del nocciolo. L’olio extravergine risulta quindi ancora più puro e ricco di polifenoli. Il gusto è un fruttato medio, non troppo esuberante, dal sapore schietto di olive e frutta secca, su cui spicca la mandorla. Perfettamente adatto a insalate, pesce, molluschi, crostacei, carni bianche. Noi lo abbiamo scelto dopo una lunga degustazione in frantoio proprio per il suo carattere discreto e la sua eleganza. [Grazie alla sua eleganza e alla sua leggerezza ci preparo anche un'ottima maionese ! ;-) ]

8 comments febbraio 1st, 2011

Sella di lepre con prugne, cardamomo e ibiscus accompagnata da funghi porcini dell’Amiata e dal Barbaresco 2006 Giribaldi

sella-di-lepre-cardamomo-e-ibiscus

1 sella di lepre
5 prugne secche
1 rametto di rosmarino
8/10 baccelli di cardamomo
3/4 fiori di ibiscus secchi
10 cucchiai di olio extravergine di oliva
7/8 funghi porcini dell’Amiata

Quando i miei amici mi portarono una lepre intera, un sussulto di gioia mi scosse. Sì certo, le zampe e i vari ritagli sarebbero stati dedicati al ragù, ma sicuramente la sella (cioà la parte del dorso che va dalle prime costole all’anca) meritava “a recipe of one’s own”, tutta da inventare, coinvolgendo diversi ingredienti per creare contrappunti di gusto.
Ho pensato alle prugne per il loro sentore dolce e la loro freschezza di frutto, ma sentivo anche che quest’ultima  doveva essere mitigata e arricchita da striature speziate. Ecco allora il cardamomo con il suo aroma unico dolcemente speziato. E infine… sì, era arrivato il tempo per provare i fiori di ibiscus secchi dal profumo acuto, un po’ acidulo, che ricorda il carcadè e quel colore violaceo davvero bellissimo quindi… procediamo, senza por tempo in mezzo …

Ho lasciato rinvenire in un po’ d’acqua le prugne secche. Nel frattempo ho lavorato sulla lepre per isolare la sella. Poi ho messo la carne a marinare con le prugne, i baccelli di cardamomo un po’ schiacciati per lasciare fuoriuscire tutto il loro prezioso aroma, i fiori secchi di ibscus e un rametto di rosmarino. L’ho rigirata dopo due ore e l’ho lasciata ancora un’ora per complessive 3 ore.

Ho calato i pezzi di carne in un tegame con dell’extravergine caldo e l’ho fatti rosolare per bene da tutti i lati a fuoco allegro per fargli fare la crosticina che preserverà tutti i succhi della carne all’interno. Poi a rosolatura ultimata ho aggiunto la marinata così come era, con tutti i suoi ingredienti e ho fatto cuocere a lungo, a fuoco lento, in modo da far intenerire la carne. Quando la marinata si asciugava troppo aggiungevo un pochino di acqua calda, solo per non fare attaccare. Diciamo che nel giro di un paio d’ore era pronta. Ho pulito bene con un pennello di setola e poi con il canovaccio umido i funghi porcini dell’Amiata, li ho tagliati a fette spesse 1 cm circa e li ho spadellati velocemente in poco extravergine.

Ho servito la lepre così come era, rimuovendo solo quel che rimaneva dei baccelli di cardamomo [mmmh, sentite il profumino ? :-) ] disponendo accanto, a ventaglio, i funghi porcini trifolati.

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Ho stappato una bottiglia di Barbaresco DOCG 2006 della Cantina Giribaldi, una new entry a Gustoshop.biz, il nostro portale di vendita online di prodotti tipici Italiani.  Il colore è rosso rubino con riflessi granati, il profumo ricorda la rosa, il lampone e la cannella.In bocca emergono sentori di vaniglia, tabacco e cuoio. Tannini vellutati. Ci piace assai. La famiglia Giribaldi, a Rodello, nella Bassa Langa in Piemonte, produce vini di grande eleganza, che collezionano da anni riconoscimenti internazionali fra cui quelli dello Statunitense  “Wine Spectator” e degli Inglesi “International Wine Challange”, “International Wine and Spirit Competition”, “Decanter World Wine Awards”, per citare solo i più importanti.

Ora dico io, cosa ci può aspettare di spendere per un barbaresco di tale classe ? Su GustoShop.biz lo trovate a Euro 19,87 inclusa IVA. Un prezzo davvero speciale, visto il prodotto.

I nostri complimenti alla famiglia Giribaldi, che speriamo di andare a trovare presto, magari appena sboccia la primavera, naturalmente con relativo reportage…

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Add comment gennaio 10th, 2011

Tartare di gallinella di mare con melagrana, lime e menta al bergamotto

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La gallinella di mare è un pesce facile a trovarsi nel Mediterraneo e quindi abbonda nelle nostre pescherie. Il prezzo è buono, la carne è bianca, polposa e il sapore delicato. Ieri ne ho comprato un paio e ci ho fatto tre cose diverse. Per primo una tartare da gustarsi al volo io e lui, mentre preparo il resto (alla prossima puntata).

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Allora pulisco il pesce dalle interiora e lo sfiletto e poi riduco in polpa i due filetti battendoli al coltello delicatamente. Metto lì un po’ di zest di lime e dei chicchi di melagrana, condisco con dell’extravergine e del succo di melagrana. Mescolo e lascio a marinare e insaporire per 15 min. Sistemo su un cucchiaio gourmet e aggiungo un ramettino di menta al bergamotto. Grazioso vero ? Questo cucchiaio è l’ideale per viziare i nostri commensali con gustosi e eleganti “welcome” o amuse-bouche. Diverse volte mi hanno chiesto “ma dove si trovano ?” bè adesso è facile…guardate qui !!!

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La tartare è piaciuta. Sì. A volte le cose più buone sono proprio quelle che nascono così per caso, con quello che hai in cucina e che ti vien voglia di aggiungere lì per lì. La carne delicata della gallinella, la fragranza del chicco di melagrana, la freschezza del lime unito al succo di melagrana, il tocco balsamico e agrumato della menta al bergamotto, il tutto legato dal delicato extravergine monovarietale di taggiasca… simply mouthwatering…

A proposito aggiungiamo lì per lì anche uno spumante ? Sì lo Spumante Chardonnay DOC Vallerenza di Terredavino, chardonnay 100%, delicatamente fruttato con sentori di frutta matura. Soave, sì…Cheers !

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3 comments settembre 23rd, 2010

Insalatina di ovoli con acet-up di Paltrinieri e il Tragugnano di Mottura

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No non mi sono proprio inventata niente, ho semplicemente fatto quello che mi è venuto naturale, avendo ricevuto un cestino di ovoli da cari amici, raccoglitori di funghi dei boschi di Tolfa. E allora ecco qua, un’insalatina fresca, con il sapore delicato eppure pregnante degli ovoli crudi, quello fresco e verde del sedano tagliato sottile con la mandolina, la pastosita sapidità del parmigiano a scagliette, un filo di extravergine emulsionato con qualche goccia di limone e…

just some drops of Acet-up , una creazione dell’Acetaia Paltrinieri di cui abbiamo già parlato qua e qua.

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Lo accompagnamo con un Orvieto Classico, il Tragugnano di Sergio Mottura, un vino che colpisce per l’elegante corposità, senza passaggi in legno, solo acciaio e affinamento in bottiglia, premiato dai due bicchieri neeri del Gambero Rosso.

tragugnano-mottura

Cheers !

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6 comments settembre 8th, 2010

Un sorso d’estate

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Ci avviamo lentamente verso la fine dell’estate e mi piace l’idea di intrappolarne la luce, il calore, il sapore e  il profumo in un “elisir di lunga estate”.

Così un pomeriggio guardavo delle fresche fette di cocomero appoggiate in un piatto rilasciare lentamente, goccia dopo goccia, la loro essenza di un rosso tenue e mi è venuta voglia di berla, all’istante, quell’essenza, così come era.
Mandar giù una fetta di cocomero a sorsi, perchè no ? Magari accompagnata da un contrappunto speziato che l’arricchisca di sfumature erbacee e balsamiche.

Non ho fatto altro che liberare un bel pezzo di cocomero dalla scorza, tagliare la polpa a cubetti e metterla in un colino, lasciando che l’acqua colasse nel recipiente sottostante. Quando si era raccolta gia una buona quantità di acqua di cocomero, ho mescolato la polpa nel colino per estrarre un po’ di succo dal colore più intenso. Poi un salto sul balcone per cogliere un ramettino di profumatissima menta.

Lievemente dolce, profumata e fresca, così naturalmente colorata da mettere allegria, l’acqua di cocomero ha il poter magico di trattenere l’estate nel bicchiere, ben oltre il tramonto, per regalare sorsi di beata freschezza.

Just try it !

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4 comments agosto 27th, 2010

T come… Triglia marinata !

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Marta fa passi da gigante con le lettere, comincia già a scriverne qualcuna e io davanti a quei tratti un po’ incerti, carichi di promesse, mi sdilinquisco…
Allora anche in cucina i piatti sono spesso ispirati, quando possibile, a qualche lettera da ripetere insieme giocando.
E così nasce la T di… Triglia, (che però in realta è una gallinella di mare, ma questo rimarrà un segreto fra me e voi…) sfilettata e marinata. Ecco come…

Ingredienti x 1 :
una gallinella di mare piccolina
un cucchiaino da tè colmo di zucchero
un cucchiaino da tè colmo di sale integrale
mezzo bicchiere di vodka svedese Absolut
qualche fogliolina di origano fresco
1 pomodoro
1 limone
1 lime
evo – un filo

Si mischiano gli ingredienti per la marinata (alla svedese, come quella per il salmone, qui manca solo il pepe bianco), si sfiletta la gallinella e si spalma un po’ della marinata sulla parte interna dei filetti, poi si compongono “a libretto”, si versa il resto della marinata sopra e si mettono in un piatto coperto, a riposare in frigo per una notte.

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Quando si è pronti per servire, si puliscono i filetti con della carta da cucina e si sistemano nel piatto. Poi si uniscono le foglioline di origano, il pomodoro ridotto in piccola dadolata una “zestata” di scorza di limone e di lime, un filo di extravergine di gusto discreto, e il gioco è fatto…

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6 comments giugno 4th, 2010

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