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Di ritorno da Vipiteno, dove per 15 giorni ho mangiato carne in tutte le salse (in alcuni casi vere squisitezze…), me ne sono andata in pescheria dove ho trovato un bel tombarello (auxis rochei rochei). Della famiglia degli scombridi (quella dello sgombro per capirci), il tombarello è un pesce dalla carne rossa connotata da un gusto molto deciso, che ben si presta a ricette con aromi forti.

Ecco dunque una cottura alla cacciatora per questo pesciotto imparentato con il tonno, con cui condivide molte proprietà organolettiche. L’ho dapprima sfilettato, e poi ho ricavato la polpa tagliando a cubotti i filetti spellati. Un leggero soffritto in extravergine con foglie di alloro, bacche di ginepro, rosmarino, aglio in camicia e poi giù la polpa a rosolare brevemente a fuoco moderato, una spruzzata di vino bianco, e, appena evaporato, a cuocere coperto per una quindicina di minuti.
Prima di servire con una macinata di buon sale, mescoliamo al suo sughetto un cucchiaino di “Tandoori masala”, la miscela di spezie usata nell’India settentrionale per la cottura nel tipico forno di argilla “tandoori”. La salsa l’ho servita a parte perchè non diventasse troppo invadente . I diversi aromi di cardamomo, peperoncino, cannella, zenzero, cumino, aglio, chiodi di garofano, noce moscata, pepe nero – e chi sa quali altri – confluiscono in un profumo unico e un gusto piccante piacevolmente complesso, per un accostamento diverso dal solito. Per me ha funzionato…

E le vostre ferie ?
agosto 17th, 2011

Che il melone leghi con i sapori salati in modo assai disinvolto lo racconta bene un antipasto italiano per eccellenza, ma anche con i crostacei non sfigura affatto, ve lo assicuro, soprattutto se vivacizzato a dovere. Andiamo in cucina ?
x 4 porzioni
12 gamberi
1 cucchiaino di curry
4 fette di melone
2 cucchiai di succo di limone
1 radice di zenzero fresco
1 cucchiaino di salsa Teriyaki
3 cucchiai di extravergine
sale nero delle Hawaii
foglie di menta
Il sale della Hawaii, oltre a essere bellissimo perchè dona dei contrasti di colore molto suggestivi, essendo carico di carbone attivo, rilascia anche un delicato aroma amarognolo e secco e per di più è disintossicante. Guardate qui che bello…

Allora sicuramente conviene preparare prima il dip in questo modo :
Frullate con il minipimer il melone precedentemente sbucciato e ridotto a dadini.
Grattugiate lo zenzero – è una parola, direte voi e invece no, perchè esiste la grattugia specifica per lo zenzero che estrae la purea e la strizza pure estraendone il succo. Insomma uno strumento immancabile in una cucina attrezzata. Potete acquistare nella nuova sezione “accessori da cucina“, su Gustoshop.biz, venite a vedere !

Aggiungete circa 1 cucchiaino di purea di zenzero, il succo di limone, l’extravergine e la salsa Teriyaki (salsa giapponese a base di soia fermentata, vino, spezie). Mescolate bene. Versate il dip nei bicchierini, cospargete sopra sale nero delle Hawaii.
Sgusciate i gamberi e liberateli del budellino. Rosolateli a fuoco vivace in una padella antiaderente con extravergine e curry.
Infilzate i gamberi negli spiedini, guarnite con le foglie di menta e ponete gli spiedini nei bicchieri con il dip al melone.

Ora non rimane che godersi il gusto speziato del curry in contrasto con la freschezza della frutta, il sapore dolce dei gamberi e la sapidità del dip, il profumo della menta con il suo spunto aggressivo, magari il tutto legato e amalgamato da un bel vino bianco aromatico, perfetto con il curry (ci facciamo un Gewurtz dell’Alto Adige?), ma anche bollicine, perchè no ?
Buon appetito !
giugno 28th, 2011

Facilissimi da preparare, pieni di brio, sono una merenda sana e sfiziosa fatta di frutta vera con zucchero di canna e succo di limone. Sono i ghiaccioli, da fare in 5 minuti e pronti nel freezer quando servono, insomma una cuccagna per chi ha bambini ma anche no ed ha semplicemente voglia di salutare freschezza.
Le dosi x 4 ghiaccioli :
- 100 g. di fragole
- 1 cucchiaio di succo di limone
- 70 g di zucchero di canna
- 125 g. di acqua
Preocedimento :
Sciogliere in 125 g di acqua portata a bollore 75 g. di zucchero di canna, lasciare freddare.
Frullare le fragole, aggiungere lo sciroppo di zucchero ormai freddo e il succo di limone.
Versare negli stampini e mettere in frigo per almeno 6 ore.
Che vi dicevo ? Di una semplicità… consiglio di prepararne almeno 8 raddoppiando le dosi per avere un minimo di scorta perchè vanno via che è una bellezza !

giugno 13th, 2011

Un fiorellino dolcissimamente profumato da cogliere in tutta la sua fragranza!
Si tratta di una tartare da fare in 10 minuti e lasciare in frigo per un’oretta a insaporirsi e servire così con tutto comodo. Per chi ama i crudi è una bontà che fa quasi immalinconire.
I gamberoni rossi si battono al coltello (si tagliano finemente fino a ridurre la polpa in crema) e si condiscono con abbondante zest di limone, foglie di cedrina finemente tritate, extravergine leggero. Poi in frigo per un’oretta.
Per servire ho sistemato sul piatto una formina per biscotti, ho pressato dentro la tartare, ho spolverato con della senape in polvere e guarnito con foglioline di cedrina.
La polvere di senape dà una virata di sapore apprezzabilissima. Le varie sfumature di gusto si amalgamano, si intrecciano e si rincorrono in una sinfonia armoniosa tutta da provare.

Just help yourself !
[In un'immobile campagna, con la pioggia che ci bagna, i gamberoni rossi sono un sogno e il sole un lampo giallo al parabrise]
giugno 7th, 2011

Parlavamo di lampredotto e di questo bel giro nel Chianti che ci ha regalato momenti bellissimi, molto gioiosi e sereni e pieni di stimoli interessanti, anche dal punto di vista del Food & Drink, of course, ma non solo…
Innanzi tutto mi piaceva parlarvi del posto in cui abbiamo soggiornato : l’affascinante residenza di campagna
Terre di Baccio




Una bella villa cinquecentesca posta in posizione collinare, da cui si gode un panorama stupendo, sapientemente restaurata nel corso di anni e anni e da cui sono stati ricavati appartamenti e camere, arredati con mobilia e passamaneria originale del Guatemala.
Tutto intorno vigneti e oliveti di proprietà, una bella piscina, il campo di zafferano delle colline Fiorentine “Zima di Firenze” DOP. Poco più in là fitti boschi, da cui arrivano al tramonto i bramiti dei cervi in amore. Il tutto a 1 Km dall’incatevole piazza “a goccia” (così detta per la caratteristica forma) di Greve in Chianti.
Vale la pena sostare qui e non solo per quanto detto finora ma anche per la calda accoglienza che Giampaolo, il proprietario, ha saputo riservarci, regalandoci la magica sensazione di sentirci a casa, e che casa !!!
Eravamo di Aprile e in quei giorni siamo stati gli unici ospiti della struttura quindi è stato qualcosa di magico, un sogno. Godere di un posto così bello, in piena solitudine è davvero il massimo.
Una delle paicevolissime tappe Food&Drink è stata la Botteghina di Dudda, un paesino di poche case, ma con una trattoria che io mi augurerei davvero di avere sotto casa. Uno di quei posti che ti ispirano subito simpatia, a partire dall’avviso scritto fuori “QUI SI MANGIA A TUTTE L’ORE”, passando per il servizio gentile e efficiente e per il ricco e caratteristico menù (scritto su fogli di carta paglia affissi su un cavalletto di legno che di volta in volta il proprietario del locale avvvicina al tavolo) e finendo con il conto (!!!).
I frequentatori erano quasi tutti del posto, operai in pausa pranzo, giovani amici del proprietario, coppie attempate in cerca di un gustoso pranzetto fuori casa. Che atmosfera rilassante, ho pensato entrando, notando proprio questi piccoli particolari. E la buona scelta di piatti classici ma anche stuzzicanti ? L’ottima frittura di sarde fresche con anelli di cipolla, deliziosamente croccante, il baccalà alla livornese, che bontà… ecc ecc …




Ma non possiamo parlare del Chianti senza nominare il mitico macellaio Dario Cecchini di Panzano in Chianti, che ti accoglie nella sua macelleria storica con la musica classica ad alto volume, un fiasco di vino buono (il suo sangiovese) e qualche crostino col lardo, salami da affettare in un confortevole quanto confidenziale fai-da-te, così, tanto per farti sentire subito a casa e fare due chiacchiere in relax.
Poi naturalmente bisogna assolutamente andare a provare Dario+, il locale davvero originale (al piano sopra la macelleria), dove Dario Cecchini fa servire la sua carne, quella allevata a Panzano in Chianti, ma anche quella allevata per lui in Spagna, nella Catalogna.
Ci sono due menù fissi :
1. Dario+ a Euro 10,00
2. Accoglienza a Euro 20,00
Noi abbiamo provato sia l’uno che l’altro e la combinazione ha dato luogo ad un andirivieni di camerieri che ci hanno subissato di piatti prelibati, abbondanti e molti dei quali molto originali. Ognuno si può portare la sua bottiglia di vino da casa, se vuole.

Il tutto in un ambiente allegro, accogliente e pienamente conviviale. Si pranza infatti tutti allo stesso lungo tavolo, con la possibilità di fare conoscenze anche interessanti. Alla fine due chiacchiere con il Cecchini ci hanno lasciato avvertire l’energia vitale, la forza e il carisma di questo personaggio.
Ma volevo segnalarvi anche un altro indirizzo: partendo da Greve in Chianti in direzione Siena, dopo pochi chilometri si incontra un piccolo bivio che segnala l’antico borgo di Lamole, e noi, ben guidati da Giampaolo, oltre l’affascinante antico piccolo borgo di Lamole siamo andati in cerca del Ristoro di Lamole.
Una cucina ben equilibrata legata a doppio filo a questo meraviglioso territorio, una cucina che ben si orienta tra la tradizione e lo slancio vigoroso di novità e sperimentazioni. I piatti che si sono susseguiti davanti a noi sono stati tutti all’altezza dell’aspettativa, la nostra curiosità era stata infatti ben allertata da un menù stimolante, che ha mantenuto tutte le sue promesse.
Ci sentiamo proprio di raccomandare questo posticino incantevole, con una terrazza dal panorama splendido che spazia fino alle torri di San Gimignano. Non ultimo, anche per il servizio impeccabile, portato avanti dai due proprietari Filippo e Paolo in modo professionale ma anche semplice, giovale, gentile. Ce ne fossero di locali così, ce ne fossero !
Ecco conclusa la nostra cartolina dal Chianti, baci a tutti e alla prossima !
maggio 31st, 2011

Quando ce ne siamo andati a scorrazzare nel Chianti abbiamo soggiornato a Greve in Chianti (detta anche “Gretes”, come ribbattezzata da Marta!), che ci piace da sempre e troviamo sia un punto di partenza privilegiato per tante belle località che si susseguono una dopo l’altra nel giro di pochi chilometri.
Naturalmente stando a Greve non abbiamo potuto mancare di far tappa alla Antica Macelleria Falorni, uno dei templi italiani della carne, sono quei posti a cui ci piace accostarci in religioso silenzio mirando e rimirando tutto quel bendidio, mentre i sensi sono sopraffatti dalla bontà e dall’abbondanza di salumi e formaggi rigorosamente toscani, con una bella scelta di bottiglie di vino da tutta Italia.
Abbiamo quindi anche approfittato per portarci a casa il celeberrimo lampredotto, ossia uno dei quattro stomaci del vitello : l’abomaso.

Eccolo qua. La procedura è molto semplice.
In una pila piena d’acqua ho tuffato una bella cipolla, coste di sedano, carota, gambi di prezzemolo, due pomodorini e ho messo sul fuoco finchè non ha preso il bollore.
Poi ho buttato giù il lampredotto, che ho lasciato cuocere per 20 min, circa. Ho lasciato freddare il tutto e, infine, l’ho scolato, asciugato e tagliato a stricioline.
Per la salsa verde ho messo nel frullatore tanto prezzemolo, uno spicchio d’aglio grattugiato, 1 alice sott’olio sminuzzata, 1 cucchiaio d’aceto, qualche cappero di Pantelleria sotto sale (ben sciacquato), 1 tuorlo sodo, un po’ di mollica di pane casareccio intrisa di aceto. E via a frullare finchè non si presenta morbida e setosa.
Appena cotto c’abbiamo fatto dei bei panini, bagnando leggermente il pane con il brodo di cottura passando poi la salsa verde sul pane e farcendo con il lampredotto. Il giorno successivo, non contenti, abbiamo bissato risparmiandoci solo il pane…

Certo che dal sushi al lampredotto c’è un bel salto eppure…
il buono è buono, punto e basta.
A proposito di buono, alla prossima magari vi segnalo qualche indirizzo di “places to eat” nel Chianti, di quelli che rimangono impressi e continuano a far capolino nei ricordi e nei pensieri anche a distanza di mesi.
Ora, senza rubarvi altro tempo, vi auguro Bon Appetit !
maggio 29th, 2011

Entrando al Sushi Ko di Roma non vi sembrerà di tornare indietro nel tempo alle storie dei grandi samurai, non sentirete riaffiorare sfocate memorie di lontane letture nipponiche, nè avvertirete in voi il respiro lento e cadenzato di un kata di karate. Non vi coglierà neanche un lampo di estrema modernità che minimamente possa ricordare Tokyo. Il Giappone qui è di scena solo in cucina, nessuna forzatura, nessuna ricostruzione per turisti, nessun tentativo di farvi immergere in un’atmosfera sterotipata del sol levante.
I tavolini sono piccoli, il locale è strettino, il menù è malconcio, qualche piatto che è scritto lì in realtà non c’è, che a saperlo prima evitavate di “sguerciarvi” e di immalinconirvi a causa della vostra indecisione.
Il servizio è disinvolto e informale, un paio di ragazzi giovani, dal chiaro accento romano, che si muovono veloci.
Un lungo bancone ospita in un suo tratto alcune vaschette di ingredienti già preparati che un signore giapponese comporrà sul piatto a formare ciò che avete ordinato. La faccia del samurai della cucina è seria, non tradisce emozioni di alcun tipo, non guarda negli occhi nessun ospite. Lo sguardo è perennemente basso sui piatti, anche quando parla a voce alta in Giapponese non si sa bene a chi. Ma evidentemente qualcuno sente e predispone perchè poco dopo l’inserviente arriva con le provviste e lui ricomincia a disporre attentamente il tutto nel piatto di turno.

Guardo e riguardo il menù e decido per una degustazione che raccoglie alcuni dei piatti che più mi ispirano. Comincia così un dolcissimo percorso che si snoda come un fiume, ansa dopo ansa : dolcissime sfumture di sapori si alternano a striature accese di gusti decisi, sapidi, iodati.
Si attacca con una zuppa di miso composta da brodo di pesce con miso sciolto dentro, tofu e alghe.
Segue un’insalata Giapponese con lattuga, tofu, alghe wakame, cetrioli, carote, salsa a base di cipolla limone e soia. Saporita.

Assaggio anche l’insalata Sushi Ko con salmone, tonno, lattuga, uova di pesce volante, cipolla. Sublime.

Tempura con salsa di soia e mir : melanzane, zucchine e gamberi. Croccante, leggera, quasi eterea.

Salmone laccato – detto Teriyaki – servito con salsa di soia e insalata

Sushi misto :
Maguro (tonno)
Sake (salmone)
Ama ebi (gambero crudo)
Hotate (capesante)
Tobiko (uova di pesce volante)




E lo zenzero marinato sotto aceto di riso ? Una meraviglia.
Nel complesso una gran bella soddisfazione.
Anche per me che non stravedo per il sushi.
Ma è difficile ricordarne uno migliore.
Sushi Ko
Via degli Irpini 8
(San Lorenzo)
ROMA
Tel 06.44340948
maggio 24th, 2011

Nella bassa Maremma fra Lazio e Toscana, appena a ridosso del mare, l’acquacotta è un piatto tipico popolare, approntata dai contadini alla bella e meglio con quello che trovavano nei campi, quindi potremmo dire che non solo ogni campanile, ma ogni famiglia, ha la sua versione. A Capalbio la versione più diffusa sembra essere quella semplicissima con pochi ingredienti (ossia cipolla e sedano a profusione, qualche pomodorino, le uova, pane casareccio raffermo), che all’inizio confesso aveva destato in me qualche perplessità perchè mi suggeriva l’idea di un sapore ”monocorde”.
Mi sono dovuta ricredere ed è stata davvero una piacevole sorpresa…
La lista della spesa praticamente non c’è perchè gli ingredienti sono quasi sempre già nelle nostre dispense.
Il procedimento è molto semplice, quindi la preparazione prende pochissimo tempo, mentre la cottura deve essere prolungata, come tradizione vuole.
Si soffrigge abbondante sedano (coste) con abbondante cipolla nell’extravergine, una volta ben rosolati, si aggiunge il pomodoro fresco a pezzettoni e le foglie del sedano. Si lascia cuocere un po’ e poi si allunga con dell’acqua fino a rendere la minestra molto brodosa. Si lascia cuocere per circa 2 ore abbondanti, coperta per la maggior parte del tempo e scoperta nell’ultima parte, per farla restringere il giusto. Infine si aggiunge l’uovo facendolo rapprendere.
Che non si dimentichi una spolverata di parmigiano prima di servire !
Si tratta di tradizione, di semplicità e gusto ben amalgamati e di gioia di mettersi a tavola…si tratta di acquacotta !

maggio 19th, 2011

Sì sì mi andavano proprio delle linguine con le cozze, ma visto il rizometto di zenzero che occhieggiava dal cestino delle spezie della mia cucina, ho pensato che il suo gusto brioso potesse dare una marcia in più a un bel piatto di pasta tradizionale come quello con le cozze.
La procedura è semplicissima :
Si raschiano le cozze esternamente per pulirle e le si privano del bisso tirando quel filino che fuorisce dal guscio.Si mettono in una padella a fuoco vivace, coperchiate, per farle aprire e intanto rilasceranno il loro sughetto saporitissimo.
Spegnere il fuoco, sgusciare gran parte delle cozze e metterle da parte insieme alle altre con il guscio, filtrare il liquido rimasto nella padella e lasciarlo in un bicchiere.
Una sciacquata alla padella e la si mette di nuovo sul fuoco, questa volta con uno spicchio d’aglio intero, dell’extravergine e un pezzetto di peperoncino. Lasciare sfrigolare un po’ e aggiungere del pomodoro fresco a pezzi. Lasciare cuocere finchè il pomodoro non si restringe.
Aggiungere le cozze e il loro sugo filtrato. Scolare al dente le linguine lessate in acqua poco salata e tuffarle nella padella. Aggiungere lo zenzero ridotto in purea e mescolare per bene sul fuoco molto allegro finchè il sugo non diventi cremoso e le linguine completamente nappate con il condimento.
Spolverare di prezzemolo. Pronti per impiattare e andare a tavola. Venite che è pronto !

maggio 12th, 2011

La mentucciata è un piatto tipico della zona di Tolfa e Allumiere (Alto Lazio, parco naturale dei Monti della Tolfa).
Ma quanto mi sono cari questi posti, ma quanto…per questa volta però evito di ammorbarvi nuovamente sul perchè.
Passo subito al dunque chè questi giorni sono zeppi di impegni e poi pure voi mi sa che non avete tanto tempo per leggere papiri, vero ?


Dunque, raccolto un bel mazzo di magnifica mentuccia selvatica e rafani (vi ricordate che noi qui chiamiamo così una pianta selvatica che non ha nulla a che fare con la famosa radice…) in quantità nella macchia selvaggia dei monti della Tolfa, mi apprestavo a cucinare con mia somma soddisfazione le due zuppe. Una stasera per cena e l’altra per l’indomani, pensavo… ma poi… l’illuminazione… e se le mettessi insieme ? Ma no, la mentuccia forse prevale con il suo profumo ammaliante, be’ forse no, perchè il gusto poi in fondo è delicato, ma sì, proviamo.
Ecco qua il risultato, tutto da provare…

Allora la ricetta della mentucciata è qua,
quella della zuppetta di rafani invece qui.
Bon Appetit !
maggio 10th, 2011
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