Archive for ottobre, 2009

Coniglio speziato dolce con cipolla di Tropea al lime

_dsc4252

Eccoci qua con l’appuntamento annunciato, il secondo piatto servito dopo i ravioli  alla curcuma con broccoletti e Monteveronese in passatina di patata e pepe della Tasmania.

Con un coniglio a disposizione reperito in loco ho cominciato a pensare a una marinata differente, speziata, ma dal timbro dolce. Con il capriolo mi era piaciuta l’impronta netta e quasi balsamica dell’anice stellato, ma ora volevo provare qualcos’altro…

Dosi x 4 persone
1 coniglio da 1,2 Kg
3 cucchiai di sciroppo d’acero
1 baccello di vaniglia Bourbon
2 lime
una manciatina di cardamomo
1 radice di zenzero
1 manciata di foglie di menta
1 cipolla di Tropea
3 spicchi d’aglio
Una decina di cucchiai di extravergine
Insalatina di rughetta

Tagliato in vari pezzi il coniglio lo metto a marinare per tre ore nello sciroppo d’acero con il cardamomo, la zest e il succo di 1 lime, la radice di zenzero sbucciata e fatta a piccoli pezzi, la menta. Aggiungo anche il contenuto del baccello di vaniglia, tagliandolo longitudinalmente e traendone la “polpa”.

_dsc4250

Poi lascio imbiondire qualche spicchio d’aglio sbucciato nell’extravergine in un tegame capiente dal fondo spesso. Aggiungo il coniglio marinato, lascio rosolare, poi copro e faccio cuocere a fuoco moderato per un’ora abbondante.

Taglio la cipolla di Tropea a rondelle, la metto a sfrigolare in padella nell’extravergine, poi aggiungo un po’ d’acqua e la lascio cuocere coperta fino a che non sia morbida. Sistemo la cipolla in un piattino a parte e la cospargo di zest di lime.

_dsc4248

Servo il coniglio con la cipolla e un’insalatina di rughetta che dovrà contrastare la dolcezza della cipolla. Ci siamo. Bon Appetit !

7 comments ottobre 29th, 2009

Ravioli alla curcuma con broccoletti, Monteveronese e pepe della Tasmania

_dsc4535

Un pugno di broccoletti, avanzo della sera precedente, languiva nella padella abbandonata sui fornelli. Non mi decidevo…un volauvent, una torta rustica, no, troppo banale, oggi è domenica e ho già pronto un secondo di tutto rispetto. Ci sono, una pasta ripiena ! Per amalgamare il ripieno c’è un bel pezzetto di Monteveronese d’allevo dell’alta Lessinia in frigo che fa proprio al caso. Il resto verrà facendo…

La genesi è, come (quasi) sempre, improntata all’improvvisazione, come piace a me. Però mi sono impegnata a misurare gli ingredienti man mano che li risucchiavo dentro la ricetta, per non ricostruire il tutto a posteriori con immensa difficoltà.

Dose per tre :
2 uova
farina 00 quanto basta
1 pizzico di sale
1 cucchiaino da caffè di curcuma
50 g. di broccoletti precedentemente cotti aglio e olio in padella
10 g. di Monteveronese d’allevo
4 ciliegini semi-dry Faraci
2 coppini di brodo vegetale
pepe della Tasmania

_dsc4541

Metto la farina a fontana, nel mezzo sbatto un uovo intero e un tuorlo, un pizzico di sale e un cucchiaino da caffè di curcuma, sì perchè volevo una pasta aromatizzata, che desse un contenuto più importante. Pian piano poi tiro dentro la farina e comincio a impastare con le mani. Mi piace. Il composto è ancora bagnato e viscido per la chiara d’uovo e anche un po’ freddo ma poi gradualmente la farina dà corpo e, superata la fase “appiccicosa”, si approda a un impasto liscio, omogeneo, morbido che cede sotto le mani e assorbe la spinta delle braccia. Dà gusto a maneggiarlo. Ne faccio una palla e la lascio riposare nella pellicola per una mezzora.

Tagliuzzo finemente i broccoletti in punta di coltello. Lo stesso faccio con il Monteveronese e li mescolo per bene fino a ottenere una bel composto sodo e omogeneo.

Stendo la pasta con la macchinetta, sottile (8), metto il ripieno su metà della losanga che ne esce e poi copro con l’altra metà. Pian piano comincio a pressare la sfoglia partendo dal mucchietto del ripieno a sigillarlo bene, senza aria. Poi taglio con l’apposito attrezzetto e appoggio il raviolo su un plateau cosparso di semola. Vado avanti fino a finire la sfoglia. Vengono circa 12 ravioloni.

_dsc4527

Metto le patate a cuocere a vapore nella pentola a pressione. 15 min. dal fischio. Passo al passapatata quando sono ancora calde. Ci unisco il brodo vegetale in modo che il tutto venga abbastanza lento. Poi rimetto sul fuoco in modo da far restringere un po’, perchè mi piace a salsina, non troppo cremosa nè acquosa. Aggiusto di sale.

Nel frattempo lesso i ravioloni circa 7 minuti. Li tiro su con la ramina, delicatamente e li appoggio ad asciugare su un canovaccio pulito.

Adagio in ogni scodella un coppino di salsa di patata, metto uno o più ravioli (ma quanto mi piacerà fare le prove!!!) e poi servo, però… ci manca uno “zigghetto”, qualcosa che dia vivacità alla salsa di condimento…

ciliegino

Ho i ciliegini semidry Faraci in dispensa, urrà ! Il parziale processo di essiccamento ha concentrato i sapori lasciando però il pomodorino polposo. Sono già conditi, con aglio, basilico, origano e un cenno lievissimo di peperoncino. Naturalmente niente conservnati, coloranti ecc. Una goduria. Li tiro su dal barattolo, li taglio finemente e li metto qua è là nel piatto. Danno un tocco di acidità e di colore.

Una macinata di pepe della Tasmania, con il suo sentore fresco e floreale, profuma il piatto in modo entusiasmante.

_dsc4658

E’ pronto. Soddisfazione immensa. Tutti si leccano i baffi. Il pranzetto domenicale è cominciato bene e poi è proseguito anche meglio…siete curiosi ? Alla prossima puntata allora …stay tuned !

_dsc45371_dsc4534_dsc4548

A proposito quale “impiattamento” è più carino ?

11 comments ottobre 25th, 2009

Spaghetti al pesto con alici al lime e bottarga di tonno

da-sopra

Spesso mi capita di buttar giù gli spaghetti e non sapere ancora come li mangerò, sarà sicuramente una cosa rapida : ajo & ojo oppure con extravergine a crudo e bottarga di tonno o di muggine, oppure “alla checca” ossia con olio pomodorini aglio mozzarella e basilico, tutto a crudo; o ancora burro e parmigiano, oppure al pesto alla Genovese - il barbatrucco targato La Gallinara  ;-) .

alice

Be’ l’altro ieri dopo aver  buttato giù la pasta ho sbucciato al volo una patata, l’ho tagliata a dadini e buttata giù appresso agli spaghetti, pregustando già il mio pesto pronto preferito.  Poi mentre scolavo, mi balena un’ideuccia e poi un’altra ancora : e se ci “zestassi” anche un po’ di bottarga di tonno, oh yea… e se coinvolgessi anche quelle belle alicette home-made marinate con coriandolo e lime, sììì, ci sta, ci sta, sono sicura che ci sta, gli agrumi con la bottarga vanno a braccetto che è una meraviglia ! E perchè l’alice che t’ha fatto ? Col pesto ci sta un bijoux !

Dosi x 3 :
300 g. spaghetti
1 barattolino di pesto alla Genovese la Gallinara
1 patata bella grossa
qualche alicetta sott’olio con lime e coriandolo
bottarga di tonno

particolare

Ecco il piatto che a me è parso decisamente buono e profumato, ma…

siete voi a dover giudicare !!! Provatelo e fatemi sapere !

9 comments ottobre 22nd, 2009

Mentucciata : minestra contadina

_dsc4421

E’ un piatto tipico dei Monti di Tolfa, una minestra (o una zuppa se si serve con del pane casareccio raffermo tagliato a fettine sottili e posto nella scodella prima di versare la minestra), a base di mentuccia selvatica. Quindi è d’obbligo una bella passeggiatina in campagna in cerca di quei profumatissimi cespuglioni di mentuccia, prima che il gelo li bruci. Se ne deve prendere una bella quantità, prima di potersi permettere la ritirata. E così abbiamo fatto. L’abbiamo colta in compagnia di qualche cavallo allo stato brado che ci controllava con gran cipiglio.

La preparazione è una stupidaggine.

In un tegame capiente qualche spicchio d’aglio a rosolare nell’extravergine, poi esaurito il suo compito lo si toglie. Giù il pomodoro fresco a pezzi e lasciare andare per un po’. Aggiungere le patate anche queste tagliate a pezzettoni e si sala un po’. Si fa cuocere coperto per un’oretta e mezzo. Nel frattempo si lava la mentuccia, si mettono da parte solo le foglie e si asciugano.

tegame-2

Poi si aggiungono alla minestra e si lascia sul fornello a fuoco moderato almeno un’altra ora. La presenza o meno del coperchio si regolerà a seconda della brodosità della minestra e il risultato a cui vogliamo arrivare (che dipende anche dalla decisione di mangiarla a minestra o a zuppa). Aggiustiamo di sale nell’ultima fase di cottura, quando si è già ristretta. Una volta nella scodella, un giro di extravergine e una macinata di pepe al mulinello ed è pronto.

Ci vuole tempo, perchè la cottura super anche le due ore, ma per il resto è semplice e gustosissima. La mentuccia pervade ogni recesso lasciando però emergere anche gli altri sapori. I nostri amici sono rimasti deliziati e hanno svuotato il “callaro” senza troppi complimenti. Ma quanto mi piace così !!!

13 comments ottobre 21st, 2009

Confettura di rosa canina, all’occhio di bue !

_dsc45802

Eccomi Wennyyyyyyy !!!!

Ci tenevo a uscire insieme a te con questa confetturina di rose canine, Tolfetane, sì, come hai indovinato tu.

La ricetta che avevo preso, non so dove, tanti anni fa è quella che uso tutto gli anni e che mi riserva sempre una buona confettura, un po’ astringente, secondo me particolarmente adatta ad accompagnare i formaggi stagionati, caprini per primi,  mentre Marta la mette a tutto spiano nello yogurt, de gustibus…

_dsc4397_dsc4400-2_dsc4403

1 kg di bacche, lavate a sciugate
230 g. di zucchero (io uso sempre quello di canna)
1 lt di vino bianco secco (io prediligo un vino fruttato)

Taglio in due le bacche con cesoia affilata e le metto in un capiente recipiente di vetro con il vino, che siano completamente coperte. Coperchio e lascio a marinare per una settimana in frigo. Quando è giunto il momento, rovescio il tutto in una pentola e aggiungo lo zicchero. Lascio cuocere per almeno un’ora ma anche di più, deve risultare tutto abbastanza morbido. Passo al passaverdure e rimetto sul fuoco ad asciugare finchè non arrivo alla consistenza cremosa. Imbarattolo, chiudo e metto a testa in giù. I barattoli e relativi coperchi naturalmente erano stati precedentemente sterilizzati in acqua in ebollizione per una mezzoretta.

_dsc45561_dsc45701_dsc4582-21

Ieri ce la siamo pappata con il caprino di Pizzalis (detto Pizzaz) e come merendina non è stata niente male, direi… :-) )

Buon inizio settimana a tutti !

10 comments ottobre 19th, 2009

Amuse bouche con bufala, salsa di ciliegino e berberè

primo-piano


Prendi la bufalina e la tagli a metà per farci la base, bianca come latte. Aggiungi il rosso intenso della salsa di ciliegino siciliana e il rosso mattone del berberè macinato, un mix di spezie a base di peperoncino essiccato abissino, molto aromatico e piccante tipico dei paesi del Corno d’Africa. Per me è un dolcissimo ricordo di Asmara, in Eritrea. Il verde brillante di una fogliolina di basilico, superstite sul balcone. Goccia di extravergine coloro oro. Una tavolozza di gusto, vero ?

profilo-2

Due parole per la salsa di ciliegino Faraci, le spendo, sì. Non ho mai amato le salse e i sughi comprati, ma ci sono delle eccezioni. Ci sono casi in cui non potresti mai dire che è qualcosa di pronto: niente saporini strani, di conservante, di stantio, di poco fresco. Anzi, una bella fragranza. I Faraci sono in Sicilia, a Floridia, vicino Siracusa. Fanno la pasta in primis, perchè nonno Antonino faceva il lavorante presso un mulino e poi decise di metter su un pastificio artigianale che produce ormai dal 1930 dell’ottima pasta trafilata al bronzo (eliconi, conchiglioni, paccheri, fusilli lunghi), ricavata da grano rigorosamente siciliano (vi pare poco mettersi a riparo da grani esteri con alto rischio di OGM?). Poi negli ultimi anni hanno cominciato a fare dei sugo (ragù di tonno, sugo di ricciola, sugo pescespada e gamberetti), il pesto di pistacchi di Bronte, i ciliegini “semidry”, una caponata da urlo e, appunto, la salsa di ciliegino, che quando i pomodorini freschi non ci sono più è decisamente una buona alternativa, chè è meglio un buon pomodoro conservato che un pessimo pomodoro fresco fuori stagione !

sopra

cielo

16 comments ottobre 15th, 2009

Tagliatelle di Campofilone con porcini, gamberoni e tartufo estivo


nido

Di quel magnifico tartufotto ricevuto in dono vi avevo già parlato qualche tempo fa. Per prima cosa ci preparai un’insalata “mare e boschi” (questa) e per seconda cosa ci feci questo primo vibrante di gusto.

Le dosi approssimative – as usual – x 3 mangioni :
- 250 g. di tagliatelle di Campofilone
- ottimo extravergine di oliva
- una ventina di gamberi opp una decina di gamberoni
- 4 o 5 funghi porcini
- 1 tartufo estivo, ma anche metà o un pezzetto basta !!!
- 1 spicchio d’aglio
- 1 peperoncino piccante
N.B. per chi non avesse a disposizione un tartufino estivo fresco, lo trovate in barattolo già a lamelle, oppure ridotto in crema grossolana, tutte e due ottime soluzioni proposte dell’azienda Sapori di Bosco che trasforma con sapienza i prodotti dei boschi molisani. Se invece volete proprio il top del nero, potete approvigionarvi della purea di tartufo nero pregiato al 98% proposto da Tartuflanghe (il nome dice tutto…). Si tratta di tartufo nero pregiato, raccolto d’inverno nella vocata terra di Langa, molto più intenso e persistente di quello estivo. Tutte ciò e anche molto di più, da noi, a GustoShop.eu !

profilo

Prendiamo il tartufo fresco e lo spazzoliamo energicamente per rimuovere eventuali residui di terra.

I funghi li puliamo invece con uno straccio umido usando estrema delicatezza e se in alcuni punti non ci riesce di rimuovere la terra, spelliamo solo quel pezzetto. Poi li tagliamo grossolanamente, gambi e cappelle.

Sgusciamo i gamberi o i gamberoni e li priviamo del budellino con un’ incisione sul dorso. Una metà li lasciamo interi e l’altra metà li tagliamo a pezzetti piccoli a fare uno specie di ragù che darà sostegno e sapore al condimento per la pasta. Le teste le mettiamo in acqua fredda e poi sul fuoco fino a tirar fuori un brodino che sarà utile per mantecare la pasta.

Mettiamo lo spicchio d’aglio e il peperoncino in padella con l’extravergine e li lasciamo soffriggere dolcemente, poi li togliamo dall’olio e aggiungiamo i funghi porcini a pezzettoni. Li lasciamo rosolare qualche minuto, poi mettiamo il coperchio e facciamo cuocere a fuoco moderato evitando accuratamente di fargli perdere troppa acqua.

tagliatelle-campofiloneMa veniamo alle tagliatelle. No, questa volta non le ho fatte io, ma ho sfoderato dalla dispensa la pasta di Campofilone de “L’Antica Pasta”, di cui vi ho già parlato qui. La mia ancora di salvezza quando non ho tempo per impastare, ma voglio comunque un ottimo risultato.

Caliamo le tagliatelle nell’acqua salata in ebollizione e le scoliamo quanto cominciano a venire su a galla, al dente. Le ripassiamo in padella con i funghi a fuoco moderato aggiungendo il brodino di teste di gambero e anche i gamberi (a ragù e interi), nello stesso tempo. Mantechiamo la pasta fino a creare una salsina morbida e cremosa. L’importante è non fare cuocere troppo i gamberi che a mio avviso dovrebbero rimanere morbidi, senza arricciarsi e colorarsi di arancio. Io addirittura li amo mezzi crudi, ma quello è al gusto personale di ciascuno.
Se doveste usare la crema di tartufo questo è il momento di amalgamarla alla pasta, in padella, fuori dal fuoco, prima di impiattare. Se invece usate il carpaccio di tartufo già pronto, lo sgocciolate dalla salamoia e lo disponete sulla pasta già impiattata, prima di servire. Per il fresco, invece, rigorosamente all’ultimo secondo.

Siamo pronti, un giro di extravergine a crudo e possiamo portare in tavola e spolverare di lamelle di tartufo fresco con l’apposito attrezzetto, proprio sotto al naso dei nostri commensali, che godranno con gioia di questo spettacolo.

E si parte così per una passaggiata sul filo dell’orizzonte fra terra e mare, ai confini col cielo !

primo-piano

Che ci beviamo su ? Un Poggio della Costa 2006 di Sergio Mottura. Mai provato ? E’ un grechetto in purezza prodotto con uve da agricoltura biologica, affinato in botti di acciaio, senza passaggio in legno.  Colore cristallino, archetti fitti e lacrime lente a confermare una consistenza notevole. Al naso persistente, emerge subito il gelsomino, poi piccoli fiori bianchi e note agrumate, fine ed elegante. Persistente anche in bocca, secco, di buon corpo, la sequenza gustativa ricalca in pieno quella olfattiva e la qualità è chiaramente percepibile. Un gran bel vino. Esuberante ma elegante al tempo stesso. Un altro gioiello di Sergio Mottura che nell’alto Lazio, ai confini con l’Umbria, con dedizione e acume punta sul biologico da tempi non sospetti… diciamo almeno un ventennio ! E i risultati sono clamorosamente positivi. Ma ne parleremo ancora…

stay tuned !

p-costa-mottura

13 comments ottobre 11th, 2009

Sergio Pitzalis (detto anche “Pizzaz”) e i suoi formaggi

sergio-con-pecorino1

Abbiamo conosciuto Sergio Pitzalis all’inizio del 2009 ed eravamo rimasti molto ben impressionati dai suoi formaggi tanto da tornare un altro paio di volte a far scorta. Non ci hanno mai deluso, anzi, sempre più conquistati. E poi da lui ci si sente a casa perchè regna la semplicità. Sergio e la mamma (quando viene in “continente” – già perchè le origini sarde sono evidenti dal nome, no ?) lavorano nel laboratorio, la moglie allo spaccio antistante il laboratorio e i tre figli fuori a giocare e a fare i compiti. Dallo spiazzo davanti allo spaccio vedi i suoi greggi al pascolo, ti puoi affacciare al laboratorio a vedere quel che fa, insomma tutto è all’insegna della trasparenza. Così abbiamo capito che doveva essere dei nostri. Marta si è messa a salare le grandi forme di pecorino a latte crudo e intanto si è ancora chiacchierato e messo a fuoco la linea di pensiero che lo muove. Grintoso e determinato, sorridente e pieno di contagiosa energia, Sergio ha una gran voglia di fare bene le cose che ama fare da sempre : i formaggi.

pecorini-dallalto1

Siamo a qualche chilometro da Bracciano, borgo medioevale famoso per il suo castello Orsini Odescalchi, che si erge impettito nella piazzetta della parte storica e guarda verso il lago con un panorama che toglie il respiro. Qui, nella bellissima campagna romana costellata di suggestivi costoni di tufo, Sergio Pitzalis ha la sua tenuta dove alleva circa mille pecore e qualche decina di capi di capra sarda, che puoi vedere sparse nel pascolo dietro al laboratorio. Siamo andati a trovarlo incuriositi da quel gioiello che è il Caciofiore della Campagna Romana, Presidio Slowfood, di cui lui è uno dei pochissimi produttori. Un formaggio adatto anche ai vegetariani, dice, perchè il caglio utilizzato per produrlo non è animale (usualmente agnello o capretto) bensì vegetale, ottenuto dal fiore del cardo selvatico secondo un’antichissima tradizione risalente agli antichi Romani.

caciofiore2Lo scrittore latino Lucio Ginio Moderato Columella nel suo trattato “De rustica” del 50 d.C. scrive : “Conviene coagulare il latte con caglio di agnello o di capretto, quantunque si possa anche rapprendere con il fiore di cardo silvestre o coi semi del cartamo o col latte di fico. In ogni modo il cacio migliore è quello che è stato fatto col minimo possibile di medicamento”. Parliamo dunque di una tecnica le cui radici si perdono nella notte dei tempi e per questo Sergio Pitzalis lo ha chiamato il “Caciofiore di Columella”.

Un prodotto interessantissimo, di cui ci siamo innamorati immanentemente. Ottenuto dal latte di pecora fresco di mungitura, lasciato intero e crudo (quindi non pastorizzato) e di conseguenza con tutte le sue proprietà nutritive e le sue caratteristiche organolettiche pressochè intatte : la forma è piccola, raccolta, squadrata, con i lati leggermenti arrotondati. La crosta giallognola racchiude un cuore di formaggio a pasta morbida, dal sapore intenso, non salato e lievemente amarognolo. I profumi ricordano l’aroma di paglia bagnata e verdure cotte, mentre in bocca tende a sciogliersi rilasciando un’esplosione di sapore, con retrogusto astringente e pungente.

pecorini1

E poi tante altre prelibatezze parlano della qualità di questo piccolissimo caseificio : il pecorino stagionato, il caprino di media stagionatura, entrambi a latte crudo, il pecorino con il peproncino, quello con la grappa Fili Ferru la ricotta di pecora fresca, la ricotta di capra fresca, la ricotta di pecora affumicata e quella cotta al forno e insaporita con finocchietto selvatico o erbe aromatiche.

pecorino-latte-crudo1caprino1caciofiore1

ricotta-capra1ricotta-al-forno1ricotta-affumicata1

Qui sopra : pecorino a latte crudo, caprino a latte crudo, caciofiore, ricotta di capra, ricotta di pecora al forno e ricotta di pecora affumicata.

Mentre Marta sala con perizia (che nella vita precedente fosse una casaretta ?) muovendo con sapienza quelle manine minuscole sulle grandi forme di pecorino, Sergio si allontana un attimo, le manine si fermano, gli occhioni neri accigliati lo seguono, una voce stentorea risuona nel laboratorio : “Pizzaz ! Eni pi !” [Hei Pitzalis, dove te ne andresti così senza chiedere il permesso ? E mi lasci qui sola a salare i tuoi pecorini ? Vieni qui, e anche alla svelta!].

manine1manine-21manine-31

9 comments ottobre 8th, 2009

Amuse-bouche con gambero, mango e salsa rosa

_dsc3122

Un benvenuto dolce e gustoso ai vostri ospiti insieme a un bicchiere rigorosamente ghiacciato di bollicine. E la serata può cominciare…

Per la salsa rosa si mette nel bicchiere del minipimer gli ingredienti in quest’ordine : prima 200 ml di olio di semi (volendo si può usare anche dell’extravergine ma il sapore è molto deciso e può anche risultare pesante), poi l’uovo intero (non sbattuto! solo aperto e buttato giù), 1 cucchiaio di limone (oppure di aceto), fleur de sal – io ho messo quello di Guerande. Si inserisce il minipimer fino a toccare il fondo del bicchiere e si aziona. Monterà in pochi secondi e allora si potrà anche muoverlo su e giù fino alla consistenza desiderata. Una volta montata si mescola delicatamente con un cucchiaio aggiungendo un cucchiaino scarso di salsa Worcester e 1 cucchiaio di buon ketchup. Si deve necessariamente procedere a piccole dosi, così da tararla a seconda del gusto che vogliamo, in questo caso delicato.

I gamberi vengono sgusciati, liberati del budellino con un incisione sul dorso, spennellati di extravergine e passati in una padella antiaderente calda per 30 sec per lato.

Il mango va lavato, sbucciato, ridotto a cubettini e infine passato nel succo di lime perchè non annerisca.

Ci siamo. Si compone il cucchiaino monoporzione in un minuto. La salsa rosa per prima, poi un cubetto di mango e infine un gamberetto a cavalcioni.

Fogliolina di menta e… the mouth is amused, that’s for sure !

_dsc3121

10 comments ottobre 7th, 2009

Agnello con salsa alla menta e piccola padellaccia

ambientato

Ecco una buona ricettina di qualche settimana fa che pesco dall’archivio con moooolto piacere, prima che l’estate giri l’angolo e cominciamo con cavoli, zucca, zuppe e minestre!

Ingredienti x 3 :

1 Kg di carrè d’agnello
un pizzico di fleur de sal de Guerande

fleur-de-sal-de-guerande-vicino

Per la padellaccia :
4 cucchiai di extravergine
2 peperoni
2 melanzane
2 cipolle
10 pomodorini
3 zucchine
15 capperi sotto sale
pizzichino di sale

Per la salsa di menta :
tre manciate di foglie di menta
1 alice sott’olio
un pizzichino di sale grosso integrale
1 goccino di aceto di lamponi

Per prima cosa ho preparato la padellaccia, rigorosamente a crudo in padella (cioè senza soffritto precedente), così le verdurine dell’orto tagliate a cubottoni hanno trovato una fine più che dignitosa. Aggiungo dei capperi sotto sale. Io faccio cuocere coperto fino a cottura ultimata, al limite lascio scoperto all’ultimo perchè risulti cremosa e non acquosa.

Poi sono passata alla salsina alla menta. Ho praticamente rapato la mia pianta di menta sul balcone. Ne ho ricavato parecchie foglie, le ho messe nel bicchiere del minipimer con 3 cucchiai d’extravergine, un’alice sott’olio fatta a casa , un goccio di aceto di lamponi e del sale grosso integrale. Una bella frullata e via. Pronta.

Poi ho cotto l’agnello al barbecue lasciandolo morbido, non propriamente al sangue, ma diciamo rosato. Una volta ritirato dalla brace, l’ho cosparso di fleur de sal e servito in compagnia di padellaccia e salsina.

agnello

C’ho messo accanto un bel bicchiere panciuto dove faceva bella mostra di sè il barbera d’Asti  “La luna e i falò” di Terredavino, un vino che ha stoffa da vendere : corposo, equilibrato, tannico il giusto.  Al naso regala sentori raffinati di viola, liquirizia e vaniglia. La sequenza si ripropone in bocca, con un sottofondo ammaliante di frutti di bosco. Il finale è lungo, persistente.

Un brindisi d’inizio con questo elisir e… si aprono le danze ! Bon Appetit !

la-luna-e-i-fala

12 comments ottobre 4th, 2009

Previous Posts


GustoShop Blog

Ricette con il sapore unico dei prodotti tipici italiani

Login

Clicca e gusta il nostro shop di prodotti tipici italiani !

Concorsi

Mi piacciono

Archivio

Post recenti

Ultimi commenti

Cosa mi cucino oggi…

agrumi amuse-bouche bottarga & uova brunch my passion carne cioccolato concorsi crostacei crudi dolci fiori formaggi pecora formaggi vaccini frutta funghi insalate jazz improvisation kids&kids Legumi manifestazioni & eventi merende molluschi myself news parole Pasta acqua e farina pasta all'uovo pesce piante aromatiche piante spontanee piatti unici places 2 eat produttori GustoShop ricette facili sali salse salumi spezie delle mie brame tradition Vegan verdure & ortaggi viaggi vino bianco vino rosso zuppe & minestre