Archive for luglio, 2009

Fior di zucca con fragole alla menta antartica e ricotta di capra allo zenzero (alla luce di una spettacolare Alba Rosa!)

profilo

Un antipastino semplice e gustosissimo. Il fiore di zucca crudo è buono. Per nulla fastidioso al palato, anzi, la parte che mi è piaciuta di più è quella inferiore, con note verdi esplosive.

fiori-di-zuccaparticolare-fragola1ricotta-di-pecora

Ingredienti per ogni persona :
1 fiore di zucca
2 fragole mature
2 cucchiai di ricotta di capra (altrimenti pecora)
2 cucchiai di extravergine buono
un pizzichino di sale
1 cucchiaino da caffè di polpa di zenzero ricavata grattugiando la radice fresca
1 fogliolina di menta artica (dal gusto forte di chewingum alla menta – incredibile)

AAA: Mescola bene la ricotta con l’extravergine, la polpa di zenzero e un pizzichino minuscolo di sale

BBB: Riempi il fiore privato del pistillo con la ricotta, pressando un po’.

CCC: Copri la ricotta con una dadolata di fragole.

DDD: Una fogliolina di menta artica, un filo di extravergine e servi(ti).

da-sopra4

E due gocce di acet-up ? Just try it !

sezione-con-acet-up

Che ci beviamo su ? Un rosato leggero, l’Alba Rosa derivante dall’omonimo vitigno a bacca rosa unico al mondo, ritrovato e riscoperto da Antonio Cugini (cantina Strade Vigne del Sole) nella zona dei castelli romani. Seppure servito freddo spiccheranno al naso note speziate, in primis di pepe rosa, a cui segue netta la menta e poi rosa, fragola e banana. Sapido e persistente in bocca, si ripropone al palato la sequenza olfattiva, che si lega mirabilmente al gusto delicato delle fragole e dello zenzero, presenti nel piatto… una dolce serata estiva può cominciare allegramente, proprio così, con un “alba rosa” da sballo…

alba-rosa

7 comments luglio 28th, 2009

Fusilli lunghi con pesce sciabola e origano fresco innaffiati dallo Chardonnay Mandrarossa : a midsummer night’s dream

generale

Ci risiamo con il pesce sciabola o spatola. Ne avevo già parlato qui. Ma del resto è così buono e pure a buon mercato che quando lo trovo lo prendo sempre, qualcosa di buono ci esce sempre fuori.

L’ho sfilettato velocemente (ha praticamente solo la spina centrale) e c’ho fatto una pasta semplice ma saporita, ecco come :

particolare2

Ingredienti per 2 :
una ventina di pomodorini
due spicchi d’aglio (ma quanto mi piacerà l’aglio ???)
extravergine di oliva (ognuno si regola come vuole, chi ci mette solo due cucchiai, io abbondo un po’…)
qualche fogliolina di origano
500 g. di sciabola spinata (perchè questo per me è un piatto unico!)

Sbollentato i pomodorini in acqua bollente per 20 secondi poi tuffati nell’acqua fredda per spellarli meglio. Tagliati in quattro e messi in padella dove c’era già evo caldo e uno spicchio d’aglio intero. Poco sale. L’ho lasciati sfrigolare circa dieci minuti, ho tolto l’aglio e poi ho calato il pesce a tocchetti, ho coperto e lasciato andare a fuoco basso per altri due minuti. C’ho ripassato i fusilli lunghi trafilati al bronzo Faraci, una gran bella pasta che non manca mai nella mia dispensa, consistente, direi quasi carnosa, nonchè porosa : trattiene il sugo in un abbraccio stretto stretto.

Foglioline di origano fresco qua e là e via.

L’ho sistemata in un coppapasta per darle una forma più aggraziata e composta e scattare qualche foto ma poi… mi sono data ampiamente da fare per distruggere il tutto con le mie forchettate vigorose ! Come dire, fotografato e mangiato :-)

da-sopra

Che ci bevo su ? Uno chardonnay siciliano che mi ha conquistato al primo bicchiere, parliamo della gamma alta “Mandrarossa” della Cantina Settesoli. Un vino solare, nel colore, nel profumo e nel gusto. Giallo oro con riflessi verdolini, regala profumi incantati di fiori d’arancio, albicocche e agrumi e un gusto pieno e rotondo, con buona spalla acida, persistente, finale lungo e appagante.

Un piatto estivo e un vino solare, da godersi sul tramonto a tinte forti che mi si para davanti…a midsummer night’s dream !

3 comments luglio 24th, 2009

Un pomeriggio a Tolfa con i butteri

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I butteri mi piacciono. Per il loro aspetto severo, i modi ruvidi, quella smorfia di iniziale diffidenza sul viso segnato dal sole. Una cosa sola con il loro cavallo, il primo sguardo è fugace ma il secondo ti inchioda. Se capiscono che ami i cavalli e il loro andare selvaggio, si fermano, ti danno tempo, altrimenti tagliano corto, un colpetto di tacco sul fianco del cavallo, le briglie dall’altro lato e nel silenzio se ne vanno.

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Non si rivolge loro la parola con la stessa nonchalance con cui chiedi a un passante un’indicazione. No. Ci pensi un attimo. Hai paura di dar fastidio, di essere inopportuna. Loro avanzano sul loro cavallo e ti sembrano distanti di qualche secolo mentre abbassi il finestrino della macchina. Allora ci fermiamo. Scendiamo. Marta in prima linea, affascinata da quel bel numero di cavalli sellati e conodotti silenziosamente in uno spiazzo nel bel mezzo della campagna. Alla mia curiosità uno di loro risponde che il giorno dopo avrebbero fatto la merca dei cavalli e le prove di abilità. Sì, si poteva assistere, volendo.

Be’ la merca ce la siamo persa (abbiamo fatto tardi…ma forse non è stato un caso, chi lo sa ?) ma le prove di abilità no.

Li abbiamo visti sfrecciare, nelle loro camicie bianche in groppa a cavalli belli e regali, dal temperamento focoso e dall’agile corpo dalle linee nervose. La monta è quella maremmana, naturalmente, i cavalli quasi tutti di razza tolfetana.

Intanto si preparavano panini con le salsicce oppure col prosciutto dei fratelli “Orchi” e del mitico “Lallo” i salumieri rispettivamente di Tolfa e di Allumiere mentre le ciambelline al vino e all’anice erano già in bella mostra dentro le confezioni artigianali, legate con la rafia,  con quella magnifica croccantezza tutta racchiusa in quell’anello imperfetto. Un po’ di vino, le panche di legno e quel profumo di brace tutto intorno. E poi loro, loro che andavano fendendo il vento, il corpo proteso sopra la criniera scomposta e gli occhi di Marta ipnotizzati, silenziosamente fissi sul cavaliere di turno, mentre in piedi sulla staccionata di legno si sporgeva in avanti. A distrarla solo il panino con la salsiccia. La piccola buttera briccona.

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7 comments luglio 19th, 2009

Pasta con aglio selvatico, pomodorini confit, bottarga di muggine e arancio

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Aridanga con l’aglio selvatico !!! Giuro che per quest’anno è l’ultima ricetta, ma a primavera l’aglio ha imperversato nella mia cucina come non mai e quindi ha fatto già capolino un paio di volte nel blog (linguine aglio selvatico, telline e scampetti e spaghetti con aglio selvatico, fave e vitalba croccante). Ora mi sono trovata da parte questa ricettina, che mi era garbata parecchio, e ve la posto al volo.

Ingredienti x 2
200 g. di pasta corta
qualche cucchiaio di extravergine di oliva
pomodorini confit (come farli ? guarda qui)
bottarga di muggine da grattugiare o fare a scagliette (ne basta poca, of course)
qualche filino di buccia d’arancio

aglio-particolare

In un soffritto di buon extravergine si buttano giù i bulbetti d’aglio selvatico, puliti, lavati e tagliati a metà. Si lascia sfrigolare un po’, poi si aggiungono i pomodorini confit lasciati integri (a me piace così ma si possono anche tagliare a metà o a petali) e qualche strisciolina di buccia d’arancia ritagliata con il rigalimoni. Si lascia andare due minuti e ci si butta la pasta appena lessata e scolata bene. Una bella mescolata e poi nel piatto, per cospargere di lamelle di bottarga di muggine. Giro di extravergine a crudo e vai.

A questo proposito vi segnalo la bottarga sarda di muggine di Stefano Rocca, valutata dal Gambero Rosso tra le migliori d’Italia (secondo posto del podio, mica male!).  Una prelibatezza che abbiamo talmente apprezzato in una fiera alimentare da decidere seduta stante  – dopo una bella chiacchierata con Stefano – di non farcela scappare e inserirla quindi nei prodotti del nostro Gustoshop.

La consistenza è perfetta, asciutta ma pastosa, sapida al punto giusto, delicata e certamente equilibrata.

Ce l’abbiamo in baffe da 100/120 g. oppure già grattugiata in barattolo da 70 g. o 100 g. . Naturalmente non ci manca neanche la bottarga di tonno, per un sapore più deciso, anche questa in baffe da 100/120 g., barattolo da 70 g. e 100 g..

Siamo andati a trovarli una volta che giravamo per la Sardegna (a caccia di nuovi talenti…) ed è stato un piacere visitare il loro laboratorio pulito, ben organizzato e anche rivedere Stefano e il suo staff, così cordiali, gentili, disponibili (fu un’improvvisata!). Ne parlai in passato nel blog, qui e qui, per chi ha voglia di respirare un po’ di aria di mare.

pomodorino-confit-particolare

11 comments luglio 12th, 2009

Tartare di zucchine con fragole e cacioricotta

da-sopra3

Dunque la ricetta è ultrafacile e veloce : per prima cosa ho preso le zucchine e le ho “zestate” … noooo … non mi dite che non sapete cos’ è lo zester ??? Be’ la spacconcella che scrive fa tanto la spavalda ma fino a qualche tempo fa non sapeva neanche lei della sua esistenza limitandosi a ricavare la buccia degli agrumi con il rigalimoni. Sì carino, ma niente a che vedere con il vero e propio zester - così chiamato perchè si applica in particolar modo agli agrumi la cui buccia in inglese si chiama zest (e fin là avevo capito anche la spacconcella!). Con questo attrezzetto, che è praticamente un tipo di grattugia, invece di ridurre l’ingrediente in polvere o polpa,  si ricavano dei pezzettini integri cambiando dunque il risultato in termini di sapore, consistenza nonchè dal punto di vista estetico.

Lo zester che uso è della Microplane e presto lo troverete anche sul nostro sito “Gustoshop” appena apriremo la sezione ”utensili da cucina” (watch this space !!! :-) )

Naturalmente una volta che hai lo zester ci passi sopra anche la suola della scarpetta da scogli piuttosto che la noce di cocco, così tanto per vedere che viene fuori. E allora perchè non delle tenere zucchinette con tanto di fiore attaccato ???  [il fiore è stato risparmiato per questioni legate all'economia della ricetta]

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E meraviglia delle meraviglie, è venuta fuori questa tartare gonfia, quasi spumosa, che non bisogna maneggiare più di tanto altrimenti perde l’aria e si ammassa, insomma si “smonta” come la panna.

zest-zucchine

A questo punto l’esperimento mi era garbato parecchio e ho preso dal frigo quello che mi sembrava potesse legare armoniosamente : cacioricotta e fragole. E così nasce questo piatto scapigliato e disinvolto, sbarazzino insomma.

Ma andiamo per ordine, almeno una volta. Gli ingredienti x 1 porzione , eccoli :

4 fragole
1 zucchina
1 spruzzetto di aceto di lamponi
1 fettina di caciofiore di Pitzalis
qualche fogliolina di rughetta

1 cucchiaio di extravergine delicato
pizzichino di sale
fiore di zucca x decorare (se c’è se no ciccia)

Le fragole le ho tagliate in quattro verticalmente per formare quasi dei piccoli fiori, il caciofiore l’ho tagliato a cubetti piccoli. Un pizzico di sale e una spruzzatina di aceto di lamponi sulla tartare, il fiorellino di zucca a petali sopra per guarnire, un girino di olio extravergine delicato sul tutto e vai col tango.

top

P.S. Lo so, lo so, avevo promesso di approfondire sui formaggi di Pitzalis (anche perchè ve lo devo far conoscere questo tipo, troppo forte) ma non ho ancora finito il post, concedetemi qualche giorno ancora !!!

P.S. 2 Per chi non avesse ancora votato al contest di Jenny “Ci mangiamo una tisana ?”, si accomodi qui, please !!!

6 comments luglio 8th, 2009

vota antonio vota antonio vota antonio vota antonio

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Sono in finale, sì. Che bello ! La mia prima finale. Quale ?

Quella del contest di Jenny !

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Siamo in 10 e ora si vota fino alle 24.00 del 10 Luglio per eleggere il primo posto e io sono troppo vinciticcia per rinunciare a un minimo di pubblicità, allora…

lettrici, lettori, cittadini, amici, avventori, fornitori e clienti

VOTATE QUI

per i miei Tagliolini al tè Bancha con gamberi pompelmo e pomodorini confit

(il post con la mia ricettina lo trovate linkato sempre lì, dove si vota)

11 comments luglio 2nd, 2009


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