Zuppetta di rafani

Dalle nostre parti, nell’alto Lazio, si usa raccogliere una pianta rampicante spontanea, che cresce ai bordi dei fossi e comunque nei pressi di pozze d’acqua o in terreni particolarmente umidi. Da noi si chiama “rafano” ma non ha nulla a che fare con la vera pianta del rafano (conosciuta per le sue radici e che non cresce spontaneamente in Italia).

Il “rafano” di cui vi parlo ha un portamento rampicante a stelo unico, foglie lucide a forma di cuore e un virgulto in cima che viene colto insieme all’ultima parte dello stelo completo di tenere foglioline. Il sapore è abbastanza amaro e ci si prepara una zuppetta che mi manda in visibilio.
La procedura è semplice : un soffritto di aglio con una puntina di peperoncino in abbondante evo, si mette giù l’ultima parte dello stelo spezzettato, le foglioline e il virgulto. Si aggiunge dell’acqua calda e si porta a cottura. Normalmente non serve sale, sono già abbastanza sapidi. La zuppetta si serve con delle fette di pagnotta abbruscate.

Come tutte le ricette popolari, ognuno poi la fa un po’ a modo suo, chi aggiunge dadini di pancetta o di guanciale nel soffritto, chi mette anche un uovo a fine cottura a rapprendersi. Io la preferisco semplice, perchè adoro il loro sapore amaro e dolce insieme e quel profumo di casa che mi regalano, essendo una ricetta tipica di qui. E poi ora è periodo, a primavera inoltrata spigano e non sono più buoni. Quindi bisogna darci dentro ora.
E così sia.

8 comments aprile 23rd, 2009
