Archive for aprile, 2009

Ravioli di borragine

fiore-mano-marta

La borragine è una pianta a cui mi sento legata sentimentalmente. Ammiro i suoi fiorellini da sempre, da quando ero piccolissima e incontravo queste piantine dalle foglie pelose ai bordi del prato della nostra casetta in campagna nei frequenti “nascondini” che vedevano me e i miei due fratelli strisciare e nasconderci in mezzo all’erba alta. Erano momenti intensi, i nostri sensi venivano costantemente scossi da così tanti profumi, dal contatto a volte ruvido, a volte setoso o viscido con piante, fiori, terra e animali, da rumori e fremiti, nel silenzio, cinguettii di uccelli e il cuore a battere violentemente nelle tempie.

Non di rado mi capitava di acquattarmi proprio con la faccia vicino a queste piantine così sgraziate, pelose e pungenti, ma dai fiori eterei e perfetti. E’ il punto di colore meraviglioso, ma anche la fattura delicata e raffinata del fiore che mi hanno sempre attratta. Certo allora non sapevo che in seguito li avrei apprezzati anche da un altro punto di vista, e cioè mangiandoli !

raviolo-e-fiore

Ingredienti x 4 persone

Per la pasta :
circa 300 g. di farina 00
2 uova intere e 2 tuorli
un pizzico di sale
un goccio di evo

Per il ripieno:
4 cucchiai di ricotta di mucca
tre grandi manciate di foglie di borragine

Per il condimento :
burro
foglioline di timo
fiorellini di borragine (almeno 16)

sezione-raviolo

Ho preparato la pasta all’uovo per i ravioli mettendo a fontana la farina 00 sul piano di marmo, unendoci poi 2 uova intere e 2 tuorli, un pizzico di sale e un goccino di olio. Impastato con vigore il composto per una quindicina di minuti, l’ho fatto riposare una mezzoretta nella pellicola.

Nel frattempo ho preparato il ripieno amalgamando la ricotta di mucca e le foglie di borragine scottate qualche minuto nell’acqua salata in ebollizione e poi tritate.

Steso la pasta ho posto a circa 3 cm l’uno dall’altra delle noci di farcia su una striscia larga di pasta, ho coperto con l’altra pasta. Ho sigillato bene il ripeno evitando di far entrare dell’aria e ho tagliato i ravioli con l’attrezzetto apposito.

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Ho lessato i ravioli nell’acqua salata a bollore per circa 10 minuti  e nel frattempo ho lasciato sciogliere il burro su fuoco bassissimo. Ecco fatto. Qualche fogliolina di timo, non troppo. Qualche fiorellino qua e là, non solo per decorare… il gusto è fresco e verde, ricorda appena il cetriolo. Just try it and let me know !

ravioli-1

14 comments aprile 27th, 2009

Perchè al Panama Cafè

panama-cafe

Luce e spazio. Aria. Bianco e wengè. Linee pulite, essenziali. Macchie di colore qua e là, fiori. Tocchi di dolcezza inafferrabile, intangibile, eppure pronta ad accarezzarti quando ti siedi per il tuo aperitivo o per un bel piatto di pasta dai sapori netti e schietti, ma anche un buon secondo, tanto per rimanere leggeri…

E’ il Panama Cafè .

Impresa di amici che hanno lo sguardo piantato sul futuro.

Una volta che li conosci ti vien voglia di andare a farci colazione per gustarti le torte fatte in casa, oppure di farci una scappatina veloce appena esci dal lavoro, approfittando di un glorioso Happy Hour ricco di sfiziose proposte. In cucina c’è la grande Chiara, sì sì, avete capito bene, proprio lei, l’inquilina del frizzante Monolocale in Centro, insomma la “monolocalaia”…colei che armeggia con sifoni e mille altri aggeggi, tutti al servizio di una cucina leggera, estrosa e decisamente glamour.
Ma a dirla tutta qui non si tratta solo di mangiare e bere. Il Panama Cafè ti conquista anche con altri piccoli grandi dettagli : le facce sorridenti di chi serve con dedizione, l’atmosfera leggera e rilassante, gli incontri giusti, le novità proposte con entusiasmo.

Devo dire altro ? I don’t think so… just pop in !

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Panama Cafè
Via della Polveriera (stazione di servizio ERG della mediana nuova) – Civitavecchia
Telefono 0766.503012
Aperto dal lunedì al sabato dalle 06.00 am alle 09.00 pm

4 comments aprile 25th, 2009

Zuppetta di rafani

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Dalle nostre parti, nell’alto Lazio, si usa raccogliere una pianta rampicante spontanea, che cresce ai bordi dei fossi  e comunque nei pressi di pozze d’acqua o in terreni particolarmente umidi. Da noi si chiama “rafano” ma non ha nulla a che fare con la vera pianta del rafano (conosciuta per le sue radici e che non cresce spontaneamente in Italia).

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Il “rafano” di cui vi parlo ha un portamento rampicante a stelo unico, foglie lucide a forma di cuore e un virgulto in cima che viene colto insieme all’ultima parte dello stelo completo di tenere foglioline. Il sapore è abbastanza amaro e ci si prepara una zuppetta che mi manda in visibilio.

La procedura è semplice : un soffritto di aglio con una puntina di peperoncino in abbondante evo, si mette giù l’ultima parte dello stelo spezzettato, le foglioline e il virgulto. Si aggiunge dell’acqua calda e si porta a cottura. Normalmente non serve sale, sono già abbastanza sapidi. La zuppetta si serve con delle fette di pagnotta abbruscate.

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Come tutte le ricette popolari, ognuno poi la fa un po’ a modo suo, chi aggiunge dadini di pancetta o di guanciale nel soffritto, chi mette anche un uovo a fine cottura a rapprendersi. Io la preferisco semplice, perchè adoro il loro sapore amaro e dolce insieme e quel profumo di casa che mi regalano, essendo una ricetta tipica di qui. E poi ora è periodo, a primavera inoltrata spigano e non sono più buoni. Quindi bisogna darci dentro ora.

E così sia.

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8 comments aprile 23rd, 2009

Gateau au chocolat

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La ricetta di questo goloso dolce al cucchiaio me la diede Monique di Lione tanti anni fa e spesso mi trovo a rifarlo, direi ciclicamente, perchè per me il cioccolato è fondamentale : non passa giorno che non ne mangi almeno un pezzetto, mi tira su e non bevendo caffè è quello che ci vuole per evitare l’ “abbiocco” post-prandiale.

Preferisco il cioccolato con percentuale di cacao fra il 70 e l’80 %, lo trovo giustamente intenso e quel filo amaro che mi piace, oltre quella soglia comincia a cambiare consistenza, diventa più “vetroso” e il gusto più chiuso e amaro e per me perde di appealing. Non parliamo poi del cioccolato 100% che per me rappresenta una vera e propria penitenza per di più calorica, mo’ va be’ che sono masochista, ma senza esagerare !!!

Poi – va be’ – il cioccolato è un pianeta a parte, per i vari cru, le provenienze, le aromatizzazioni, ma ora passiamo al nostro gateau.

Il gateu è facile da fare e conserva un cuore morbido e cremoso che, se si rispettano i tempi di cottura, può addirittura colare nel piatto in forma di salsa golosissima. E lì c’è lo svenimento.

Io invece ‘sta volta l’ho lasciato 15 min in forno causa dimenticanza e quindi il cuore è rimasto morbido ma non fondente. Lo abbiamo preparato insieme, io e la mia assistente creativa Marta, che con il cioccolato fuso ci ha praticamente imbrattato la cucina intera, mancavano solo dei graffiti rupestri sul muro e poi eravamo a posto…però che gusto ! 

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Le dosi x 6 stampini monoporzione :
160 g. cioccolato fondente al 70%
200 g burro
4 uova
50 zucchero
20 g. farina
1 cucchiaino da tè colmo di cacao amaro

Dopo questa sgradevole lista di infiniti il dolce è pronto da servire mangiare. Bon Appetit !

-accendere il forno a 220°

-rompere il cioccolato a pezzetti e fonderlo a bagnomaria o nel microonde

-quando il cioccolato è completamente fuso unire il burro morbido e darci dentro di frusta (detto così sembra quasi sado-maso-hard ma giuro, è solo la ricetta di un innocente dolcetto al cioccolato)

-rompere le uova, separare tuorli e albumi e sbattere i tuorli allegramente insieme allo zucchero con la frusta fino a renderli spumosi

-incorporare ai tuorli spumosi la farina e il cacao – entrambi setacciati – e il miscuglio libidinoso di burro e cioccolato

-battere gli albumi a neve e amalgamarli al composto con movimenti dolci dal basso verso l’alto

-distribuire il composto nei sei stampini individuali precedentemente imburrati e metterli in forno lasciandoli cuocere 8 minuti. Si formerà una bella crosticina esterna ma il cuore del tortino rimarrà morbidissimo, anzi al primo affondo di cucchiaino scivolerà nel piatto questa golosissima lava cioccolatosa !!! 

-due minuti (i più lunghi mai sperimentati nella storia culinaria) e sformare gli stampini sui piatti da dessert. Portare a tavola e dopo qualche secondo sparecchiare… 

gateau-piccolo-2

5 comments aprile 20th, 2009

Lasagne di crema di cavolfiore e asparagi con monteveronese : passaggio di testimone

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Un passaggio di testimone a lungo atteso, quello fra inverno e primavera e finalmente arriva anche sulla nostra tavola con il binomio cavolo verde/asparagi accompagnato da un ottimo formaggio come il monteveronese d’allevo e qualche “sfrizzolo” di burrata pugliese.

La ricetta è facile. Le dosi sono il mio tallone d’achille, non le metto quasi mai perchè cucino sempre a occhio. Comunque direi che x 4 persone ci vorranno : 2 cavoli verdi medi, 2 mazzetti di asparagi (detti asparagina, quelli piccoli – anche se non sono selvatici), 4 cipolline fresche panciute, 300 g. di monteveronese, 80 g. di burrata.

Le cimette di cavolo verde hanno bollito 10 min. nell’acqua salata (tenere da parte l’acqua per le lasagne e due cimette per la guarnizione), poi sono state adagiate in una padella dove le aspettava un bel soffrittino di cipolline fresche [cipolle e cavolo, ma non si usa semmpre l'aglio ? Invece a me andava di provare con le cipolline, guarda un po'!]. Lasciate andare in padella per altri 10 min.

Gli asparagi hanno bollito nell’acqua salata per una decina di minuti e sono stati ridotti in battuto eccetto le punte, tenute da parte.

Le lasagne hanno bollito 1 minuto nell’acqua di cottura del cavolo verde.

Il monteveronese è stato ridotto a cubetti molto piccoli.

E poi via con la composizione delle lasagne : ho unto la fiamminga da forno e poi ho spalmato un po’ di crema di cavolo sul fondo, lasagna, crema di cavolo ancora, monteveronese, battuto di asparagi, lasagna e via così fino a che non si riempe il testo. Sopra le cimette di cavolo verde lesse e le punte di asparagi lessi + un po’ di burrata e una grattugiatina di parmigiano.

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In forno 180°  per 10 minuti.

Semplicemente succulento, secondo me. A voi cosa pare ?

Add comment aprile 18th, 2009

Trofie al pesto con stracchinato di capra

trofie-al-pesto-con-stracchinato-da-vicino

Uno stracchinato di capra da urlo mi è arrivato in casa da una scorribanda nel Viterbese e allora, oltre a mangiarmelo seduta stante “nature” su crostinetti caldi con una spolverata di erba cipollina (e quanto era buono non te lo puozzo di’!!!) , the day after ho pensato di inserirlo in una ricettina più corposa, farci una pasta, ad esempio, ma il sapore così intenso con quelle note ircine un po’ acute mi ha stimolato a cercare un accoppiamento e così dopo averlo provato con le noci (non mi ha fatto impazzire), ho pensato a qualcosa di più erbaceo e aromatico…mumble mumble… ma il PESTO, certo !

E così nascono queste trofie fresche al pesto con il tocco di personalità dello stracchinato di capra.

stracchinato-di-capra

Come farle ? Elementare Watson, metti il pesto (asso nella manica : quello pronto de La Gallinara, yeppy-ye-ye) nella cuccuma, lessi la pasta e nel frattempo prelevi con il cucchiao la schiumetta “amidosa” che si forma a pelo d’acqua e la mischi al pesto, poi prendi due bei tocchetti di stracchinato di capra, li metti nel pesto e ci butti sopra la pasta appena scolata, amalgami e porti in tavola mentre ti tremano le gambe per il profumo inebriante !!!

trofie-al-pesto-con-stracchinato-1

Siccome già varie amiche mi hanno chiesto dove lo trovo perchè dalle loro parti si fa difficoltà a reperirlo, sto pensando “gira che ti rigira mi toccasse metterlo sul sito”  superando così le varie problematiche relative al “fresco”, che ancora non abbiamo definitivamente affrontato. Forse sarà una spinta in più, vedremo.

In the meantime, buona scampagnata a tutti !

2 comments aprile 13th, 2009

Crema di carciofi speziata

crema-carciofi-2

Volevo tanto postare qualcosa di-per Pasqua ma non è facile tenere il passo, scandire il tempo. Io ancora non ce la faccio e seguo con infinita ammirazione tanti blog che arrivano puntuali, con la ricetta speciale, nei giorni speciali. Io invece arrivo fuori tempo, un po’ scoordinata e maldestra, sempre con il fiato tirato, e… con un tegamello di cremina di carciofi speziata.

Qualche giorno fa avevo letto un post nel blog lo Spilucchino in cui si parlava di una crema di carciofi con erba cipollina. Virginia è sempre un’ispirazione per me : le ricette hanno una grazia particolare, le sue foto sono belle, curate e fresche (ma che si dice di una foto che è fresca ? bah, a volte mi vengono così…però è vero, andatele a guardare!) e poi mi piace lo spirataccio con cui commenta gli altri blog, sempre brioso e “witty”.

Così, per farla breve, ho frullato i carciofi in tegame avanzati il giorno prima (carciofi puliti e tagliati a spicchi, calati in un soffritto di aglio, lasciati rosolare un po’ e poi bagnati con un paio di bicchieri d’acqua calda, lasciandoli andare su fuoco basso fino a cottura) con un pochino di extravergine. Poi ho messo la crema nel tegamello di ceramica e l’ho divisa a metà con una fila di crostini di pan brioche passati nella padella caldissima con un filo di extravergine, buonissimi, friabili, dolci [mmmh] e poi ho condito così le due “sezioni” :

- zest di limone e prezzemolo tritato

- curry e julienne di arancia

Il Pan Brioche è quello avanzato dall’ultima impastata, che poi vi racconterò…(really proud of it ;-) ))

Un piattino senza pretese, ma m’è gustato mucho. Che c’entra con la Pasqua ? Niente. Tenete pazienza, tanto con me non ci si piglia numero, è bene saperlo. Ci si vede next week. Auguri e besos !

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6 comments aprile 10th, 2009

Paella Valenciana : bon voyage

La paella comincia a tamburellare dolcemente dentro di te mentre prepari accuratamente ogni singolo ingrediente con l’attenzione calma e precisa di chi sa arrivare alla fine dosando preziosamente le forze e lasciandosi virgulti nuovi nei muscoli per quello che ha da venire.

Tu sei lì che affetti, netti, asciughi, spelli, versi e filtri ma in realtà sei già in preda a un delirio, sei già sua, mentre ti illudi di crearla, lei ti sta già girando e rigirando fra le sue mille dita di peperone e pomodoro, tra i suoi tentacoli arricciolati.  Un caleidoscopio di colori e aromi si dispiega tutto intorno in piatti, scodelle, ciotole e cuccume.

E tu fai fai fai. Lei pensa. Ti guarda. [Quanti occhi sono quelle cuccume!]

Perchè la paella è donna.

E’ complessa composita e inestricabilmente intrecciata che a cercare il confine fra radici e fronde non puoi trovarlo, è misteriosa e fumosa, inizialmente ruvida, e sfrigolante ma poi morbida suadente e inebriante, e diretta, terribilmente diretta, ogni sapore ti schiocca in bocca netto e pulito ma poi l’armonia è più forte e mescola cielo e mare in un orizzonte unico di fuoco aria terra e acqua.

Ti conduce lei, non c’è molto da fare, solo lasciarsi portare sulle onde dei suoi vapori speziati, lungo i canyon di cotture separate e poi riunite, dolcemente sospinta dal vento fresco di mare che sa di salsedine e alghe e ti lascia allagata di gioia nel caos fiorito della tua cucina.

Bon voyage

Ingredienti x 8 persone :

700 g. di riso carnaroli, 300 g. vongole, 300 g. cozze, 600 g. pollo o coniglio a pezzi, 600 g. di maiale magro a pezzi, 200 g. di calamari puliti e tagliati a anelli e i tentacoli a pezzetti, 4 peperoni di diverso colore grigliati-spellati-privati di semi e tagliuzzati a listarelle, 5 pomodori spellati e tagliati a quarti, 2 salsicce tagliate a pezzetti, 8 gamberoni o mazzancolle e 8 scampi da lasciare interi + la polpa di 3 gamberoni e 3 scampi tagliata a pezzettoni, 4 carciofi puliti e tagliati a spicchi, 4 spicchi d’aglio, 2 cipolle grandi tritate finemente, prezzemolo, 3 bustine di zafferano, 1 cucchiaino di paprika, 10 cucchiai di olio extravergine di oliva, brodo vegetale (o acqua) bollente.

Far aprire le cozze e le vongole in una padella, tenendo da parte il liquido filtrato.

In una casseruola capace far rosolare il pollo (o il coniglio) con tre cucchiai d’olio e salare, aggiungere il maiale e le salsicce. A metà cottura, dopo circa 20 minuti, aggiungere i calamari. Coprire e cuocere a fuoco basso per ulteriori 10 minuti. Unire la cipolla e l’aglio e quando cominciano a dorarsi aggiungere i pomodori. Cuocere scoperto a fuoco basso finchè i pomodori non si disfano, poi unire i peperoni grigliati a listarelle, i carciofi e fare andare fino a cottura.

Riscaldare in una paelliera (oppure un tegame capace a due manici) 4 cucchiai d’olio e quando è caldo versarci il riso lasciandolo tostare per qualche minuto, poi aggiungere il contenuto della casseruola. Mescolare bene e versare il brodo vegetale (o l’acqua) bollente, lo zafferano e la paprika, lasciare andare per qualche minuto ancora portandolo quasi a cottura. Aggiungere le cozze, le vongole e il loro liquido filtrato e poi la polpa dei  gamberoni e degli scampi. Far ritirare il tutto.

Passare la paelliera nel forno caldo a 180° dispondendo sopra gli scampi e i gamberi con il guscio, così che si cuociano direttamente sul riso rilasciando il proprio umore.

2 comments aprile 8th, 2009

I love cookies ! [e quelli di Chiara mi sono piaciuti un sacco]

Avevo letto la ricetta di Chiara e seduta stante avevo deciso che sarebbe stata la merenda di Marta di quel pomeriggio uggioso che si preanunciava anche scontroso e nervoso.

Si era svegliata deboluccia, con un po’ di febbre e lo sguardo pesante, come se per spostare gli occhi ogni volta si tirasse dietro un macigno.

Che dici, ti va di fare i biscotti ? La risposta è stato un lieve cenno con la testa e mi si era stretto il cuore. Ma poi ho preso un po’ di vigore e con energia l’ho sollevata dal letto e portata sulla sedia di cucina, il suo sgabello personale sul mondo profumato e colorato del cooking.

Quando ha visto il cartoccetto bianco sul tavolo di marmo l’espressione ha virato fino a sfiorare un sorriso.  “A faina, pella”  [no, non si tratta di consigli per conciare la pelliccia del simpatico animaletto, il significato è piuttosto: oh, trattasi proprio di farina... capperi ! Quasi quasi mi ci fiondo!!!]

E’ così che abbiamo impastato con le mani unte di burro, viscose di uova e ruvide di zucchero, e abbiamo trafficato ancora un altro po’ in candidi guanti di farina per poi formare le palline e schiacciarle con dei piccoli colpi di karate. Be’ non ci crederete ma i biscotti più buoni sono stati quelli un po’ stortignaccoli e spessi che ha fatto la mia personalissima assistant, che in quella sede è stata ufficialmente promossa “collaboratrice creativa”.

La ricetta è precisamente quella di Chiara :

150g di gocce di cioccolato
250g di farina 00
2 uova
120g di burro
60g di zucchero semolato
60g di zucchero di canna
1 bustina di lievito
Lavorare il burro con lo zucchero (sia semolato che di canna), unire le uova uno alla volta. Aggiungere le gocce di cioccolato e infine la farina con il lievito. Far riposare in frigo per una mezz’ora. Formare delle palline e schiacciarle con le mani. Infornare a 180° per circa 10 minuti.

5 comments aprile 4th, 2009


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