Archive for ottobre, 2008









Come già scritto qualche decina di volte, il Salone del Gusto è stata una bella esperienza, che per noi ha valenza sia personale che professionale (ma tanto nel nostro caso è tutto sempre mischiato : passione, lavoro, famiglia, hobby ecc ecc). Cioè l’entusiasmo di venire a contatto con tanti produttori, tante realtà diverse, tante facce e tante mani, tante suggestioni e tanto ma tanto casino (diciamolo pure) c’è stato anche questa volta, ma come potrebbe essere diversamente ? Stiamo parlando di una delle nostre passioni più importanti, che guida la nostra vita e tante nostre scelte quotidiane, insomma c’è la cucina, gli ingredienti particolari, i prodotti tipici, i presidi, la biodiversità, il confronto con tante culture diverse e sottesa a tutto, la filosofia Slow.






p e r ò
ci sono poi delle considerazioni di diverso ordine che vanno fatte.
Partendo dalle cose più banali, direi che l’organizzazione ha lasciato largamente a desiderare. Mi rendo perfettamente conto che non è facile metter su una manifestazione di queste dimensioni, però mi chiedo :
1.ma deve essere per forza di queste dimensioni ? Voglio dire, ci si fermerà prima o poi o si deve allargare sempre più fino a raggiungere una dimensione in/dis-umana, fuori dalla portata, in cui ti senti sovrastato dall’impotenza perchè sai che non la vedrai mai tutta per bene, non basterebbero neanche 10 giorni, manco fosse una capitale eruopea.
2.ma il lingotto non si sta dimostrando sempre più una sede inadatta a ricevere migliaia di persone ? I motivi sono tanti : perchè la struttura è vecchia, perchè ci sono barriere architettoniche, perchè gli ascensori non funzionano, le scale mobili neanche e i tapis roulant meno che meno. Perchè i bagni sono vecchi, pochi, inadeguati (pure mal puliti, ma questo è un altro aspetto). Già questo mi sembra che potrebbe bastare…
Poi il primo punto porta direttamente a un altro ordine di domande :
- ma perchè non si effettua una selezione più stringente in modo da portare alla ribaltà solo realtà davvero in sintonia con la filosofia di Slow Food e Terra Madre. Mi chiedo infatti cosa c’entri Loacker (con tutto il rispetto per dei wafer industriali peraltro decenti), cosa c’entri la Coop o Lavazza, insomma io non mi aspetto esattamente questo nel tempio di Slow Foof, votata alla strenua difesa della biodiversità contro la globalizzazione in ambito alimentare perpretata dal sistema dei supermercati, ad esempio. E mi trovo invece la Coop con uno stand megagalattico che ospita sessioni di approfondimento varie proprio al centro del padiglione 1. Mi fa riflettere e non mi vengono in mente belle cose, sinceramente (non voglio demonizzare niente e nessuno, io stessa spesso vado alla coop a fare la spesa ma qui si parla di Altro… o no ?).
- ma forse alla base del meccanismo c’è il solito sistema, che più siamo e meglio è, anzi, che più siete e meglio è per me…Insomma fare i soldi sarà necessario per finanziare progetti importanti ma necessariamente ci vuole anche un po’ di coerenza se si vuole dare il buon esempio.
- e poi, nel tempio del “buono, pulito e giusto” pochi eroici sfornavano scontrini e tutti gli altri ? Lo potete immaginare…
Insomma questo Salone del Gusto mi ha suscitato più di qualche perplessità.
L’amico Fabrizio mi scriveva in un suo commento :
“…Insomma, che slow si stia fastizzando?”
Be’ a me sembra che si sia instaurato un processo che sicuramente ci potrà portare lontano…ma da un’altra parte !!! (rispetto alle pr-e/o-messe)
ottobre 29th, 2008

Eh sì, ce ne andiamo, dopo quattro giorni di pellegrinaggio al tempio del gusto, mescolati e accomunati a migliaia di persone in quell’infinita curiosità di assaggiare, conoscere e fare esperienza di cose nuove e meno nuove. Stamattina lasceremo l’albergo e, visto che oggi abbiamo il privilegio raro di avere a ns disposizione una giornata di sole a Torino, ne approfittiamo per fare un bel giro, magari al parco del Valentino, prima di metterci in viaggio.
Il resoconto razionale di questa nostra partecipazione seguirà più in là, adesso possiamo solo dire che sono stati 4 giorni intensi e complessivamente una bella esperienza, anche se fanno capolino dei “ma” e dei “però” ma di questo parleremo un’altra volta.
Saluto tutti i cavolettiani che oggi andranno al cavoletto-raduno con la CAvoletta più amata dagli italiani, peccato che ieri non ce l’abbiamo fatta a incontrarci con Sigrid, perchè quando sono passata allo stand non c’era, ma si sa, in quella bolgia infernale di corpi in movimento non è facile far coincidere tempo e spazio !
A presto !!!
ottobre 26th, 2008

WOWWWWWWWWWWWWWWW
Sono sfinita, ho i piedi che bruciano e le gambe doloranti, ma è quella stanchezza piena di stimoli, di belle cose viste, di tante buone cose assaggiate, di tante persone interessanti conosciute. Ieri siamo sbarcati al Salone direttamente dal viaggio e la sera eravamo fusi, ma anche oggi che siamo partiti riposati dall’albergo, non è che stiamo proprio una favola…
Chi reagisce meglio, come al solito è Marta. Lei al suo primo Salone, 2 anni fa, aveva solo 6 mesi e guardava dal suo marsupietto tutto e tutti con uno sguardo ammaliato e colmo di curiosità, poi quando arrivammo allo stand del Parmigiano Reggiano, porse la mano al signore che ricavava direttamente dalla forma grandi schegge di parmigiano per offrirlo al pubblico mai sazio e lei prese quello che dalle nostre parti chiamerebbero “ ‘no scojo ” di parmigiano e si mise succhiarlo con tutta se stessa guadagnando un momento di celebrità: fu immortalata da fotografi e turisti del gusto, che ridevano a guardare ” ‘sto pezzetto di cacio” (come dicono sempre dalle nostre parti, che evidentemente non si trovano esattamente nel torinese o nel cuneese) che si pappava un bel pezzo di cacio. Noi invece eravamo seduti, finiti/sfiniti, con lo sguardo nel vuoto, dopo due giorni di stravizi al Lingotto.
Comunque tornando al Salone, posso dirvi che è sempre più grande, quasi sconfinato e si fatica a girarlo bene perchè pieno di gente. L’approfondimento, lo scambio e la conoscenza ne escono un po’ penalizzati, perchè ostacolati da tanti fattori (tra cui anche una discreta disorganizzazione).
Però è sempre un’ottima occasione e un grande momento di scoperta. E partecipare dà sempre una bella emozione.
Domani, se ce la faccio. dovrei fare un salto anche dalla cavoletta più famosa d’Italia, Sigrid… arrivoooo !!!
Bacioni a tutti dal tempio del Gusto
P.S. Per le foto ce la fate ad aspettare lunedì ? Ho dimenticato il cavetto per scaricarle… argh !
Marilì
ottobre 24th, 2008

Volano via farfalle bianche
lasciano i miei occhi – lo so
e mi sbuccio anche io
in questo tempo sfrangiato
mi lascio riposare nella terra
nuda e ferma e sola
finché la luce non conterà anche me
risucchiandomi nel respiro lungo
di nuovi giorni sogni
[la foto è di Angemy]
ottobre 20th, 2008

Eccomi qua, sono riemersa dal blackout totale in cui ogni tanto mi capita di cadere.
Adesso sembra Giugno, bellissime giornate, temperatura alta, sole caldo ma una decina di giorni fa era arrivato il primo freschetto, e così con l’autunno alle porte avevo sentito subito il bisogno di un piatto un po’ coccoloso. E allora ho pensato alla zuppa di Nonnanna (come Marta chiama la nonna Anna…), una ricetta semplice e gustosa, che ha qualche ingrediente fisso, come le patate e i fagioli, ma per quanto riguarda la verdura ci si mette quella di stagione, vanno bene le bietole, il cicorione o la cicoria, ma sicuramente i broccoletti romani danno un gusto inconfondibile e davvero saporito però per quelli dobbiamo aspettare ancora un po’, almeno per quelli buoni davvero – che – come dice nonna Anna – per quelli ci vuole il freddo.
La zuppa di Nonnanna secondo me è uno di quei piatti che hanno valenza terapeutica, a livello di stato d’animo intendo : rinfranca, dà conforto e mentre la assapori senti proprio che ti fa bene. Non so se c’entra il fatto che sia la ricetta di nonna Anna, che ha sempre cucinato, e tanto, con cinque figli e un marito da sfamare, una cucina semplice, contadina, con i prodotti dell’orto. Una cucina senza contaminazioni culturali, senza l’ebbrezza dell’esotico e della novità ma con quella solidità e bontà assoluta delle cose fatte bene, da sempre. [Una di queste volte voglio raccontare il suo sugo di carne, che... bè non c'è Beck, Vissani, Sposito, Pinchiorri che tenga...] Sono quei piatti che ti rimandano indietro nel tempo, a una semplicità che confronto al caos di oggi sembra un paradiso mentre anche allora ce ne erano di difficoltà e tante, ma forse c’era meno stress, si andava meno in tilt e le cose si affrontavano diversamente. Forse. [Ma io dico, uno si cerca una ricettina, una storia, un bel piatto da fare per cena e si ritrova una menata di tipo esistenziale, peraltro di una banalità bestiale...roba da scemi]
Tornando alla zuppa, i passaggi sono pochi e semplicissimi :
1. Lessare le verdure e i fagioli cannellini (a volte io congelo le verdure lessate così sono pronte all’occorrenza).
2. Preparare il soffritto d’aglio a spicchi in olio extravergine di oliva e poi togliere l’aglio.
3. Mettere giù nel soffritto le verdure, le patate a tocchetti, i fagioli cannellini, qualche pomdoro a pezzettoni.
4. Salare, lasciare insaporire, aggiungere dell’acqua calda e procedere con la cottura lenta a fuoco basso con il tegame coperto. Le patate si devono sfare e il tutto si amalgama. La minestra deve rimanere lenta, brodosa.
Preparare nella scodella delle fettine sottili di pane raffermo (oppure del pane lasciato asciugare in forno) , versare qualche mestolo di minestra bollente sopra, e aggiungere un filo d’olio extravergine buono. Io questa volta ho usato il “Segreto Mediterraneo” del frantoio dei Fratelli Cutrera di Chiaramonte Gulfi, un ‘azienda definita “vero faro di qualità, competenza e serietà professionale” dalla guida agli extravergini di Slowfood. In effetti i Cutrera sono proprio bravi e i loro prodotti sono di bontà davvero ragguardevole (se no mica li sceglievamo come fornitori GustoShop eh eh
)
Volendo la zuppa si può arricchire con della carne, infatti spesso nonna Anna nel soffritto per prima cosa ci cala giù un osso di prosciutto, oppure le cotiche del prosciutto, oppure un pezzo di rostinciana e poi fa seguire tutto il resto. Inutile dire che la carne conferisce un tocco diverso alla zuppa, a voi la scelta !
ottobre 13th, 2008