Archive for luglio, 2008

E qui il salto… dai Fenici a Stefano Rocca, da Tharros a Cagliari, dal 1000 a.C. al 2008 d.C..
Sembra infatti che i primi a sperimentare il processo di salagione e conservazione delle sacche ovariche dei pesci inventando così la celeberrima bottarga siano stati proprio i Fenici, che passarono poi questa ed altre conoscenza ai Cartaginesi, che a loro volta la passarono agli Egiziani e così facendo arrivò ai Romani e ai nostri tempi. E’ quindi una pratica antichissima, che vede protagonisti assoluti i popoli del Mediterraneo.
Stefano Rocca è un ragazzo sardo [mi rifiuto categoricamente di definire altrimenti un quarantenne n.d.r.] il quale, coadiuvato da un ottimo staff di collaboratori e supportato da una buona dose di tecnologia produce la bottarga di muggine in baffe e quella già macinata, la bottarga di tonno in baffe e quella macinata, il mosciame di tonno rosso, la polpa di riccio del mediterraneo e il patè di mare (ottenuto dalla carne affumicata del tonno rosso e del pescespada).
Quando siamo arrivati a Cagliari siamo andati volentieri a trovarlo e abbiamo visitato il suo stabilimento lindo, più che pulito, dove il personale lavorava ben equipaggiato e con strumenti avanzati per eseguire un trattamento che pur rimanendo artigianale (il pesce viene trattato manualmente come tremila anni fa e i tempi di stagionatura sono quelli che vuole la tradizione), viene eseguito all’insegna della pulizia più rigorosa.



Comunque i prodotti di Stefano ci hanno conquistato all’istante, appena li assaggiammo a una delle varie ferie che frequentiamo alla ricerca assidua del meglio da tutta Italia. E ancora oggi il nostro frigo è sempre ben rifornito delle sue varie leccornie, perchè il mosciame è gustosissimo ma non troppo salato, la bottarga è intensa e morbida, il patè di mare con il suo gusto “fumè” è davvero ammaliante e la polpa di ricci è una vera e propria goduria. E poi vogliamo parlare della quantità smisurata di ricette che si possono realizzare con questa bontà di cose ???? (No, non adesso, magari più in là…)
E quindi ci piace fargli pubblicità perchè se la merita.
Si dice che quando commercializzi i prodotti alimentari, finisci per stufartene.
Be’ a noi questo non succede.
E continuiamo a comprare e mangiare le delizie che propone Stefano, ben felici e contenti.
luglio 22nd, 2008

Lo scorso weekend nel bel parco Umberto II di Tuscania, cinto dalle mura di fortificazione del paesino Viterbese dalle antichissime origini Etrusche, si è svolta la rassegna di musica “Incontri in Jazz” che ha previsto tre concerti e sbocconcellamenti (l’amico Fabrizio del Monolocale in Centro mi passi il plagio…) a tutto spiano pre, post e durante, questi ultimi naturalmente a cura di GustoShop, il nostro negozio on-line di prodotti tipici italiani che anche off-line non scherza mica …



E così con un sottofondo di buona musica e in compagnia di dolcissimi tramonti, la degustazione di prodotti tipici prendeva il via, ricca e varia nelle proposte : motzetta bovina valdostana, prosciutto di manzo affumicato dell’Altoadige, prosciutto di cervo dell’Altoadige, finocchiona di cinta senese bio, spalla di cinta senese bio, capocollo di nero dei Nebrodi, filetto e salsiccette di cinghiale maremmano, lardo di Colonnata, salame di bue di Carrù…

Insomma un trionfo di salumi che è stato eccezionalmente apprezzato dai listeners, che non hanno neanche disdegnato il tagliere di formaggi che includeva il blu di Lanzo, il Formai de Mut dell’Alta Val Brembana, il formaggio alla birra Baladin, il Ragusano Dop, il piacentinu Ennese, il pecorino dei Monti Sibillini, il Castelmagno DOP e il mitico caciocavallo podolico . Il tutto innaffiato da ottimi vini rossi di medio corpo, tanto per gradire.
Condividere la nostra passione per lo sconfinato scenario dei prodotti tipici è per noi motivo di gratificazione anche perchè per l’ennesima volta abbiamo constatato la curiosità e la voglia di partecipazione della gente, che vuole sapere, non solo mangiare, lasciandosi coinvolgere – durante l’assaggio – dalla storia di quel singolo prodotto.

Nel frattempo Marta scorrazzava per il parco divertita dalla musica, ballava, correva e giocava e ogni tanto tornava a far scorta di prosciutto di cervo per poi ripartire a tempo di jazz …
luglio 15th, 2008

A me i Fenici sono sempre piaciuti sin dalle elementari, quando la maestra Mariangela ci spiegò che erano un popolo di navigatori e ottenevano il colore porpora da un mollusco marino con una lunga lavorazione, che valse loro il nome che in Greco è phoìnikes, da phoìnix, che significa appunto rosso. Quindi “I rossi” sono sempre stati uno dei miei popoli antichi preferiti (insieme agli Etruschi) e così quando ho letto del sito fenicio di Tharros all’estremità della penisola del Sinis, sapevo già che sarei stata lì nel giro di poche ore, il tempo di arrivare in macchina lungo una superstrada piena di lavori in corso e deviazioni e… pluf, sono atterrata nel mezzo di uno di quei posti che emanano qualcosa di magico. Il silenzio era rotto solo dal sottofondo musicale di mare e vento e mentre scendevamo lungo la strada di accesso verso i resti archeologici mi si è aperto davanti questo spettacolo :



E’ stato un colpo. Non sono riuscita a proferire parola per non so quanto tempo, mentre Marta non smetteva un minuto di correre, guardare e ancora correre e guardare e poi guardarmi, un po’ impensierita… Chi sa cosa le è successo, mumble mumble
Una vera e propria città di origine Fenicia (700 a.C.) poi diventata Cartaginese (500 a.C.), poi Romana (200 a.C.) e infine abbandonata a causa delle scorrerie Saracene.
I Fenici fondarono il santuario detto TOPHET, dove venivano cremati e deposti in urne i bambini morti in tenera età, come per tutte le più importanti città fenicie, sulla collina di Muru Mannu, sfruttando i resti murari delle capanne del presistente villaggio nuragico.
Il “Tempio delle semicolonne doriche” è invece Cartaginese e si erge proprio al centro del sito, come piazzato tramite un fotomontaggio nel mezzo di un un quadro di Monet, in un campo fiorito di papaveri, contro un mare appena increspato. Toglie il respiro.


Le strade, i resti dei negozi e dei locali artigianali e le terme risalgono al periodo Romano e donano quel tocco imponente e trionfante che tanto sa di “impero” a un posto che altrimenti evoca lontane presenze, più silenziose e composte.
Dopo circa due ore di esplorazione ci accingiamo a lasciare Tharros, mentre Marta scova una piccola tartaruga …

Un ultimo sguardo alla torre di avvistamento e poi saliamo in macchina diretti verso sud dove, a proposito di Fenici, ci aspetta Stefano Rocca…

Ora però è tardi per raccontarvi di Rocca e come c’entra coi Fenici… facciamo domani ?
luglio 14th, 2008

Sembra il titolo di un film della Wertmuller, ma in realtà è un cortometraggio di una mezzoretta, il tempo di rinfrescare le idee e non solo…
Di cosa si tratta ? Forse di una Wiener Lager ? Oppure di un’ottima Rhyton ghiacciata ?
Ok ok l’assenza di schiuma e la trasparenza accentuata tradisce il fatto che non può essere birra…che stupidi giochini… In realtà in questo sabato pomeriggio afoso e appiccicoso mi sto rinfrescando con un “Glacial Bamboo” che fa parte della raccolta “I freddi” de ” Il Giardino del Te’ “, un delizioso negozio in via del Boschetto a Roma, dove vado a scovare i tè più diversi, provenienti da tutto il mondo e dove reperisco accessori vari inerenti a questa preparazione rituale, quasi liturgica.


Ho scelto questa miscela perchè sono rimasta ammaliata dai colori vivaci dei pezzetti di frutta, mischiati alle foglie di bambù, insomma è stata una scelta puramente estetica, nulla di più. Che poi in realtà non è un tè, perchè nella miscela non ce n’è traccia, piuttosto una tisana da bere rigorosamente ghiacciata : mela, uvetta, carota, barbietola, ananas e papaya candite, foglie di bambù e limone granulato.
Rinfrescante e rinvigorente, un po’ come fare benzina quando sei rimasto a secco. Decisamente più economico, però.

luglio 12th, 2008

Questo erborinato di capra proveniente dal Piemonte ha una personalità che fa impallidire.
Il profumo già avvisa qualche tenue nota ircina, la texture vellutata e morbida è semplicemente suadente, al palato si concede voluttuosamente in tutta la sua morbidezza, senza tracce di quella collosità che a volte connota gli erborinati. Be’, qua siamo in vetta ragazzi, il gusto è decisamente equilibrato e pulito, pieno ma ben bilanciato. E quella componente di sapore tipica dei caprini, sfiora appena il corpo del gusto come una leggera brezza estiva, regalando freschezza e una nota in più di carattere rispetto al gorgonzola o agli altri erborinati vaccini.

Poi le olive di Gaeta di Alfredo Cetrone hanno fatto il resto. E mi sa proprio che le metteremo presto in catalogo le olive di Alfredo, che nella sua bella azienda agricola di famiglia esistente dal 1860, a 500 mt di altitudine sui Monti Lepini, in provincia di Latina, produce olive nere di Gaeta, olive verdi schiacciate, patè di olive rosa, olio extravergine di alta qualità (premiato più volte da 2 e 3 olive Slow Food) e dei carciofini che ti mandano “discorrendo solo”, come si dice dalle nostre parti. E poi diciamo la verità, riguardo il patè di olive e le olive stesse, siamo talmente invasi da tanta roba di qualità scadente, che ti sei quasi dimenticato che sapore può avere una morbida e succosa oliva di Gaeta. Be’ allora eccola qua, ben conservata in una salamoia leggera di acqua e sale che riesce a mantenere in modo integro, direi perfetto, le sue caratteristiche organolettiche. E pensare che io non sono un amante delle olive e tanto meno di quel patè per cui mi avvicino sempre con un po’ di diffidenza, ma il grado di eccellenza si avverte immediatamente e allora… perchè resistere ? Una dopo l’altra… a mo’ di ciliegia.

Tempo di preparazione di questo piatto semplicemente sfolgorante?
3 minuti, va be’ facciamo 5 per darvi il tempo di apparecchiare !!!
Mettete l’acqua a bollire, poco sale e poi buttate giù gli gnocchi e scolateli con una ramina man mano che salgono a galla. Li metterte nel formaggio che avete fatto sciogliere a fuoco bassissimo in un goccio di latte. Mescolate delicatamente e aggiungete qua e là qualche oliva di Gaeta. Il gioco è fatto, anzi, può ben cominciare !!!
Bon Appetit !
[A me sono toccati tre gnocchetti e due olive perchè Marta ha reclamato 3 piatti 3, ma questa bambina non è mica normale...]
luglio 11th, 2008

Vento vento e ancora vento. La Sardegna è sempre battuta da un vento inesorabile che può girare velocemente o soffiare in modo insistente sempre dalla stessa direzione, ma comunque sia, non riesci mai a eluderlo. Abbiamo girato in macchina per più di 50 kilometri alla ricerca di un lembo di costa dove spaparanzarci e fare un bel tuffo nel blu, ma per tutto il pomeriggio ci siamo dovuti accontentare di vedute mozzafiato e scorci panoramici di rara bellezza, ma con soste veloci perchè poi il vento tagliente ti toglieva la voglia di fermarti.

Le spiagge deserte, a volte grandi e lunghe a perdita d’occhio, i promontori rocciosi, le calette nascoste che riuscivi ad avvistare solo sporgendoti dalla strada panoramica, tutto quasi inaccessibile, se non per pochi minuti, il tempo di guardarsi intorno esterrefatti, godere dei colori e del profumo inebriante di mare e di macchia mediterranea portati dal vento, una foto e via, di nuovo in cammino.



A un certo punto non abbiamo potuto negare a Marta un piccola passeggiatina in una caletta dove la sabbia era granito rosa sbriciolato e tutto intorno corbezzoli e ginepri, alberelli di mirto, arbusti di cisto e orchidee , insomma un paradiso terrestre…




E ancora in viaggio, come dannati nell’inferno di Dante, senza pace, per la pena del contrappasso lasciamo il caldo torrido della costa laziale per arrivare in questa terra di paradiso in cerca di quel pezzetto di mare dove buttarci e invece solo vento freddo… ma finalmente nel tardo pomeriggio, quando ormai le speranze erano quasi perdute, dopo qualche kilometro di sterrata, arriviamo finalmente in una caletta dove il vento arriva a folatine sopportabili e allora… siiiiiiiiiiiiiiiiii… parte la grande rincorsa !

luglio 8th, 2008

Qualche settimana fa siamo andati in Sardegna a scovare nuovi fornitori e a goderci i paesaggi primaverili dell’isola meravigliosa. Del resto l’occupazione del sito internet di vendita prodotti alimentari di qualità è qualcosa che si amalgama e si lega indissolubilmente alla nostra vita privata, affondando le radici in una passione smodata per il buon food & drink.
Abbiamo sempre girato alla ricerca di quei prodotti artigianali a volte quasi sconosciuti che sono in grado di raccontare un pezzo della nostra storia di italiani con profumi, colori e sapori che mettono in moto i sensi in un carosello di festa e godimento.
Ora la passione ha alimentato un tentativo di impresa che ha ancora tutto da esprimere, in risultati. Ma la molla di ogni passo, il motore di ogni iniziativa resta e resterà sempre la passione.

Quando siamo arrivati a Olbia era già tardo pomeriggio e il profilo dell’isololtto Tavolara ha accompagnato l’ultimo tratto di navigazione in traghetto, prima di sbarcare e andare in cerca del nostro primo “accampamento”. Una sosta orientativamente di passaggio per poi inoltrarci subito verso il sud dell’isola, secondo un itinerario mentale snocciolato durante il viaggio fasando tappe e soste.
Siamo approdati all’agriturismo “Desole” sulla strada che si addentra nell’entroterra, verso Monti. Un posto bellissimo, defilato, in piena campagna, adagiato su amene colline boschive di querce sughere, dove vivono Virgilio e Elisabetta con i loro due figli. Le stanze hanno ingresso autonomo, su un piccolo fazzoletto di pratino verdissimo con ai lati dei bei ciuffi di fiori e erbe aromatiche fiorite. Lo hanno messo su con grande gusto, mantenendo un’impronta tradizionale ma evolvendola in uno stile moderno, semplice ma efficace. Verde e fiori tutto intorno. Qui è bello anche fermarsi qualche ora a leggere, mentre Marta compie le sue irrefrenabili esplorazioni.






La sera Virgilio cucina sempre qualcosa di tipico e così appena arrivati ci siamo imbattuti in una meravigliosa minestra di lenticchie e fregola con il finocchietto selvatico, da urlo. Marta se ne è mangiata un paio di scodelle. Lei ha poco più di due anni ma ha la verve e la fame di un camionista zingaro. Per secondo Elisabetta ha portato un magnifico porcettu, la carne morbidissima si squagliava in bocca mentre la cotenna dolcemente aromatica, insaporita dal mirto, si offriva al palato deliziosamente croccante. A concludere della ricotta di pecora lavorata con cannella e zest di limone. Semplice e soave.
Ce ne siamo andati a letto contenti felici e coccolati come tre pascià, con in testa l’idea di rimanere almeno una notte in più in un posto così bello e accogliente, che trasmette pensieri buoni e belle speranze.
luglio 7th, 2008