Un sorso d’estate

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Ci avviamo lentamente verso la fine dell’estate e mi piace l’idea di intrappolarne la luce, il calore, il sapore e  il profumo in un “elisir di lunga estate”.

Così un pomeriggio guardavo delle fresche fette di cocomero appoggiate in un piatto rilasciare lentamente, goccia dopo goccia, la loro essenza di un rosso tenue e mi è venuta voglia di berla, all’istante, quell’essenza, così come era.
Mandar giù una fetta di cocomero a sorsi, perchè no ? Magari accompagnata da un contrappunto speziato che l’arricchisca di sfumature erbacee e balsamiche.

Non ho fatto altro che liberare un bel pezzo di cocomero dalla scorza, tagliare la polpa a cubetti e metterla in un colino, lasciando che l’acqua colasse nel recipiente sottostante. Quando si era raccolta gia una buona quantità di acqua di cocomero, ho mescolato la polpa nel colino per estrarre un po’ di succo dal colore più intenso. Poi un salto sul balcone per cogliere un ramettino di profumatissima menta.

Lievemente dolce, profumata e fresca, così naturalmente colorata da mettere allegria, l’acqua di cocomero ha il poter magico di trattenere l’estate nel bicchiere, ben oltre il tramonto, per regalare sorsi di beata freschezza.

Just try it !

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2 comments agosto 27th, 2010

Volo

Sotto quale cielo, sopra quale mare ?
(per vedere bene le foto basta cliccarci sopra…)

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p.s. per vere bene le foto bisogna cliccarci sopra…

Add comment agosto 17th, 2010

Risotto asparagi e bottarga di muggine

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Negli ultimi tempi ho riservato i miei sprazzi di fantasia culinaria alle cene con gli amici, e lì sì,mi sono sbizzarrita con gioia e entusiasmo. Ma il problema è sempre lo stesso. Piatti espressi, fatti sul momento, momento però che inesorabilmente arriva sempre ben dopo il tramonto. Il primo welcome non è mai comparso prima delle 9 di sera, quando ormai gli ultimi raggi di sole, dopo qualche ultima girandola nel cielo, andavano a spegnersi nell’orizzonte placido di mare.

In più mettici la giostra roteante di tutti i giorni e il tempo che manca sempre di più e il risultato è fatale : blog ammutolito.

Allora ecco una ricettina di qualche tempo fa, per tornare a esserci, per voi, ma anche per me stessa…

Quando l’acqua arriva a bollore, salo e butto giù gli asparagi già mondati, lascio 5 minuti e poi li scolo senza buttare l’acqua di cottura. Le punte le metto da parte e taglio i gambi a metà. La metà più tenera la taglio a pezzetti e l’altra più vicina alla radice la frullo con l’acqua di cottura per ottenere una purea morbida.

Poi faccio un soffritto con evo e scalgono, lascio andare un po’, calo il riso, faccio tostare, bagno con del vino bianco, lascio evaporare e poi butto giù i gambi degli asparagi tagliati a pezzetti. Lascio che il riso assorba pian piano l’acqua di cottura degli asparagi, che calo con il coppino di tanto in tanto, poi aggiungo la purea di asparagi e infine le punte, perchè si mantengano intere e sode.

Servo con una generosa spolverata di bottarga di muggine.
Arriva subito la dolcezza degli asparagi, che si lega a quella della bottarga ma dura un attimo, si impone poi la nota sapida della bottarga, un tocco iodato che ripulisce la bocca.Del resto parliamo della bottarga sarda di Stefano Rocca, che si è guadagnata il secondo podio nell’ampio panorama italiano secondo la degustazione effettuata dal Gambero Rosso, una bottarga giudicata fra le più buone d’Italia!!!

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2 comments luglio 29th, 2010

Palamita in extravergine (homemade)

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Un regalino immensamente gradito, da parte di mio fratello, che si è cimentato con successo in una preparazione che richiede un impegno meticoloso e paziente. Però il risultato ne vale certamente la pena !!!

E che soddisfazione far mangiare alla piccola Marta un pesce azzurro che non è a rischio di estinzione, gustoso e nutriente.

Ecco  qui dosi e preparazione step by step :

- 2Kg di palamite
- 2 scalogni
- 2 carote
- 2 coste di sedano
- 100 g. di sale grosso x litro d’acqua
- 1 bicchiere scarso di aceto
- foglie di alloro
- pepe nero in grani

Pulisci i pesci,togliendo testa, coda e interiora. Taglia a tranci della lunghezza dei barattoli che hai a disposizione e posiziona i tranci nell’acqua fredda insieme al sale, le carote, gli scalogni, il sedano e l’aceto. Fa’ prendere il bollone e lascia sobbollire per circa 2 ore a fuoco basso, reintegrando man mano il liquido evaporato con dell’acqua calda.

A cottura ultimata tira fuori dall’acqua calda un trancio alla volta, spellalo e poi spinalo aprendo il filetto del trancio. Fai fare al trancio pulito un’ultima immersione velocissima nell’acqua di cottura per pulirlo meglio e metti ad asciugare all’aria per 24 ore (non alla luce diretta del sole. Ripeti l’operazione per ogni trancio e infine passali nel forno ventilato a 30° x 20 minuti.

Componi i vasetti infilando prima la foglia di allora su un lato e i grandi di pepe, poi inserisci i filetti e pian piano anche l’olio possibilmente versandolo direttamente nel fondo del barattolo (magari da un’oliera con beccuccio) in modo tale da portar su eventuale aria verso l’apertura. I filetti vanno sistemati vicini ma senza compattare troppo per fare in modo che l’extravergine penetri nel pesce. Copri completamente con l’olio (rimanendo sempre almeno 1/2 cm dal tappo), tappa e metti in una pentola capace con dell’ acqua fredda. Porta a ebollizione l’acqua e lascia bollire per 15 min.

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5 comments luglio 26th, 2010

La Dombes : Perouge. Un salto nel medioevo

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9 comments giugno 27th, 2010

Parmigianina alla cedrina

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Ieri mattina una melanzana tonda appoggiata sul ripiano del frigo mi ha fatto venire in mente le mitiche melanzane alla parmigiana, ma non avendo modo, tempo e soprattutto abbastanza materia prima, ho pensato ad una rivisitazione piuttosto semplice, ma gustosa, utilizzando la superstite nel frigo (in attesa delle mie melanzane tonde in  crescita sul balcone :-) ) per un piccolo welcome, un modo invitante per dare il benvenuto a tavola ai miei cari e così… ho tagliato a fette la melanzana, ne ho ricavato dei “fiorellini” con l’apposito attrezzetto e li ho fritti in abbondante olio. Poi sui fiorellini ben asciugati con della carta da cucina, ho aggiunto un cucchiaino di salsa di pomodoro ben ristretta, un cubettino di bufalina e due foglioline di cedrina a rilasciare quel sentore agrumato così delicato eppure netto… be’ ha avuto successo. Provate ?

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8 comments giugno 15th, 2010

Saccottini di melanzane con limone, geranio e melissa

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Un amuse-bouche da fare al volo, se in frigo riposano delle melanzane grigliate annoiate, rimaste da qualche precedente sbocconcellamento.

Niente dosi, solo una brevissima descrizione : posto un cubetto di mozzarella di bufala al centro della fetta di melanzana, quest’ultima si chiude a fagottino fermandola con uno stecchino e poi nel forno caldo a 169°. Pochi minuti e poi via a tavola con un po’ di zest di limone, fiori di geranio e foglioline di melissa (entrambi ben lavati e asciugati), e qualche goccia vellutata di Acet-up.

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La prima sorpresa che si svela al palato è l’accostamento mozzarella (ammorbidita) e buccia di limone, la prima ammanta il palato in un velo di grassa lattiginosità, che viene poi ravvivata dalla freschezza della seconda, che in qualche modo restituisce una bella pulizia in bocca. Segue poi l’erbaceo del geranio e il sentore unico,  leggermente piccante della melissa (con  le sue preziose proprietà tranquillanti e tonificanti). Nel finale si affaccia con dolce energia la crema balsamica Acet-up di Paltrinieri.

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Un piattino fresco, invitante, che stuzzica l’appetito. Potrebbe anche essere uno dei vari elementi di un antipasto composito, insomma a voi la scelta di come, dove e quando…intanto Bon Appetit !

7 comments giugno 8th, 2010

T come… Triglia marinata !

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Marta fa passi da gigante con le lettere, comincia già a scriverne qualcuna e io davanti a quei tratti un po’ incerti, carichi di promesse, mi sdilinquisco…
Allora anche in cucina i piatti sono spesso ispirati, quando possibile, a qualche lettera da ripetere insieme giocando.
E così nasce la T di… Triglia, (che però in realta è una gallinella di mare, ma questo rimarrà un segreto fra me e voi…) sfilettata e marinata. Ecco come…

Ingredienti x 1 :
una gallinella di mare piccolina
un cucchiaino da tè colmo di zucchero
un cucchiaino da tè colmo di sale integrale
mezzo bicchiere di vodka svedese Absolut
qualche fogliolina di origano fresco
1 pomodoro
1 limone
1 lime
evo - un filo

Si mischiano gli ingredienti per la marinata (alla svedese, come quella per il salmone, qui manca solo il pepe bianco), si sfiletta la gallinella e si spalma un po’ della marinata sulla parte interna dei filetti, poi si compongono “a libretto”, si versa il resto della marinata sopra e si mettono in un piatto coperto, a riposare in frigo per una notte.

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Quando si è pronti per servire, si puliscono i filetti con della carta da cucina e si sistemano nel piatto. Poi si uniscno le foglioline di origano, il pomodoro ridotto in piccola dadolata una “zestata” di scorza di limone e di lime, un filo di extravergine di gusto discreto, e il gioco è fatto…

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6 comments giugno 4th, 2010

Muffin al cioccolato Yaoia e confettura di sambuco

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Buoni, soffici, arricchiti di gusto dai pezzetti di cioccolato che quando incontrano il palato danno uno sprint in più. Ho usato quello nicaraguense molto pregiato : Yaoia, del grande cioccolataio piemontese Silvio Bessone. Il profumo è intenso quasi prorompente, passa anche attraverso la confezione. Al gusto emerge subito fragoroso un bouquet floreale ammaliante, arricchito da sinuosi sentori di spezie e cannella. In ultimo una dolcezza piena ammanta il palato lasciando ricordi di miele e zucchero di canna. Insomma uno schianto.

Ho servito questi deliziosi muffin con un’ottima confettura di sambuco, quella della Locanda La Posta.

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A questo punto vorrete la ricetta… e invece non la trovo più !!!
L’avevo vista su un blog tanto tempo fa (quale ? mah !) e me l’ero stampata. Poi finalmente l’ho  provata, con soddisfazione, usando il fondente Yaoia e abbinandoci la confettura di sambuco. Perfetto. E poi me la sono persa. Incorreggibile, lo so :-).

6 comments maggio 25th, 2010

Torchietti fave e pecorino con gazpacho di peperone

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Questa pasta all’uovo corta l’ho selezionata da poco per il nostro GustoShop (qui tutte le nostre paste), perchè provandola l’ho trovata davvero perfetta per amalgamarsi con il condimento, grazie alla trafilatura al bronzo che le dona una ruvidezza evidente all’occhio, che promette grandi cose in cottura. Promette e mantiene. E poi la pasta è di bella consistenza (i pastai di Campofilone sanno il fatto loro, c’è poco da fare) e in generale trovo che i formati corti abbiamo una bellezza tutta loro.

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La ricetta è facile, nata con quello che c’era in casa, ossia :

- 250 g. di torchietti all’uovo “L’ Antica Pasta” di Campofilone
- olio extravergine
- 1 spicchio d’aglio
- una quindicina di pomodorini ciliegini
- un paio di fettine di guanciale di Maremma
- canestrato foggiano
- 1/2 Kg di fave
- 1 peperone rosso
-un ciuffetto di foglie di basilico
-una manciata di foglie di dragoncello

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L’intento era quello di creare un primo piatto che celebrasse uno dei binomi primaverili più azzeccati (fave e pecorino), con uno “zigghetto” di gusto diverso, più fresco e profumato, ecco allora che le erbe aromatiche del balcone mi sono venute in soccorso e il peperone avanzato dalla “padellaccia” del giorno precedente è risultato risolutivo… vediamo come.

Per prima cosa ho avviato un semplice sughetto di pomodorini, scaldando lo spicchio d’aglio spellato nell’evo e poi aggiungendo i pomodorini tagliati in quattro. Un pizzichino di sale e a fine cottura ho aggiunto un trito di foglie di dragoncello a regalare ulteriore profumo.

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Nel frattempo ho voluto creare una purea di fave che desse corpo al piatto, legando gli ingredienti e amalgamando la pasta al meglio. Quindi ho sbucciato le fave, le ho lessate in acqua bollente e leggermente salata e poi le ho sbucciate. Ne ho conservate  da parte la metà e il resto l’ho frullate aggiungendo le foglie di basilico e abbondante extravergine fino a raggiungere la consistenza cremosa che volevo.

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Ho portato a bollore dell’acqua salata e ho buttato giù la pasta. Intanto in un padellino antiaderente ho messo a sfrigoalre il guanciale tagliato a triangolini, senza olio, fino a renderlo un po’ croccante.Poi ho lavato e pulito il peperone tagliandolo a pezzi e col minipimer e un po’ di evo l’ho fullato a crudo ottenendo un composto spumoso, dal gusto verde eppure dolce.

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Ho scolato la pasta e l’ho amalgamata al sughetto di pomodorini aggiungendo le fave intere che avevo messo da parte e il guanciale.

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Nel piatto ho spennellato sul fondo la crema di fave e sopra ho disposto la pasta. Qualche scaglia di canestrato foggiano, un pecorino di classe, ottenuto dal latte di pecore che crescono allo stato brado, che gli dà un gusto intenso.

Poi ho messo il gazpacho di peperone a lato della pasta e sopra c’ho adagiato una fava sbucciata. Dà colore, ma anche una virata di gusto improvvisa e repentina, tuttavia in armonia col tutto.

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Tutto qua. Semplice ma gustoso.

Bon Appetit !

5 comments maggio 16th, 2010

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