
Quando avanzano due patate e una carota cotte al vapore e la bietola in padella con i pomodorini…be’ può venire fuori un “tortino” gustosetto, senza pretese, ma che ci siamo spazzolati via senza colpo ferire !
Ho schiacciato le patate cotte al vapore con la forchetta, ancora tiepide e ho aggiunto del montasio grattugiato e un macinata di pepe. Poi ho appoggiato il coppapasta sul piatto e c’ho sistemato dentro il composto di patate, che farà da base al tortino.


Sopra poi c’ho messo la bietola cotta in padella (2 spicchi d’aglio, pomodorini spaccati in due, lasciato andare 5 minuti, poi aggiunto le foglie di bietola pescandole dalla vaschetta dove le ho lavate, senza asciugarle, cotto 10-15 min scoperto).

Qui il re dei formaggi friulani, il montasio, ci sta alla perfezione, ho pensato, ricordandomi della bietola alla Siciliana di mia zia (in padella con i pomodorini e a fuoco spento il parmigiano reggiano a scaglie). Qualche scaglietta di montasio, le rondelle di carota intorno alla base di patate, il sughetto della bietola tutto intorno e il gioco è fatto. Semplice, carino a vedersi e…decisamente saporito in bocca !

febbraio 27th, 2010

Vi presento gli eroi di un pomeriggio bellissimo passato a impastare, infornare e mangiare con la mia piccola “assistente creativa” : Dumbo, il pesciolino Flounder, Bianconiglio e l’Oca faccibianca del popolo migratore. Le favole e le storie si sono intrecciate in acrobazie rocambolesche fino a creare un nuovo unico incredibile racconto, con la partecipazione di altri personaggi nati lì per lì, come la coccinella curiosa, i fiori senza radici, ecc ecc . Magari un giorno di questi lo metto giù su carta…


I protagonisti della ricetta invece son osolo tre: la pasta frolla (qui la ricetta), il cioccolato Scavina (60%) del “cioccolataio magico” Bessone, ottenuto da un cacao trinitario che arriva da Bahia, con il suo gusto aromatico, e il suo affascinante carattere ribelle. E, infine, il sale affumicato Danese che ha dato un tocco originale e sferzante ai biscotti. Quelli più piccoli li ho accoppiati con un velo di confettura di mele allo zenzero nel mezzo e poi li ho intinti nel cioccolato lasciato fondere nella cioccolatiera (oppure a bagnomaria) con un goccino di latte. Tutto qua. Basta poco per avere uno spuntino, una colazione o una merenda sana, nutriente e golosa…altro che “merendini” !!!

febbraio 21st, 2010

Tanto per sgranchirsi un po’, domenica scorsa pasta all’uovo. Sì !
Metto un po’ di farina a fontana, nel mezzo un paio di tuorli e un uovo intero, li sbatto con la forchetta e aggiungo un pizzico di sale. Pian piano incorporo la farina. Non mi regolo a peso, vado a occhio, avendo cura di tirarla dentro per gradi, quanta ce ne vuole per lasciare però la pasta abbastanza morbida che lavorarla è un piacere, perchè tutto mi può andare in questi giorni che faticare senza motivo :-) .

Il condimento, semplice e leggero, solo un soffritto di extravergine e crema di aglio rosso di Proceno in cui ho calato giù i pomodorini tagliati in due. Pizzichino di sale e alla fine santoreggia fresca a profumare il piatto.
Mi piace vederla andare a tavola di corsa, sale sulla seggiola come un gatto, stessa agilità, stessa scioltezza. Inforca la forchetta con sicurezza, tira su una montagna di fettuccine e si porta il groviglio alla bocca così com’è, lo aggredisce con vivace caparbietà fino ad annientarlo. Tira su ancora nastri dorati infiocchettati di rosso , gli occhi tradiscono lampi di soddisfazione e io mi beo di lei e di quella adorabile boccuccia pomodorosa… Bon Appetit !

febbraio 9th, 2010

> Mamma ma pecchè non facciano una cottata ?
> Già, why not ? Ma la voglio golosissima, questa volta
> Sììììììììììììì gologosissima !!!
Ecco le dosi e le istruzioni per una “cottata gologosissima” :
PASTA FROLLA
- 300 g. farina
- 3 tuorli
- 180 g. burro
- 100 g. zucchero a velo
- zest di limone
- zest di lime
CONDIMENTO
- 2 tavolette di fondente monorigine Santo Domingo 71%
- 1 cucchiaio di extravergine Villa d’Orri
- 1 cucchiaino di pimentos de la Vera
- qualche chicco di sale rosa dell’Himalaya
Taglio il burro ben freddo di frigo a dadini. Metto la farina sul piano di marmo e comincio a “sfarinare” il burro, passando i dadini fra le dita ben infarinate (come quando si fa il gesto dei soldi). Poi lo dispongo a fontana, setaccio sopra lo zucchero a velo, metto al centro i tre tuorli e un po’ di zest di limoe e di lime e infine inizio a impastare con la forchetta e poi con le mani toccando rapidamente con i polpastrelli, per pochi minuti fino a creare una pasta morbida. In frigo nella pellicola per mezzora a riposare.
Imburro e infarino il testo. Stendo la pasta con il mattarello, la sistemo nel testo e la faccio cuocere nel forno già caldo a 180 ° con della carta da forno e dei fagioli secchi sopra, per non farla sollevare. Sì perchè mi frulla in testa l’idea di una crostatina di cioccolato fondente, niente confetture stavolta.
Ecco, penso subito a un fondente del cioccolataio magico Silvio Bessone. Più precisamente al monorigine Santo Domingo che proviene da una varietà ibrida spontanea di Criollo e Forastero : all’inizio c’è un che di bosco, toni umidi e freschi di fiori che si aprono, poi arrivano suoni bassi di tabacco, cuoio, profumi sinuosi di vino e nocciole.
Faccio fondere nella cioccolatiera (ma basta un tegamino a bagnomaria) 2 tavolette da 100 g. l’una di cioccolato Santo Domingo spezzettate e un bicchiere di latte intero fino ad ottenere una salsa voluttuosamente densa, che verserò ancora calda sulla crostata nuda.

Lascio raffreddare (anche troppo…24 ore!!!) e condisco praticamente come un piatto di spaghetti : giro di extravergine, sale e peperoncino !
L’extravergine è il Villa d’Orri, un blend di due cultivar tipiche sarde : bosana e semidana, che in bocca risulta fruttato, con note lievi di erbe e di carciofo. Lega sorpredentemente bene con il cioccolato, aggiungendo note verdi a quelle brune e scure del fondente.
Il sale è quello rosa dell’Himalaya, a chicchi medi, che contrasta la dolcezza del cioccolato con sferzate sapide e spezza la morbidezza della crostata con un crunch di tutto rispetto.
Il pimentos de la Vera è una varietà di peperoncino tipica della regione dell’Estremadura che viene tradizionalmente affumicato con del legno di quercia. E’ l’ingrediente fondamentale del famoso chorizo, la salsiccia spagnola piccante. Regala una striatura speziata e affumicata che ben si amalgama al cioccolato e all’extravergine.
Gologosissima, vero ?

Con questa ricettina partecipo al contest di Alter gusto :

gennaio 29th, 2010



When I was younger, younger than before
I never saw the truth hanging from the door
And now I am older see it face to face
and now I am older gotta getup clean the place
And I was green, greener than the hill
where flowers grew and the sun shone still
Now I am darker than the deepest sea
Just hand me down, give me a place to be
And I was strong, strong in the sun
I thought I’d see when day was done
Now I’am weaker than the palest blue
Oh, so weak in this need for you
Nick Drake - Place to be (Pink Moon)
gennaio 27th, 2010

Ecco il mio bel detersivo home made !
Meraviglioso. Quella nuvola nera addensata sopra alla mia lavastoviglie si è finalmente dissolta. Sì perchè ormai lo guardavo proprio di traverso quel cubo malefico che sporcava di sapone-petrolio le pentole e i piatti dove mangia anche la mia piccola Marta. Insopportabile. Per non parlare poi di quello che sputa fuori e finisce nei fiumi e nel mare. Avevo provato con i detersivi biologici, sicuramente migliori ma non proprio economici e più difficili da reperire. Nooooooo, invece te lo fai a casa, il detersivo, in mezzora, senza fatica, e lavi ogni volta che vuoi senza inquinare, senza spendere troppo, senza avvelenarti e infine… senza “sporcarti” la coscienza !
Ecco qua come :
- 3 limoni non trattati
- 400 ml di acqua
- 200 g. di sale integrale
- 100 ml di aceto bianco
Tagli i limoni a rondelle e poi ancora a pezzettoni togliendo solo i semi. Frulli con un mixer insieme ad un po’ di acqua e al sale. Per evitare intasamenti del filtro della lavastoviglie, devi frullare a lungo e molto finemente il composto.
Metti il tutto in una pentola, aggiungi tutta l’acqua e l’aceto. Fai bollire per 10 minuti, girando con una frusta per evitare che si attacchi e infine frulli il tutto con il minipimer per rendere ancora più fluido il detersivo.
Quando il composto si sarà addensato e raffreddato è pronto. Io c’ho riempito un dispenser da 500 ml : mi ci lavo le mani sul lavandino di cucina, ci lavo i piatti a mano quando serve (ma con acqua molto calda altrimenti rimangono un po’ scivolosi) e in lavastoviglie con il ciclo normale.
Ma che soddisfazione…

gennaio 22nd, 2010

Eccoli qua (in rigoroso ordine di apparizione) i grandi attori di questa piece che mi ha deliziosamente intrattenuta in una domenica di sole e freddo pungente :
x 3 persone:
- 200 g. di fagioli tabacchini del Parco della Val d’Agri in Lucania
- aglio, salvia, rosmarino, sale grosso, extravergine
- mezzo peperoncino secco piccante
- qualche grappolo di pomodorini ciliegini
- 250 g. di pappardelle di Campofilone
- 100 g. di guanciale tradizionale di Barbagia affettato sottilmente
- 100 g. di pecorino dei Monti Sibillini
Quando ho assaggiato le diverse varietà di fagioli del parco della Val d’Agri, in Lucania, li ho trovati davvero superbi: i ciutoi, i verdolini, i tabacchini, riso bianco, ognuno con la sua forma e il suo colore. Questi tabacchini dalla buccia fina e la polpa compatta ma cremosa, necessitano di un buon ammollo, io consiglierei anche 15/18 ore. Li ho lessati in acqua salata con due spicchi di aglio interi, salvia e rosmarino. A fine cottura li ho frullati con il minipimer aggiungendo dell’acqua di cottura e un filo d’olio. Aggiustato di sale. Pronti.
I pomodorini ciliegini li ho lavati e poi tuffati nell’acqua in bollore, dieci secondi, scolati e tuffati nell’acqua gelida. Così li ho spellati facilmente, poi tagliati in quattro e calati in un soffritto di extravergine, due spicchi d’aglio e peproncino. Salati appena appena. Lasciati andare 10 / 15 minuti a fuoco allegro ma non troppo.
Il guanciale tradizionale di Barbagia viene prodotto a Desulo, un paesino di montagna arroccato su un costone del Gennargentu, gode durante la sua stagionatura dell’aria salubre ricca dei sentori balsamici dei boschi intorno e il gusto certamente ci guadagna assai. Dei salumi Rovajo vi ho già parlato qua, ricordate ? L’ho tagliato a listarelle sottili e poi messo a sfrigolare in una padellina calda senza niente. Tolto dopo 10 secondi, appena il grasso diventa traslucido.

Nel frattempo ho lessato nell’acqua salata le pappardelle di Campofilone (vi ho già ammorbato abbastanza con la pasta di Campofilone, lo so…), le ho poi scolate e adagiate sul sugo di pomodorini insieme al guanciale. Gran rimestata sul fuoco, ad amalgamare il tutto. Pronti per impiattare.
Metto un coppino di crema di fagioli al centro del piatto e la spando a cerchio. Sopra ci adagio un nido di pappardelle (mi sono aiutata con un coppapasta), spolvero di pecorino del parco nazionale dei Monti Sibillini - un formaggio artigianale tratto da latte di pecora Sopravvissana (razza autoctona che lotta per la sopravvivenza) aromatizzato con erbe selvatiche (timo serpillo, germogli di rovo, maggiorana, ecc) e caglio naturale, insomma un vero bendidio.
A tavola in men che non si dica che se si fredda è peccato mortale…

gennaio 18th, 2010

Scusate per le foto, un po’ bruciacchiate, un po sbiadite, un po’ mal bilanciate, insomma una mezza schifezza, però con questo tempo è davvero difficile fare uno scatto decente di “foodografia”.

Questi gigli sono davvero incredibili, per le forme bellissime, irregolari, artistiche. Sono opera dei pastai di Campofilone, veri e propri maestri quando si parla di pasta all’uovo. Li ho ripassati in padella con il guanciale di Barbagia rosolato precedentemente solo qualche secondo. Poi per impiattare ho piazzato prima un mestolino di crema di cavolo romanesco e poi sopra ci ho buttato una manciatina di pepe della foresta di Mascareignes, una vera rivelazione, profumato e fortemente aromatico, questo pepe che viene dall’isola di Mauritius mi ha conquistato subito…e con quei piccioli piccini è anche bello a vedersi !

Le dosi ?
O mamma mia, dunque, così, a occhio, potrei dire che per 2 persone ci vogliono :
1 cavolfiore romanesco
2 cucchiaini di crema di scalogno
diversi cucchiai di extravergine
4 fettine sottili di guanciale di Barbagia
una manciatina di pepe della foresta di Mascareignes
Per la purea di cavolfiore : si sbollentano le cimette del cavolfiore lavate in acqua salata in ebollizione per circa 5 minuti, poi si adagiano in un soffritto di extravergine e crema di scalogno. Si lascia rosolare e poi si allunga di tanto in tanto con l’acqua dove lo abbiamo lessato, fino a cottura. Si frulla il tutto fino ad ottenere una purea morbida e vellutata.
Buon appetito & Buon anno !!!
gennaio 8th, 2010

Non ho ricette particolari di cui voglio parlare o menù o aneddoti, storie, o diosolosacosa, proprio niente da dire, solo…
AUGURI !
dicembre 24th, 2009
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